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	<title>Guida all&#039;acquisto &#187; Oggettistica</title>
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		<title>Bicchiere</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 16:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bicchiere è l&#8217;apposito contenitore destinato ad ospitare le bevande che servono a colmare la nostra sete e provvedere al fabbisogno quotidiano di liquidi ed alla degustazione di diverse bevande. Il bicchiere realizzato in vetro è certamente più corretto dal punto di vista igienico per un uso quotidiano. &#9830; Cenni storici &#9830; Produzione e lavorazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il bicchiere è l&#8217;apposito contenitore destinato ad ospitare le bevande che servono a colmare la nostra sete e provvedere al fabbisogno quotidiano di liquidi ed alla degustazione di diverse bevande. Il bicchiere realizzato in vetro è certamente più corretto dal punto di vista igienico per un uso quotidiano.
</p>
<p><span id="more-1081"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#produzione_e_lavorazione">Produzione e lavorazione</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#tipologie">Tipologie di bicchieri</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Probabilmente è dal quarto secolo avanti Cristo che iniziarono a fare la comparsa delle <em>coppe</em>, calici destinati a contenere le bevande per essere utilizzati nei momenti conviviali, contenitori di forma conica, oppure semi-sferici realizzati in vetro oppure in terracotta, su cui talvolta spiccavano ornamenti come decorazioni, incisioni, fili di metallo prezioso (come <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/oro.html" title="Oro"><strong>oro</strong></a> e argento, od ancora <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/platino.html" title="Platino"><strong>platino</strong></a>) a tal punto da proporre realizzazioni potevano essere considerate come veri e propri <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/gioielli.html" title="Gioielli"><strong>gioielli</strong></a> per l&#8217;alto valore dei materiali impiegati nella costruzione e per la capacità dei maestri artigiani che eseguivano tali realizzazioni.</p>
<p>Questo ovviamente per quanto riguarda i bicchieri realizzati in proposito dall&#8217;uomo; infatti non è da escludere, anzi credo sia proprio logico supporre, che l&#8217;uomo abbia utilizzato per bere recipienti che la natura offriva: come le conchiglie ad esempio, oppure gusci di frutti (esempio: cocco) cui veniva tolta la polpa e poi opportunamente ripuliti per essere utilizzati come bicchieri. Non solo conchiglie ma anche corni opportunamente scavati e lavorati, oppure corteccia.</p>
<p>Con l&#8217;inizio della lavorazione del vetro e del metallo fecero la comparsa calici spesso di pregevole fattura destinati alle persone più abbienti, nobili e regnanti, che talvolta amavano persino incastonare <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/diamanti.html" title="Diamanti"><strong>diamanti</strong></a> in quelle che diventavano preziose coppe destinate a contenere bevande. Si pensi ad esempio a bellissimi calici realizzati in oro zecchino e pietre preziose incastonate, destinati all&#8217;uso sacro, in cerimonie e funzioni religiose.</p>
<p>Ecco quindi che ancora una volta il lavoro dell&#8217;uomo si mette al servizio della cultura, com&#8217;è giusto che sia, dall&#8217;espressione sociale, liturgica e religiosa.</p>
<p>Giusto perché sacro profano debbano sempre andare di pari passo alcune fonti citano la coppa per lo champagne sia stata modellata sul seno di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Madame_de_Pompadour">Madame de Pompadour</a>, se questo fosse vero le inebrianti <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/spumante-franciacorta.html" title="Bollicine"><strong>bollicine</strong></a> non potrebbero trovarsi in un luogo più appropriato.</p>
<p>Del resto non ci sarebbe di che scandalizzarsi, il piacere del buon <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/vino.html" title="Vino"><strong>vino</strong></a> è sempre andata di pari passo con la buona compagnia, con il piacere dello stare insieme, del divertimento, anche per condividere determinati momenti con chi ci è più caro.</p>
<p>Come ovvio supporre i bicchieri in vetro utilizzate per primi nelle classi sociali più abbienti, quando ancora il vetro stesso non era oggetto di uso quotidiano da parte di tutti. Il proletariato infatti utilizzava ciotole di terracotta, recipienti vari tanto in legno quanto otri di pelle per contenere il vino, o comunque altre bevande.</p>
<p>Nel quarto secolo avanti Cristo che il vetro iniziò ad essere impiegato per realizzare contenitori destinati alle bevande, o quanto meno fu in quel periodo in questo tipo di contenitori realizzati per l&#8217;appunto in vetro fecero la propria comparsa, realizzati da maestri artigiani di Grecia, Italia, Libano, Egitto, Siria.</p>
<p>Contenitori, <em>coppe</em> dalle forme più svariate, con e senza gambo e relativa base, tuttavia sempre muniti ovviamente di comoda base di appoggio, realizzati, concepiti e pensati infatti per essere utilizzati al <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/tavolo.html" title="Tavolo"><strong>tavolo</strong></a>.</p>
<p>Complice il crollo dell&#8217;impero romano, via via che il medioevo iniziò la sua comparsa storica con quella sorta di decadimento culturale inequivocabile che tutti conosciamo, il bicchiere di vetro tornò ad essere sostanzialmente usato solo dalle classi sociali più elevate, la povera gente che nell&#8217;ignoranza e nella miseria era tenuta per meglio essere controllata non poteva certo permettersi l&#8217;uso di <em>suppellettili</em> tanto che faticava in primo luogo procurarsi cibo e bevande.</p>
<p>Fu Venezia nel XV secolo che diede vita ad una vera e propria <em>rinascita dell&#8217;arte vetraria</em> che ma ha smesso di essere insegnata e tramandata nel corso del tempo, tanto che ancora oggi possiamo trovare bicchieri in vetro realizzati con particolari finiture di pregio, da non dimenticare anche la manifattura di Germania e di Boemia, anche questi paesi specializzati nell&#8217;arte vetraria nella produzione di contenitori in vetro in particolar modo bicchieri.</p>
<p>Nel 1820 negli Stati Uniti grazie alla metodologia di lavorazione dello stampaggio a pressione la commercializzazione di massa del bicchiere iniziò il suo percorso.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/bicchiere.jpg" alt="Bicchiere" /><br />
<small>Fonte immagine: <a rel="nofollow" href="http://www.pewter.it/400X400/0119601b.jpg">Pewter.it</a></small></p>
<h3>&#9658; <a id="produzione_e_lavorazione">Produzione e lavorazione</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Il <em>diossido di silicio</em> e il composto del silicio si va a costituire quasi completamente il <em>vetro comune</em>, denominato anche <em>vetro siliceo</em>, altre sostanze denominate <em>fondenti</em> (come il carbonato di sodio ed il carbonato di potassio) vengono talvolta aggiunte al fine di abbassare il livello di fusione e facilitare la lavorazione.</p>
