L’Emilia Romagna è una regione dell’Italia settentrionale, delimitata dal fiume Po, dal Mar Adriatico e dal crinale dell’Appennino che la divide dalla Toscana.
Geografia
Turismo
Gastronomìa
Storia
Geografia
Dai suoi confini sono escluse alcune valli che appartengono alle Marche ed alla Toscana, la Repubblica di San Marino, e la parte meridionale del Po.
A nord confina con il Veneto e la Lombardia, ad ovest con Piemonte e Liguria.
Comprende le province di Bologna (capoluogo), Ferrara, Forlì Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emila e Rimini, province che fanno capo a 341 Comuni.
Quasi metà del territorio è montuoso, la dorsale dell’Appennino è costituita da tronchi montuosi, e l’erosione fluviale forma valli approssimativamente parallele in direzione Ovest ed Est, mentre lo spartiacque di displuvio si sposta in una e nell’altra catena.
Le cime più alte sono rappresentate dai Monti Penice, Lesina, Ragola, Alpe di Succiso, Susa, Corno alle Scale, Cimone ed il Fumaiolo dove nasce il Tevere.
I principali passi sono quelli di Cisa, Cerreto, Abetone.
La dorsale dell’Appennino frangia la Pianura Padana con una serie di calanchi, ovvero zone dalla tipica e caratteristica morfologia del terreno.
L’idrografia è costituita da fiumi di carattere torrentizio, di cui alcuni tributari del Po: Trebbia, Nure, Taro, Parma, Enza, Secchia, Panaro.
Altri fiumi con foce nell’Adriatico, Po di Volano, Reno, Lamone, Rubicone, od ancora da stagni e lagune sul litorale, come le Valli di Comacchio.
Il clima è subcontinentale, più mite in prossimità del mare, capace comunque di inverni rigidi, estati calde ed asciutte, frequenti le nebbie nelle stagioni più fredde.
Sul territorio montano sono presenti boschi e pascoli permanenti, le zone collinari sono coltivate con viti, orti e frutteti, mentre nella pianura una progredita agricoltura costituisce la base economica della regione.
Ben nota e conosciuta la pesca nell’Adriatico ed altrettanto famose sono le anguille delle Valli di Comacchio.
Dalle risorse agricole prendono vita numerose industrie, saccarifere, conserviere, molitorie, l’allevamento di bovini e suini è basilare per le aziende di formaggi ed insaccati, tra i più apprezzati sul territorio nazionale.
Turismo
Formata da due regioni geograficamente e storicamente distinte, l’Emilia Romagna fa del turismo una delle principali risorse della regione.
Il Parco del Delta del Po, che a pieno titolo è entrato a far parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, copre la più ampia estensione di zone umide protette presenti su tutto il territorio nazionale, intrinseco patrimonio ecologico ed ambientale che racchiude in sé fauna e flora che a loro volta ospitano centinaia di specie differenti.
Tutte specie fortemente legate prettamente alle relative zone di habitat, che si esprimono con forme ed adattamenti diversi in base alle specifiche caratteristiche ambientali.
Tra i Borghi ed i Castelli della provincia di Parma troviamo il Palazzo di Colorno, le cui prime costruzioni risalgono al secolo XIII, poi la Rocca di San Secondo, forte testimoninanza storica del Casato dei Rossi, il Borgo e Rocca di Fontanellato, il Castello di Soragna.
L’Emilia Romagna, ben nota per il suo turismo balneare e le discoteche, è capace di offrire al turista contemporaneamente arte, storia, cultura, sagre popolari, eventi legati alla gastronomia, che sul territorio è ben radicata e fonte di apprezzamento non solo a livello nazionale.
Le zone archeologiche di Reggio Emilia, di Budrio, Bologna e la sua ricca storia, Ferrara con i suoi sei Lidi, Rimini e Riccione non sono solo che alcune tra le località che meritano di essere accuratamente visitate.
I famosi Musei presenti in ciascuna città sono ulteriore testimonianza dell’importanza storica, culturale ed artistica della regione, in cui il turista può trovare ciò che cerca spaziando dal divertimento più puro e distensivo a quello più di ricerca e conoscenza.
Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (Ravenna), la Mostra Permanente sull’Età del Bronzo a Poviglio (Reggio Emilia), il Museo Comunale di Rimini, i Musei di Palazzo Farnese (Piacenza), il Museo Civico Archeologico Etnologico (Modena), altro Museo Archeologico a Forlì, il Museo delle Valli di Argenta (Ferrara), il Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (Bologna): ecco che l’Emilia Romagna è capace di offrire storia dell’arte, patrimonio culturale, testimonianze di conoscenza.
Sebbene il turismo nella Regione sia forse più conosciuto per quello balneare, quindi in prevalenza estivo ed improntato al divertimento, il territorio è capace di soddisfare anche il palato del turista più attento.
La bellezza suggestiva dei paesaggi offerti dal territorio, la presenza del mare, quella dell’Appennino, fanno dell’Emilia Romagna una delle regioni d’Italia più complete per quanto concerne la scelta del turismo che è capace di donare ai suoi ospiti.
Gastronomì
La gastronomia dell’Emila Romagna è forte della vasta offerta legata al territorio: la pesca nell’Adriatico, le anguille di Comacchio, l’allevamento di suini che producono un prodotto conosciuto nel mondo come il Prosciutto Crudo, l’allevamento bovino che produce latte da cui si ricava il prezioso Parmigiano Reggiano, la coltivazione del frumento che ha reso i tipi di pasta della regione famosi nel mondo, pensiamo ai celeberrimi tortellini.
Tanto per cambiare, e con estremo piacere tutto italiano, possiamo tranquillamente affermare che la gastronomia offerta dall’Emilia Romagna non può che contribuire a consolidare nel rendere la cucina italiana famosza, ambita, apprezzata nel mondo intero.
La fine tradizione culinaria, le antiche ricette tramandate da secoli, i metodi di produzione e lavorazione relativi a carni e formaggi, non sono altro che sapiente testimonianza di chi il cibo lo sa produrre per davvero.
Dalle tagliatelle ai cappelletti, gli anolini e le lasagne, il risotto ed i tortelli, solo per citare lacuni tra i primi piatti più conosciuti.
Che dire poi delle specialità legate ai secondi piatti: stufato al latte, stracotto, di asino, zampone di maiale con le lenticchie, la faraona, lo storione, il coniglio, la porchetta, le già citate anguille.
La radicata presenza della tradizione contadina ha attribuito all’agricoltura una delle più apprezzate per qualità del prodotto che ne scaturisce, ripetiamo: prodotti come il Prosciutto Crudo od il Parmigiano non si possono produrre con materie prime qualsiasi.
Al contrario, è necessario esercitare una forte selezione per poter produrre quanto di meglio la regione sa offrire.
Ovviamente, tutto l’ottimo cibo, senza naturalmente dimenticare quello prelibato offerto dal mare, dalla forte tradizione della pesca e delle specialità dei piatti di pesce, il vino non può che coronare ed accompagnare un ottimo pasto, che è la regola, in Emilia Romagna.
Lambrusco, Sangiovese, Cagnina, Trebbiano: ecco alcuni tra i nomi dei vini più apprezzati e conosciuti, i cui vigneti ed uve vengono largamente utilizzate anche per creare altri vini.
Vitigni di uva bianca, rossa e nera, non fanno che arricchire e decretare la gastronomia dell’Emilia Romagna quanto di meglio il turista possa trovare nel territorio.
Storia
Nell’Emilia le civiltà agricole (IV millennio a.C.) sono documentate con le culture di Chiozza di Scandiano e del Pescale, presso tali civiltà fu in uso la ceramica e la pietra levigata.
Alla civiltà dei metalli si passò molto lentamente, ed il Cuprolitico (dal 2.000 a.C.) è noto grazie ai corredi dei sepolcri del Bosco di Malta nel Bolognese, di Cumarola e della cultura di Remedello.
La cultura terramaricola, dal XV secolo a.C. in avanti, vide il bronzo molto diffuso nella regione emiliana.
Tale periodo storico era caratterizzato dalla presenza di capanne circondate da un argine di pali, oppure innalzate su di un tavolato ligneo poggiato su di una sorta di gabbia realizzata con pali.
