Sardegna


La Sardegna è una regione dell’Italia Centrale, ampia oltre 24.000 kmq, comprende 377 Comuni suddivisi nelle province di Cagliari, Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia Tempio e Sassari.

Geografia

Turismo

Gastronomìa

Storia

Geografia

Situata in centro del Mediterraneo, il territorio abbonda geologicamente di terreni antichi, ed il suo rilievo è parte integrante del Massiccio Sardo-Corso, formato in gran parte da graniti arcaici e scisti.
A Sud Est dell’Iglesiente si trova il Sulcis, formato da scisti del
Siluriano e da calcari eocenici con depositi di lignite.
Questa zona è separata dal resto dell’Isola dalla depressione del Campidano, che si allunga da Cagliari ad Oristano.
Ad Est l’Isola è delimitata dai rilievi del Gerrei e del Sarabus, ambedue di circa 1.000 metri di altezza.
Più a Nord, le regioni elevate del Sarcidano e della Barbagia fungono da passaggio al Massiccio del Gennargentu, il più elevato dell’Isola con Punta La Marmora di 1.834 metri.
La parte più settentrionale del territorio è dominata dal Massiccio dei Monti Limbara.
Nei rilievi tabulari sono rimaste tracce del vulcanismo particolarmente attivo nel Miocene, rilievi tabulari denominati localmente giare, come quelle di Gesturi e Serri.
I corsi d’acqua hanno regimi particolarmente irregolari, per via della scarsità di terreni permeabili e delle piogge concentrate in brevi periodi.
I maggiori fiumi sono il Flumendosa, che scende dal Gennargentu, il Tirso, le cui sorgenti sono collocate sull’altopiano di Buddusò, ed il fiume Coghinas che sorge dal gruppo della Limbara.
Questi tre fiumi sono stati regolarizzati con sbarramenti che hanno dato origine a grandi laghi, il bacino del Flumendosa, il lago del Coghinas ed Omodeo, ampiamente utilizzati per l’irrigazione e la produzione di energia elettrica.
I laghi naturali invece sono quelli costieri, a Cagliari, Cabras, Santa Giusta, Tortolì, destinati parzialmente ad allevamento di pesce e saline.
Le coste sviluppano circa 1.400 km, sono articolate, con la presenza di buoni porti.
Lo sviluppo crescente dell’industria legata al turismo ha favorito il flusso della popolazione anche verso il mare, tempo addietro la popolazione era più concentrata nell’entroterra.
Data la sua abbondanza di terreni molto antichi, la Sardegna, con la Toscana, è una delle regioni italiane di maggior produzione mineraria, ricordiamo la lignite del Sulcis quale combustibile fossile.
Nell’Iglesiente forte la presenza di minerali quali zinco, piombo, antimonio, in buona quantità tale da conservare per lungo periodo un monopolio, anche se l’attività estrattiva sta incontrando oggi un periodo di forte crisi.
L’industria del turismo sta però offrendo una sorta di alternativa per la regione.
La gran parte del terreno agrario è occupata da pascoli, dove la produzione di foraggio è assai povera, permette però l’allevamento ovino e caprino, pastorizia che è alimentata da un’industria casearia importante.
Ortaggi, frutta, verdura, ulivi, viti, rappresentao un’altra importante fonte per l’economia del territorio, e la pesca è un’attività che i Sardi praticano grazie alla buona pescosità del mare intorno all’Isola.
Imponenti gli stabilimenti petrolchimici e le raffinerie per la lavorazione del greggio, attualmente collocate tra le maggiori d’Europa.