<p><em>Sabbia silicea, carbonato di sodio, ossido di piombo, acido borico, nitrato di potassio, carbonato di calcio, anidride arseniosa, ossido di antimonio</em> sono per esempio impiegati quando si vuole produrre il <em>vetro cristallo</em>.</p>
<p>Tanto per la lavorazione industriale quanto per quella artigianale sostanzialmente il principio è sempre lo stesso, ovvero portare il composto sopra elencato ad altissime temperature (che possono variare dai 1000 ai 1800&deg;C) diviso in specifiche quantità destinate alla produzione di un singolo bicchiere, una volta riscaldato il composto viene <em>soffiato ed espanso</em> (dove assume la forma del bicchiere stesso) e successivamente raffreddato di modo che il prodotto ottenuto sia destinato a mantenere la forma adatta nonché solidità e rigidità.</p>
<p>Ovvio che le lavorazioni artigianali richiedono più tempo rispetto a quelle industriali, e logicamente il lavoro ottenuto se bene seguito risulta di fine fattura, un prodotto sicuramente pregiato, <em>più o meno sofisticato</em>, è altresì corretto affermare che la produzione industriale ha raggiunto livelli qualitativi molto buoni; ma ovviamente se si desidera acquisire un prodotto unico nel suo genere e si è disposti a investire maggiore denaro, la soluzione artigianale può rappresentare la risposta alle specifiche esigenze, in quanto capace di proporre un prodotto <em>ad hoc</em>.</p>
<p>Le lavorazioni sulla superficie del vetro ad esempio possono essere molteplici: dalla rigatura alla zigrinatura, decorazioni specifiche anche con metalli preziosi o colori, addirittura la forma che può essere scelta con precisa cognizione specifica dall&#8217;inizio della lavorazione.</p>
<p>Si potrebbe desiderare un bicchiere a calice con stelo e base di appoggio invece che un boccale con base in peltro, invece che una caraffa liscia anziché bombata e con superficie lavorata, <em>e via dicendo</em>. E sebbene i costi siano maggiori il cristallo rappresenta certamente una soluzione elegante e raffinata; cristallo che può avere differente spessore secondo il bicchiere che si va a scegliere.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/tipi-di-bicchieri-vino.jpg" alt="Bicchieri per il vino" /></p>
<h3>&#9658; <a id="tipologie">Tipologie di bicchieri</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Acqua, succhi di frutta, bevande gassate&#8230; non occorre un bicchiere specifico, è sufficiente che sia un <em>contenitore ampio e comodo per chi beve</em>.</p>
<p>Diverso è il discorso se parliamo di <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/birra.html" title="Birra"><strong>birra</strong></a>, <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/vino.html" title="Vino"><strong></strong></a> e se poi <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/spumante-franciacorta.html" title="Spumante"><strong>spumante</strong></a> ecco che il bicchiere occorre sia nuovamente diversificato, non per un mero gusto estetico ma bensì per poter apprezzare al meglio la specifica tipologia di bevanda in questione che può esprimere al meglio le proprie caratteristiche organolettiche solo se versata nel giusto bicchiere.</p>
<p>Iniziamo a citare qualche esempio per bere il vino negli appositi bicchieri: il calice cosiddetto <em>tulipano</em> (la cui forma del <em>contenitore</em> richiama proprio quella dei titoli del fiore della loro classica disposizione), gambo allungato come il corpo del bicchiere che presenta una lieve rientranza della parte superiore, risulta adatto per vini bianchi leggeri.</p>
<p>Altro bicchiere interessante sempre per il vino è quello denominato <em>Renano</em> (il cui nome deriva, o meglio risulta essere aggettivo &ldquo;proprio del fiume Reno&rdquo;) che risulta indicato sempre per il vino bianco che presenti però maggiore struttura.</p>
<p>Per il vino rosso, che come il bianco si divide in corposo e meno corposo, troviamo il <em>piccolo balloon</em> che risulta ben indicato per il vino rosso leggero, non particolarmente corposo, con modesta struttura.</p>
<p>A differenza del <em>grand balloon</em> che risulta invece particolarmente indicato per vino rosso corposo, di struttura, particolarmente invecchiato.</p>
<p>Per lo spumante secco risulta idoneo bicchiere denominato <em>flute</em>, mentre la <em>coppa</em> risulta certo più favorevole per gli spumanti dolci.</p>
<p>Discorso totalmente diverso per la birra, che necessita di bicchieri totalmente differenti al fine di poterla apprezzare in una corretta degustazione: <em>calice a chiudere, a tulipano, colonna conica, pinta, boccale</em>. Per ciascuna birra il suo bicchiere.</p>
<p>Vi segnaliamo volentieri questi interessanti link dove potete trovare delucidazioni in merito al corretto uso dei bicchieri per la birra: <a href="http://www.mondobirra.org/glass.htm"><strong>Mondo birra &#8211; i vari tipi di bicchieri</strong></a> &#8211; <a href="http://www.gastromusica.it/__18_vini_e_loro_abbinamenti.html"><strong>Tipi di vino e bicchieri</strong></a>.</p>
<p>Ancora diverso è il tipo di bicchiere se si desidera degustare un buon whiskey, un brandy, una grappa. Un bicchiere grande, dall&#8217;ampia <em>pancia</em>, da scaldare per bene con il palmo della mano può risultare ottimale per far sprigionare al meglio i profumi di uno specifico tipo di bevanda alcolica. Indicativamente per le grappe, brandy, cognac e whiskey in base a corposità, grado di invecchiamento e struttura, si possono scegliere i medesimi bicchieri indicati per il vino.</p>
<p>Fatte eccezioni per i dovuti casi, come anche nel vino del resto, dove il bicchiere risulta essere particolarmente ampio per poter fare in modo che la bevanda possa sprigionare al meglio i propri sentori.</p>
<p>Tanto nel vino quanto nei superalcolici il bicchiere non deve mai essere riempito fino all&#8217;orlo, ma indicativamente per il vino fino a 2/3 e in modesta misura per whiskey, grappe, cognac, brandy.</p>
<p>Al contrario della birra dove questa deve essere versata fino al riempimento del bicchiere stesso, conferendo particolare e gradevole aspetto estetico, ai fini del gusto e di una corretta degustazione, la giusta presenza di schiuma (qualche centimetro in altezza) che arriva appena sotto la superficie.</p>
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		<title>Penna stilografica</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 16:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La penna stilografica è uno strumento per scrivere, la scrittura si rende possibile grazie ad un serbatoio che contiene inchiostro e lo fa fuoriuscire lentamente grazie alla gravità quando si scrive grazie ad un pennino. &#9830; Cenni storici &#9830; Come funziona &#9830; Pennino &#9830; Meccanismo di ricarica &#9830; Pulizia &#9658; Cenni storici della penna stilografica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La penna stilografica è uno strumento per scrivere, la scrittura si rende possibile grazie ad un serbatoio che contiene inchiostro e lo fa fuoriuscire lentamente grazie alla gravità quando si scrive grazie ad un pennino.