Queste costruzioni furono così realizzate per la particolare morfologia del terreno della Pianura Padana, dove le inondazioni erano frequenti.
Gli abitanti di queste zone, i terramaricoli, erano pescatori, allevatori e metallurgi.
Il nome Aemilia, che stava ad indicare l’VIII regione d’Ialia al tempo di Augusto, derivava dall’omonima via che attraversa il territorio.
Nel secolo IV d.C. la regione formò, insieme alla Liguria, una provincia consolare, i cui centri principali erano Aeriminum, Caesena, Forum Popilii, Forum Livii, Bononia, Mutina, Regium Lepidum, Parma e Ravenna.
Longobardi e Bizantini invasero il territorio, furono proprio i primi, nel VI secolo a causare molte rovine nel territorio della regione distruggendo le città, che impiegarono due secoli circa per risorgere.
La creazione di Monasteri Benedettini come quelli di Bobbio e Nonantola, nonché l’affacciarsi in tale periodo storico di famiglie importanti come i Supponidi, sono testimonianza di questa ripresa.
Nuova ripresa da collocarsi sullo sfondo della lotta relativa alle investiture, ed alla propensione filo-imperiale si contrappose la nascita di un Comune in diverse città nella prima metà del secolo XII.
Nonostante ciò i nuovi Comuni vennero guadagnati dai Ghibellini e tornarono quindi utili alla politica imperiale.
Fu in questo clima che avvenne l’affermazione degli Estensi a Ferrara.
Parma ruppe quest regola nel 1247 provocando la caduta di Federico II di Svevia, ed in seguito la vittoria di Carlo D’Angiò nel 1266 segnò il trionfo dei Guelfi anche in Emilia, e venne ribadita l’affermazione degli Estensi.
Derivò un processo che impedì l’unificazione signorile del territorio, successivamente gli Estensi dovettero dividere con i Visconti (signori dell’intera Lombardia) il territorio dell’Emilia, mantenendo per essi solo Modena e Reggio.
Durante il periodo Napoleonico l’Emilia venne unita alla Repubblica Cispadana nel 1796 ed alla Repubblica Cisalpina l’anno successivo, poi, al Regno d’Italia.
Il Congresso di Vienna stabilì che il territorio dovesse tornare sotto il controllo di Parma e Piacenza, nel 1831 Modena, Parma e la Romagna insorsero, nel 1848 Bologna ed i ducati, concordarono l’annessione col Piemonte, ma dopo la sconfitta di questi, gli austriaci ristabilirono il dominio con i vecchi sovrani.
Nel 1859-60 questi vennero cacciati e Luigi Carlo Farini venne nominato dittatore della regione che venne ammessa al Regno d’italia.
La Romagna venne compresa nell’VIII regione d’Italia con Augusto, e con Diocleziano entrò a far parte del distretto Aemilia et Liguria.
Venne occupata da Odoacre e dai Goti, in seguito dai Bizantini, poi dai Longobardi, proprio a questi si deve il nome di Romania.
Nel 1278 Rodolfo d’Asburgo riconobbe le pretese papali sul territorio, questo provocò una ulteriore ingerenza della Santa Sede nella vita dei vari Comuni, che si ribellarono alle decisioni pontificie.
Nonostante l’instaurazione delle signorìe, la regione continuò un processo storico molto agitato, continuo oggetto di mire di conquista da parte di Milano, Firenze e Venezia.
La Santa Sede prese nuovamente il controllo della situazione con l’insediamento di Riario ad Imola e Forlì, creando uno stato nella regione per opera di Cesare Borgia.
Soltanto Giulio II riuscì, per breve tempo, nell’intento di sottomettere la Romagna, nonostante le lotte tra fazioni popolari e nobiliari non cessarono mai.
L’occupazione degli austriaci fece perdere definitivamente la Romagna dal controllo della Santa Sede, il governo pontificio tornò tuttavia dopo la caduta di Napoleone, dividendo la regione nelle legazioni di Romagna, Bologna e Ferrara.
Una nuova insurrezione nel 1831 portò alla costituzione delle province italiane, tumulti e conquiste continuarono fino al 1860 anno in cui la Romagna venne annessa al Regno d’Italia.
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