Turismo

Senza ombra di dubbio il territorio della Sardegna è capace di offrire turismo di elevata qualità, meta turistica ambita non solo a livello nazionale, l’industria del tursimo riesce a dare manforte all’economia locale.
Il
Parco del Gennargentu è sicuro uno dei patrimoni naturalistici che vale la pena di visitare, si estende dalle vette del monte omonimo alle acque limpide e cristalline del Golfo di Orosei.
Oltre al già citato Punta La Marmora, vetta più alta del territorio, sul monte si trovano il Bruncu Spina e Punta Paulinu, inferiori solo di pochi metri alla vetta maggiore.
Da questo splendido panorama si possono osservare tutte le coste della Sardegna, si gode della presenza di pendii e boschi, da citare il Supramonte, uno dei luoghi in assoluto più belli e ricchi di vegetazione, poi le gole del Su Gorropu, le grotte di Su Palu, Su Sterru, Golgo, Codula di Luna.
Il Golfo di Orosei ospita alcune delle spiagge in assoluto più belle del Mediterraneo, oltre la bellezza della costa in sé, Cala di Luna, Cala Fuili, Cala Sisinne.
Per quanto riguarda le località balneari davvero la Sardegna non è seconda a nessuno, ricordiamo le belle località di Arzachena, Cabras, La Maddalena, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Stintino, Siniscola, Villasimius, Porto Cervo, Porto Rotondo, per citarne alcune.
Paesaggi incontaminati, clima mite, purezza delle acque del mare, oltre che l’interesse archeologico e storico di molteplici località, non sono che alcuni punti di forza per il turismo offerto dalla regione.
La riscoperta del territorio è stata una delle carte vincenti per quanto riguarda l’offerta proposta dal turismo, non solo spiagge bellissime e mare limpido, ma escursioni guidate volte alla meraviglia di quello che risulta essere, a tutti gli effetti, un patrimonio naturalistico nazionale senza eguali.
Un territorio prezioso che non deve essere citato solo come meta di vacanza di personaggi più o meno conosciuti, ma bensì da scoprire, esplorare, conoscere, una terra dalle tradizioni antiche capace di andare ben oltre le spiagge ed il mare, comunque sempre stupendi.

Gastronomì

La gastronomia della Sardegna, oltre che essere costruita sulla semplicità di ingredienti basilari di tradizione contadina e pastorizia, gode della presenza del mare, quindi anche la tradizione culinaria marinara, specialmente sulle coste, non ha di che invidiare ad alcuno.
L’entroterra è capace di regalare piatti di carne davvero prelibati, molto apprezzata la carne di cinghiale, salsicce, prosciutti, accompagnata da funghi, olive.
Il pane e la pasta fatti in casa, citiamo il pane casarau, i malloreddus, ottimi gnocchetti, l’ottima e rinomata produzione di formaggi, e poi la preparazione di ricette di pesce davvero ottime.
Una delle specialità di Alghero risulta essere l’aragosta, cucinata in insalata, al forno, alla griglia, o preparata per sughi e condimenti che vanno abbinati agli spaghetti, od ai maccarones.
Nella zona di Oristano è possibile degustare la merca, un pesce conservato in erbe palusti, tipico piatto della zona.
In altre località troviamo, come sopra citato, anche piatti più legati alla pastorizia, paste, zuppe, ravioli.
Favolosi gli spaghetti alla bottarga, il porceddu allo spiedo, il cappone con patate.
Gli antipasti a base di frutti di mare, ancora di bottarga, olive in salamoia, oppure a scabecciu: incise, poi messe in salamoia per un periodo di tempo prestabilito (3 giorni circa), scottate in acqua e aceto e messe poi ad essiccare al sole, poi soffritte, messe sott’olio con aglio per circa un mese, e pronte così per essere degustate.
Secondo le località si trova il pane lavorato in diverse maniere: il cifraxiu del Campidano, il coccoi, costeddas, ma anche la pasta, fregola, malloreddus, panadas, queste ultime tortine farcite con ripieno che cambia secondo la zona.
Il pistoccu, pane originario dell’Ogliastra, ancora le spianadas nel nuorese.
Il pecorino sardo, la ricotta, la peretta, alcuni tipici formaggi sardi.
Inoltre, la pasticceria tradizionale risulta molto variegata, capace di proporre dolci per ogni evento, dal fine pasto alla ricorrenza.
Il Cannonau, il Vermentino ed il Torbato sono tre dei vini tipici più conosciuti.