</p>
<p><span id="more-967"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#funzionamento">Come funziona</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#pennino">Pennino</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#ricarica">Meccanismo di ricarica</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#pulizia">Pulizia</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici della penna stilografica</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La storia della scrittura si perde nella <em>notte dei tempi</em>, citazione non può mancare per ricordare tempi ben remoti, di geroglifici, le incisioni rupestri, le incisioni sulla pietra con altre pietre pure con strumenti di metallo; ma con il metallo siamo già avanti.</p>
<p>Nel XVIII secolo fece la sua comparsa penna stilografica, quando la scrittura rappresentava già uno strumento perfezionato da parte dell&#8217;uomo, uno strumento comunicativo senza eguali; più corretto dire che nel XiV secolo la penna stilografica venne brevettata dal governo francese, ma la penna con un serbatoio d&#8217;inchiostro risale probabilmente al X secolo, i disegni di Leonardo da Vinci raffigurano una penna avente un serbatoio d&#8217;inchiostro.</p>
<p>Preceduta dalla piuma d&#8217;oca intinta nell&#8217;inchiostro per scrivere, la penna stilografica si può definire l&#8217;evoluzione di questo stile di scrittura; logico supporre quando si arrivò a scrivere con la piuma d&#8217;oca e inchiostro ci si chiedesse come poter allestire una penna con un serbatoio capace di durare nel tempo e quindi potesse permettere una buona autonomia da parte dello scrittore, del disegnatore, del miniaturista, dell&#8217;artista.</p>
<p>Abbiamo dunque a che fare con uno strumento di scrittura decisamente <em>moderno</em>, la cui storia è iniziata prima della penna a sfera (questa rappresenta per certi aspetti la modernità della penna per scrivere), un periodo dunque in cui la scrittura era già consolidata da secoli nell&#8217;importanza della comunicazione da parte dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Ecco allora apparire marchi destinati ad accompagnare la storia della penna stilografica, Waterman, Parker, per citarne alcuni (Visconti, azienda nata nel 1988 e che produce penne davvero interessanti), che hanno prodotto pezzi oggi da collezione capaci di valere cifre davvero importanti.</p>
<p>Era logico supporre che un oggetto simile fosse entrato a pieno diritto anche nell&#8217;ambito del collezionismo, in quanto parliamo di uno strumento per scrivere, ed in un lungo periodo storico questo è stato l&#8217;unico modo più evoluto per farlo da parte dell&#8217;uomo: <em>scrivere su carta con una penna</em>.</p>
<p>Oggi che siamo <em>abituati</em> alla <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettronica/tastiera-pc.html" title="Tastiera per pc"><strong>tastiera del pc</strong></a>, <em>evoluzione</em> (per la scrittura veloce) della <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/macchina-per-scrivere.html" title="Macchina per scrivere"><strong>macchina per scrivere</strong></a> (che certo <em>ha lasciato</em> l&#8217;importanza della <a href="http://www.guida-acquisti.com/competenze/dattilografia.html" title="Dattilografia"><strong>dattilografia</strong></a>), la <strong>penna stilografica</strong> continua a rappresentare un oggetto di <em>rara bellezza</em> capace di donare un piacere particolare a chi la utilizza.</p>
<p>Trattandosi infatti di un oggetto necessariamente costruito con perizia e cura, uno <em>strumento di precisione</em>, da sempre stato caratterizzato da rifiniture particolarmente importanti, come in tanti, incisioni e decorazioni sull&#8217;involucro esterno della penna stilografica che sono diventati parte integrante dell&#8217;oggetto stesso considerato di per sé è <em>quasi un oggetto prezioso</em>, tanto per l&#8217;importanza e la qualità del materiale impiegato per la sua costruzione in quanto per l&#8217;estrema meticolosità necessaria da parte dell&#8217;uomo per la sua produzione, che deve necessariamente dare il meglio di sé per produrre quello che, ripetiamo, uno strumento di estrema precisione.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/penna-stilografica.jpg" alt="Penna stilografica" /></p>
<h3>&#9658; <a id="funzionamento">Come funziona</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La gravità e la capillarità (interazione tra liquidi e solidi: in questo caso inchiostro e pennino) sono i fenomeni che permettono la scrittura della penna stilografica, come ben sappiamo dotata di serbatoio ricaricabile contenente inchiostro oppure di cartuccia intercambiabile; l&#8217;inchiostro quindi arriva al pennino, dal serbatoio o cartuccia contenente inchiostro, questo arriva scendendo al pennino.</p>
<p>La parte inferiore della penna stilografica che contiene il pennino, è collegata al resto della penna (che contiene il serbatoio con l&#8217;inchiostro) con un meccanismo a vite oppure a pressione, medesimo meccanismo impiegato per usare il cappuccio della penna stilografica.</p>
<p>Il serbatoio di inchiostro è un contenitore di metallo da applicare (a vite o a pressione) sull&#8217;involucro che contiene il pennino, può essere ricaricato di inchiostro. Esistono anche in commercio cartucce di inchiostro (di materiale plastico esempio in polipropilene), di diverso colore, usa e getta; vengono applicate a pressione dell&#8217;involucro che contiene il pennino, e proprio esercitando la pressione si fora l&#8217;involucro di materiale plastico che permetterà la fuoriuscita dell&#8217;inchiostro.