Storia

In Sardegna non sono state ancora reperite testimonianze certe riguardo il Paleolitico, notevoli presenze invece della presenza umana nel Neolitico ed Eneolitico, ai quali appartengono i giacimenti delle caverne di Cagliari, e del territorio di Iglesias, resti di gruppi di abitazioni dislocati in diverse zone, poi caverne artificiali, molto numerose, divise in piccoli complessi.
Rilevanti sono quelle del sepolcreto di Anghelu Ruju presso Alghero.
La civiltà nuragica si diffuse in Sardegna durante l’Età del Bronzo, i nuraghi, edifici megalitici, servivano come abitazione e fortificazione, notevoli quelli tra Sassari ed Oristano.
Tumbas de los gigantes, o domus de janas, sono le necropoli dolmeniche, così denominate, appartenenti allo stesso periodo.
Molto diffusi i templi disposti a pozzo, oppure a cella rettangolare, dislocati sulle cime dei monti.
Sulla popolazione indigena dei Sardi cominciarono a sovrapporsi, dapprima popolazioni di provenienza fenicia, che intorno al VI secolo a.C. occuparono la fascia costiera.
I Fenici, soprattutto i Cartaginesi, si opposero con forza ai tentativi di insediamento coloniale da parte dei Greci di Focea, ai quali riuscì solamente di fondare Olbia prima della sconfitta subita nel 535 ad Alalia, che annullò le loro mire espansionistiche.
Nonostante qualche tentativo di ribellione interna da parte di popolazioni indigene, la Sardegna rimase per diversi secoli nelle mani dei coloni Fenici, che insediarono in Calaris, Nora, Tharros, Bosa ed Olbia i loro centri più importanti.
Quando ebbe luogo il conflitto tra Roma e Cartagine, importanti operazioni navali si verificarono nelle acque dell’Isola, e poco dopo la fine della prima guerra punica, che mise fine al dominio cartaginese in
Sicilia, anche la Sardegna passò ai Romani, ed insieme alla Corsica formò una delle province dell’Impero.
Con il crollo dell’Impero di Occidente si aprì un periodo di decadenza, occupata per quasi un secolo dai Vandali fu ripresa dai Bizantini che la controllarono a lungo, e durante i secoli VIII e X imperversarono scorrerie da parte dei Saraceni.
Fu proprio la necessità di difendere il territorio che portò alla costituzione dei giudicati, ovvero quattro distinte aree geografiche sottoposte allo iudex: Cagliari, Arborea, Logudoro, Gallura.
Nei secoli a venire si estese sulla Sardegna l’influenza di Pisa, che svolse una politica di tutela al fianco della Chiesa.
La disfatta di Meloria nel 1284 segnò un duro colpo al predominio pisano, e la successiva pace nel 1288 consegnò ai Genovesi gran parte del territorio.
Da Papa Bonifacio VIII, Giacomo D’Aragona ebbe l’investitura sull’Isola, e pochi anni dopo gli Aragonesi se ne impadronirono completamente.
Vigorose ribellioni delle popolazioni indigene si manifestarono a più riprese.
All’epoca della guerra di successione spagnola prevalse nell’Isola il partito filo-austriaco, e con il trattato di Utecht del 1713 la Sardegna venne assegnata all’Austria.
In seguito all’iniziativa del Cardinale Alberoni, l’Isola passò a Vittorio Amedeo II di Savoia, durante il suo regno, ed in particolar modo di quello di suo figlio Carlo Emanuele III, fu avviata una politica di riforma per limitare il potere clericale e favorire lo sviluppo economico.
L’affermarsi della conquista napoleonica sul continente creò diverse ripercussioni, che diedero vita ad insurrezioni antifeudali, non prive di fermenti antigiacobini, Gian Maria D’Angioj fu a capo del Movimento.
Nel 1835 Carlo Alberto abolì il feudalesimo, da allora la Sardegna, legata alla dinastia sabauda ha condiviso le sorti del Piemonte e poi dell’Italia.
Lo statuto speciale del 1948, sancito dalla costituzione italiana, garantisce alla Sardegna ampia autonomia amministrativa e culturale.

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