</p>
<h3>&#9658; <a id="pennino">Il pennino</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Il pennino è in materiale metallico, esempio acciaio, alluminio, oro, argento, platino. La parte esterna che si trova sulla stessa superficie dell&#8217;involucro della penna stilografica e solitamente arrotondata, per seguire la rotondità della penna, termina in maniera visibilmente appuntita sulla cui parte terminale fuoriesce l&#8217;inchiostro durante la scrittura; il taglio che viene dato alla punta può conferire una particolare tipologia di scrittura. Il pennino solitamente posizionato all&#8217;interno di un cilindro, che può essere anche materiale plastico, a sua volta inserito nella struttura della penna stilografica.</p>
<p>Il pennino porta sull&#8217;estremità solitamente acciaio inossidabile negli oggetti di <em>moderna</em> produzione, in quanto è di ottima resistenza alla normale abrasione del pennino stesso sulla carta durante la scrittura. Tuttavia l&#8217;iridio sulla punta del pennino d&#8217;oro rappresenta <em>quanto ha visto nascere</em> la penna stilografica.</p>
<p>Il pennino presenta un taglio longitudinale sulla superficie arrotondata in linea con l&#8217;involucro della penna stilografica, e proprio grazie alla citata capillarità permette di trasferire inchiostro dal serbatoio al pennino poi sulla carta durante la scrittura, pennino che è anche dotato di un <em>foro di sfiato</em> facendo circolare aria il serbatoio di inchiostro al fine di permettere una più omogenea ed uniforme stesura dell&#8217;inchiostro stesso.</p>
<p>Tanto il taglio longitudinale quanto il foro di sfiato riescono ad essere un <em>punto elastico</em> del metallo affinché questo possa sopportare con maggiore facilità eventuali tensioni al quale viene sottoposto durante la scrittura; non dimentichiamo infatti che parliamo di una sottile lamina di metallo, e proprio in quanto sottile capace di donare una scrittura esteticamente gradevole.</p>
<p>Più fori di sfiato presenti sul pennino agevolano ulteriormente la fuoriuscita di inchiostro al fine di ottenere una scrittura più <em>consistente</em>. Nei primi modelli di penne stilografiche il pennino probabilmente era molto più morbido, capace di maggiore tensione, ovvero di esercitare flessibilità durante la scrittura, questa tipologia di pennino venne usata per molto tempo da scrittori che non avevano necessità di ricaricare e produrre più copie dello stesso documento; in un secondo momento vennero introdotti pennini aventi una maggiore rigidità in quanto la penna stilografica venne largamente impiegata anche per uso lavorativo, sovente dove vi era la necessità di scrivere, anche ricopiando, più copie di un documento.</p>
<p>Taglio longitudinale e foro di sfiato capace di diventare tranquillamente incisioni stilizzate secondo un disegno ben definito, voluto dal progettista e dal costruttore della penna stilografica; ad esempio possiamo trovare fori di sfiato che sono semplicemente dei piccoli buchi rotondi, oppure simili ai simboli delle carte da gioco (picche, fiori, quadri, cuori), etc. Interessante dunque questo particolare per valorizzare ulteriormente il design, sempre elegante, di una penna stilografica.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/penna-stilografica-smontata.jpg" alt="Penna stilografica smontata" /></p>
<h3>&#9658; <a id="ricarica">Meccanismo di ricarica</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
I primi modelli di penna stilografica presentavano sovente il serbatoio di ricarica con apposito contagocce, e sebbene risultasse operazione dispendiosa in termini di tempo cui dedicare attenzione per non sporcare, questo sistema di ricarica trova spazio ancora oggi nelle attuali produzioni di penne stilografiche. Del resto avere a che fare con l&#8217;inchiostro implica necessariamente perizia di attenzione da parte dell&#8217;utilizzatore, quindi non è affatto raro trovare persone che amano utilizzare penne stilografiche aventi proprio questa tipologia di ricarica; non solo, ma preferiscono ad altre tipologie, in quanto possono riempire a piacimento (secondo quelle che ovviamente sono le capacità del serbatoio) il contenitore di inchiostro.</p>
<p>Successivamente vennero introdotto differenti meccanismi per ricaricare l&#8217;inchiostro del serbatoio della penna stilografica, denominati <em>self-filler</em>: si tiene premuto il pulsante presente sull&#8217;involucro esterno mentre si intinge il serbatoio nel contenitore di inchiostro, rilasciando il pulsante l&#8217;inchiostro stesso viene aspirato all&#8217;interno dell&#8217;involucro del serbatoio.</p>
<p>Il sistema <em>crescent-filler</em> fu introdotto da Conklin nel 1901, uno dei primi modelli di penna stilografica in assoluto ad essera prodotta in serie con questa tipologia di ricarica, uno dei primi sistemi <em>self-filling</em>, caratterizzato da una semplice valutazione di un anello per caricare la penna stilografica, o meglio il serbatoio.</p>
<p>Altro sistema di meccanismo interessante è quello denominato <em>squeeze-filter</em>, che attraverso una semplice pressione di un pulsante posizionato sull&#8217;involucro metallico del serbatoio, permette di evitare facilmente di inchiostro che il serbatoio stesso. Ancora il cosiddetto <em>filler-touchdown</em> permette la ricarica grazie ad un pistone presente nel serbatoio, agisce come una sorta di siringa. Il sistema di ricarica stantuffo o cartuccia è quello oggi maggiormente utilizzato.</p>
<p>Da ricordare come poi le cartucce siano standard in formati adottati dai maggiori produttori di penne stilografiche, di modo che possano essere tranquillamente ospitati nei rispettivi serbatoi; questo permette di poter usufruire di un solo tipo di cartuccia pur potendo soddisfare le esigenze di molteplici penne stilografiche di marchi diversi.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/pulsante-serbatoio.jpg" alt="Particolare per pulsante di ricarica" /></p>
<h3>&#9658; <a id="pulizia">Pulizia</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Mantenere pulito esternamente una penna stilografica non è certo un&#8217;operazione difficile, è sufficiente un panno morbido e asciutto da utilizzare per tutta la lunghezza della penna, semmai imbevuto di acqua fredda per detergere il pennino.</p>
<p>Acqua fredda: nient&#8217;altro, nemmeno acqua calda o detergenti o qualsivoglia solvente. <strong>Solo ed esclusivamente acqua fredda</strong> per eseguire la pulizia interna.</p>
<p>Se la penna stilografica è di nostro uso abituale, almeno ogni due mesi dovrebbe essere sottoposta a pulizia interna, <em>ricordiamo ancora</em> <strong>con semplice acqua fredda</strong> ed essere accuratamente scaricata quindi ripulita; così deve essere riposta (ben pulita) se non abbiamo intenzione di utilizzarla per un periodo di tempo più o meno lungo, in caso contrario possiamo procedere nuovamente alla ricarica con l&#8217;inchiostro per poterla riutilizzare dopo averla accuratamente pulita.</p>
<p>Riuscii facilmente nella pulizia della penna stilografica passa anche dal corretto utilizzo di inchiostro, che non deve necessariamente essere della stessa marca della penna, tuttavia è importante che l&#8217;inchiostro non sia troppo vecchio per evitare eventuale capacità corrosiva, quindi ossidazione o addirittura muffa che si può presentare in inchiostro mal conservato.</p>
<p>Un buon rivenditore specializzato è certamente in grado di consigliare quale tipo di inchiostro usate per una specifica penna stilografica; inchiostro più o meno fluido secondo le caratteristiche di costruzione della penna stessa, ovvero dove la fuoriuscita di inchiostro dal pennino sia più <em>asciutta</em> invece che <em>corposa</em>.</p>
<p>Una penna stilografica non è uno strumento di scrittura qualunque, al contrario risulta essere una scelta ben precisa da parte dello scrittore, una persona che sicuramente ama scrivere e quando lo fa desidera prendersi il tempo necessario per la scrittura necessita, la penna stilografica non viene usata per scrivere qualcosa di fretta ma bensì mettersi <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/poltrona-direzionale.html" title="Poltrona direzionale"><strong>comodamente seduti</strong></a> possibilmente davanti ad una <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/scrivania.html" title="Scrivanìa"><strong>scrivania</strong></a>, prendere la carta che più ci piace ed iniziare a scrivere.</p>
<p>Personalmente trovo particolarmente piacevole scrivere sulla carta riciclata, che assorbe l&#8217;inchiostro con maggiore capacità. Ricordiamo sempre di scegliere un inchiostro di qualità, spesso quelli di marca fanno la differenza in meglio, in quanto rappresenta davvero <em>la benzina della nostra penna stilografica</em>; e la manutenzione, ovvero una buona pulizia periodica e regolare, dipende dalla nostra volontà di mantenere al meglio la penna stilografica.</p>
<p><em>Scrivere è un piacere. Buona scrittura&#8230;</em></p>
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		<title>Macchina per scrivere</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 12:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per certi aspetti, la macchina da scrivere è stata sostituita quasi definitivamente dall’avvento del pc. Quasi, perchè come spesso accade, estimatori affezionati ben difficilmente si libererebbero di un oggetto estremamente utile, mai sorpassato e sempre attuale come la macchina per scrivere. Senza contare che, modelli storici dei primi esemplari sono rarità da collezione, troviamo oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Per <em>certi aspetti</em>, la <strong>macchina da scrivere</strong> è stata <em>sostituita</em> quasi definitivamente dall’avvento del pc.<br />
<em>Quasi</em>, perchè come spesso accade, estimatori affezionati ben difficilmente si libererebbero di un oggetto estremamente utile, <em>mai sorpassato</em> e sempre attuale come la <strong>macchina per scrivere</strong>.<br />
Senza contare che, modelli storici dei primi esemplari sono rarità da collezione, troviamo oggi modelli di macchine meccaniche, elettroniche, che, nonostante il pc, continuano ad occupare uno spazio di rilievo nel <em>cuore</em> di diversi appassionati di scrittura.
</p>
<p><span id="more-193"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#dattilografia">Dattilografia</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici della macchina da scrivere</a></h3>
<p>
Il <em>precursore</em> della <strong>macchina da scrivere</strong> risulta essere il <strong>cembalo scrivano</strong>, inventato da <strong>Giuseppe Ravizza</strong> nel 1855.<br />
Tuttavia, questo modello prevedeva una <em>scrittura invisibile</em>, seppur dotato di nastro inchiostrante, telaio mobile portafoglio, tastiera (che ricordava i tasti del <em>cembalo</em> e da qui il nome di <em>cembalo scrivano</em>), dispositivo per stabilire l’interlinea, e campanello che indicava il fine riga, questo fu uno strumento utile anche ai non vedenti per poter scrivere grazie ad una <em>macchina meccanica</em>.<br />
Diversi anni più tardi però, <strong>Giuseppe Ravizza</strong> mise a punto un altro modello, questo dotato di scrittura visibile.<br />
Prima di dare vita ad uno strumento così importante, questo geniale inventore creò altri modelli, apportando di volta in volta miglioramenti, fino appunto ad arrivare a creare il modello con scrittura visibile.<br />
Purtroppo però, non trovò mai un’azienda interessata a produrre su scala industriale questa pregevole invenzione, forse perchè al tempo non si comprese a fondo la grande utilità ed il largo impiego che avrebbe avuto negli anni seguenti la <strong>macchina da scrivere</strong>.<br />
Questa invenzione però, risultò basilare per inventare poi la macchina che trovò tanto successo commerciale.<br />
Ad ogni tasto corrispondeva un martelletto, e tutti i martelletti posizionati a <em>cerchio</em>.<br />
L’importanza del posizionamento dei caratteri marchiati sui tasti, fu studiata proprio per permettere un minor affaticamento durante la scrittura, per trovare più rapidamente i caratteri desiderati, e cercare di rendere più funzionale la <strong>dattilografia</strong>.<br />
Ovvero, apprendere al meglio il posizionamento dei tasti per poter scrivere con una certa velocità, ad esempio ascoltando un dettato.<br />
L’industriale statunitense <strong>Remington</strong> invece capì l’importanza di questa macchina, acquisì infatti i diritti su di un modello già piuttosto perfezionato che gli fu presentato da alcuni tipografi suoi connazionali, ed iniziò la produzione su larga scala.<br />
Il primo esemplare prodotto nel 1873 denominato <strong>The type writer</strong>, presentava 45 tasti posizionati su quattro file.<br />
I martelletti portacaratteri sempre disposti a cerchio come nel precursore <em>cembalo scrivano</em>, posizionati sotto il rullo, il carrello permetteva la lettura del foglio scritto.<br />
Nel 1880 grazie alla collaborazione con alcuni ingegneri, venne messa a punto la <strong>Caligraph</strong>, il primo modello di macchina da scrivere che permetteva la scrittura in maiuscolo, minuscolo, e dotata di barra spaziatrice.<br />
I brevetti applicati alle nuove migliorie continuarono la loro evoluzione, rendendo possibile anche l’impiego del nastro bicolore.<br />
Altri modelli importanti risultano essere la <strong>Underwood</strong>, <strong>Hammond</strong>, <strong>Olivetti</strong>, per citare alcuni storici nomi della macchina da scrivere.<br />
Il progetto partì, prese il largo, ed i miglioramenti applicati ai vari modelli non si fermarono più.<br />
Nel 1961 la <strong>IBM</strong> <em>rivoluziona</em> il sistema di scrittura impiegando un elemento mobile, una sfera plastica rivestita di materiale metallico su cui sono impressi i caratteri.<br />
È questa sfera a muoversi mentre il carrello resta fisso durante la scrittura.<br />
Accanto all’evoluzione tecnica di questo prezioso <strong>strumento di scrittura</strong> trova giusto ed importante rilievo il design, funzionale, esteticamente gradevole ed innovativo, che contribuisce in larga misura a rendere la <strong>macchina per scrivere</strong> insostituibile in ogni ufficio dedito alla scrittura.<br />
Come ben sappiamo, i personal computer hanno <em>sostituito</em> in larga parte questa macchina, non possiamo però dimenticare la fondamentale importanza che ha avuto nello sviluppo tecnologico legato ai metodi di scrittura.<br />
Tanto che oggi, appassionati e cultori dell’oggetto custodiscono gelosamente gli esemplari in loro possesso, senza contare che alcuni non hanno mai rinunciato, nemmeno dopo l’<em>invasione</em> del pc, alla <strong>macchina da scrivere</strong> come strumento di scrittura.
</p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche della macchina da scrivere</a></h3>
<p>
Non va dimenticato che, la <strong>macchina da scrivere</strong>, ha introdotto una nuova professione: la <strong>dattilografia</strong>.<br />
Il particolare posizionamento dei tasti, che anche oggi troviamo ad esempio sulla tastiera del personal computer, è stato concepito espressamente per la <em>scrittura a memoria</em>.<br />
Non doversi concentrare sulla posizione dei tasti durante la scrittura del dettato.<br />
Ad ogni tasto corrisponde un martelletto, capace di traferire l’inchiostro (presente sul nastro) sul foglio.<br />
Il carrello portafoglio si sposta durante la scrittura, e tramite leve è possibile gestire il ritorno a capo ed impostare l’interlinea più consona.<br />
Questo per quanto riguarda i modelli meccanici od elettrici.<br />
I modelli elettronici resero possibile l’impiego di una sfera con impresso i caratteri, sfera che permise a suo tempo la sostituzione dei martelletti.<br />
La sfera si muove imprimendo i caratteri sul foglio, ed in questo caso il carrello rimane fisso, in quanto non c’è più la necessità di spostare il foglio: è la sfera ad occuparsi di muoversi.<br />
Nei modelli di <em>recente generazione</em> l’automatizzazione del funzionamento ha reso possibile la produzione di macchine davvero funzionali, leggere, portatili anche, estremamente maneggevoli.<br />
La possibilità di gestire in modo automatico la <em>sottolineatura, centratura</em>, e tutte quelle funzioni di <em>editing</em> che oggi troviamo nei fogli di lavoro per scrittura presenti su quasi tutti i pc.<br />
Le tastiere hanno assunto un design sempre più ergonomico, facile e comodo da utilizzare, è sufficiente una lieve pressione sui tasti (<em>proprio come sulla tastiera del pc</em>) per imprimere i caratteri sul foglio.<br />
Certo i modelli più datati, non prevedevano questa facilità: era infatti necessario imprimere una certa forza sui tasti per ottenere una scrittura ottimale sul foglio.<br />
Questi aspetti li conoscono bene quelle persone che, <em>qualche anno fa</em>, hanno svolto l’allora innovativo corso di <strong>dattilografia</strong> per imparare come scrivere in maniera corretta e veloce dal dettato.
</p>
<h3>&#9658; <a id="dattilografia">Dattilografia</a></h3>
<p>
Non sarebbe corretto parlare a proposito della <strong>macchina per scrivere</strong> senza citare la <strong>dattilografia</strong>.<br />
Tecnica di scrittura nata proprio <em>con</em> e <em>per</em> la <strong>tastiera</strong>, al fine di riuscire, dopo corretto apprendimento, a scrivere in modo veloce con pochissimi errori di battitura.<br />
Le prime scuole che insegnavano questa tecnica, ancora preziosa oggi, sono nate nel XIX secolo seguendo da vicino l’evoluzione della macchina da scrivere e di tutti i miglioramenti cui era dotato ogni modello di più recente produzione.<br />
Prima negli Stati Uniti D’America, poi anche in Europa, in pochi anni si poteva fruire di numerosi e provetti dattilografi, capaci in poco tempo di imprimere su carta migliaia di caratteri.<br />
La <strong>dattilografia</strong> ha segnato una svolta importante nella tipografia, nel giornalismo, negli uffici commerciali, ovunque vi sia stato, o vi è ancora, <em>da scrivere</em>.<br />
Il cuore della tecnica consiste nella <strong>diteggiatura</strong>, nella corretta posizione innanzitutto dello stare seduti davanti alla tastiera.<br />
Il metodo conosciuto come <strong>scrittura a tastiera cieca</strong> consente al dattilografo di imparare gradualmente a scrivere sulla tastiera, imparando il preciso posizionamento di ogni carattere, senza la necessità di guardare i tasti.<br />
Nel caso infatti di lunghi dettati, questo risulterebbe senza ombra di dubbio uno stress visivo molto pesante.<br />
Grazie invece ad una precisa tecnica di apprendimento è possibile scrivere senza guardare i tasti, ma bensì il foglio sul quale vengono impressi i caratteri: questo risulta certo molto meno affaticante e più piacevole, vedere tradotto istantaneamente su carta il lavoro della diteggiatura.<br />
Le dita delle mani hanno un compito ben preciso, ciascuna delle dita deve occuparsi di determinati tasti.<br />
I pollici vengono impiegati per la spaziatura, mentre le dita della mano, posizionate sempre sulla seconda fila di tasti a partire dal basso, svolgono ruoli ben precisi.<br />
Le dita della mano sinistra hanno il compito di digitare dal mignolo sulla lettera <strong>A</strong> all’indice sulla lettera <strong>F</strong>, mentre per la mano destra il mignolo è posizionato sulla lettera <strong>ò</strong> (in caso di tastiera del tipo QWERTY oppure sulla <strong>M</strong> in tastiera QZERTY), ed il dito indice sulla lettera <strong>J</strong>.<br />
Naturalmente ogni dito ha il compito di trovare ogni tasto.<br />
Anche sulla tastiera del vostro pc se notate esiste una linea in rilievo sui tasti <strong>F</strong> e <strong>J</strong>, questo è il riferimento per avere le dita in posizione <em>standard</em> dalla quale si parte per sviluppare poi la scrittura come previsto dalla <strong>dattilografia</strong>.<br />
La fila di tasti centrale infatti risulta il punto di riferimento dal quale partire per gestire, con ogni singolo dito, ciascun carattere.<br />
La tecnica della dattilografia, prevede di mantenere una corretta posizione in seduta, una pressione sui tasti equiparata all’effettiva necessità, e cercare, nonostante la velocità di battitura, di mantenere quella concentrazione necessaria al fine di affaticarsi il meno possibile producendo comunque un lavoro ottimale.<br />
Il tutto ovviamente, dopo parecchio esercizio dettato da persone competenti.</p>
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		<title>Gioielli</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 12:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gioielli, una parola che ormai è anch’essa diventata preziosa nel vocabolario comune, utilizzata anche per indicare qualcosa di davvero bello, ben riuscito, con un particolare valore economico e/o affettivo. I gioielli rappresentano l’ornamento più prezioso ed elegante cui l’essere umano sia capace di indossare, e lo accompagnano sin dall’antichità. Momenti preziosi della nostra vita&#8230;da ricordare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gioielli</strong>, una parola che ormai è anch’essa diventata preziosa nel vocabolario comune, utilizzata anche per indicare qualcosa di davvero bello, ben riuscito, con un particolare valore economico e/o affettivo.<br />
I gioielli rappresentano l’ornamento più prezioso ed elegante cui l’essere umano sia capace di indossare, e lo accompagnano sin dall’antichità.<br />
Momenti preziosi della nostra vita&#8230;da ricordare per sempre con <strong>gioielli</strong>, preziosi in quanto tali, dalle forme e dal design più diversificato.</p>
<p><span id="more-214"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#tipologia">Tipologia</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#marca">Marca</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#acquistare">Acquistare</a></h2>
<p>
Con l’evoluzione dell’essere umano i gioielli hanno affiancato i costumi, la cultura, e sono stati caratterizzati dal tempo cui sono appartenuti, hanno rispecchiato e continuano a farlo, un determinato periodo storico.<br />
Aspetto triste è che molto spesso, quando le mode cambiano, i <em>vecchi gioielli</em> sono stati spesso smontati, il metallo fuso nuovamente, per crearne altri al passo con il design e la moda di un determinato periodo.<br />
Questo spiega in parte la difficile reperibilità di gioielli antichi.<br />
I <strong>gioielli</strong> hanno da sempre rappresentato uno dei modi più ricchi per complementare il nostro abbigliamento.
</p>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici dei gioielli</a></h3>
<p>
La storia che riguarda i gioielli è davvero vasta, un ampio argomento di studio continuo oggetto di ricerche da parte di studiosi ed appassionati, perchè i gioielli <em>raccontano</em> gran parte della storia dell’uomo.<br />
Data la vastità della materia non è facile farne una sintesi anche perchè potrebbe risultare fuorviante.<br />
La gioielleria ha da sempre rappresentato i sentimenti, spesso accompagnando i preziosi alle pietre, ciascuna delle quali <em>proprietaria</em> di simbologie di precisi significati.<br />
I gioielli sono rappresentati da oggetti in metallo nobile e pietre, spesso utilizzati entrambi per dare vita a pezzi di gioielleria.<br />
Ornamento per eccellenza, i gioielli hanno rappresentato da sempre ricchezza, la civiltà romana, quella etrusca, si distinsero nella produzione di gioielli in oro, che venne anche utilizzato come moneta, insieme all’argento ed al bronzo.<br />
Reperti dei Longobardi, anelli, croci, calici, corone, stanno a dire quanto siano antiche le radici storiche dei gioielli, e di tuto ciò che hanno rappresentato per l’uomo: ricchezza, potere, oltre che simbologie liturgiche spesso accompagnate da preziosi come ornamento sacro.<br />
Ripercorrere e studiare tutti i ritrovamenti di preziosi, equivale a studiare in parallelo la storia dell’intera umanità nella sua evoluzione, e tutto ciò che ne è conseguito; anche le guerre, le razzie, spesso motivate dal volersi impadronire di valori e bei beni materiali appartenenti ad altri popoli.
</p>
<h3>&#9658; <a id="tipologia">Tipologia dei gioielli</a></h3>
<p>
Nella grande famiglia dei gioielli rientrano con pieno diritto anche le gemme preziose, i diamanti, e altre pietre che da sempre esercitano un indiscusso fascino sull’essere umano.<br />
Quindi il panorama dei preziosi è davvero vasto, non solo metalli nobili quali platino, oro, argento, bronzo, ma bensì anche pietre preziose quali diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, perle, solo per citare alcune pietre.<br />
Oro bianco, giallo, rosso, va ad arricchire ulteriormente il già vasto bacino da cui scegliere un determinato tipo di gioiello.<br />
Oro con acciaio, metallo quest’ultimo non prezioso ma che ha rivelato una certa sintonia nella combinazione con l’oro, tant’è che troviamo molti gioielli prodotti con i due metalli, un contrasto che riscuore particolare successo.<br />
Oni gioiello ha una sua storia, una progettazione, una particolare metodologia di costruzione e lavorazione: inserimento delle pietre magari, con incastonatura dalle diverse realizzazioni (pavé, griffe, binaria, etc.)cesellatura, fini lavorazioni che rispecchiano un partciolare disegno.<br />
Anello, bracciale, collana, girocollo, ciondolo, orogologio, portachiavi, ogni oggetto realizzato con materiale prezioso è da considerarsi un gioiello, un calice, un piatto, le materie prime impiegate nella sua costruzione trasformano il prodotto in un bene di valore.
</p>
<h3>&#9658; <a id="marca">Marche di gioielli</a></h3>
<p>
Esistono marchi di case orafe che hanno fatto la storia della gioielleria, anche se rappresentano solo una tipologia di prodotto, come nell’orologeria ad esempio, marchi blasonati dalla grande tradizione che grazie all’ingegno ed alla creatività dei loro proprietari hanno creato oggetti di alto valore di gioielleria e di fine meccanica di precisione, realizzando <em>strumenti di misura del tempo</em> che sono considerati veri e propri capolavori.<br />
Accanto a questi nomi celebri però, troviamo anche piccole botteghe orafe che grazie ai maestri artigiani che vi lavorano riescono a creare gioielli, anche su richiesta ed estremamente personalizzati, che nulla hanno da invidiare ai marchi più famosi.<br />
La qualità dei materiali impiegati fa la differenza, unita allo stile originale ed al particolare design di uno specifico gioiello.<br />
Perchè non tutti i metalli, seppur nobili, sono uguali: l’oro a 18 carati non è così quotato come quello a 24 carati, la purezza dell’argento non è sempre la stessa, per non dire della purezza e relativo valore di una pietra.<br />
La gemmologia infatti, si occupa di valutare le pietre in base a dimensione, peso, colore, purezza, taglio ed altri parametri ancora.
</p>
<h3>&#9658; <a id="acquistare">Acquistare gioielli</a></h3>
<p>
Se abbiamo un orafo di fiducia non abbiamo difficoltà a reperire determinati manufatti di gioielleria e farci consigliare in merito ad uno specifico acquisto.<br />
Consigli che devono essere davvero fidati nel caso decidiamo di fare notevoli investimenti di denaro, in particolar modo se abbiamo intenzione di acquistare pietre preziose, se non disponiamo dell’esperienza necessaria è opportuno rivolgersi ad un perìto che potrà in modo obiettivo consigliarci in merito effettuando una rigorosa valutazione della pietra in questione.</p>
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		<item>
		<title>Diamanti</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 12:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il diamante &#232; un composto di carbonio cristallino, caratterizzato da struttura molecolare molto compatta, questo ne conferisce una durezza elevata, la maggiore tra tutti gli elementi conosciuti. Largamente impiegato per uso industriale, il diamante ricopre un ruolo importantissimo anche nella gioielleria, dove viene anche abbinato a metalli nobili creando gioielli di elevato valore. &#9830; Cenni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il <strong>diamante</strong> &egrave; un composto di carbonio cristallino, caratterizzato da struttura molecolare molto compatta, questo ne conferisce una durezza elevata, la maggiore tra tutti gli elementi conosciuti.<br />
Largamente impiegato per uso industriale, il diamante ricopre un ruolo importantissimo anche nella gioielleria, dove viene anche abbinato a metalli nobili creando gioielli di elevato valore.
</p>
<p><span id="more-216"></span></p>
<h2>&#9830; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#peso">Il peso</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#purezza">La purezza</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#colore">Il colore</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#taglio">Il taglio</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#incastonatura">Incastonatura</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#acquistare">Come acquistare</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici del diamante</a></h3>
<p>
Nell&rsquo;antichit&agrave; si pensava che i <strong>diamanti</strong> fossero lacrime degli D&egrave;i, o frammenti di stelle caduti sulla terra.<br />
La vera origine del <strong>diamante</strong> &egrave; ancora un mistero per certi aspetti.<br />
Sappiamo che &egrave; composto da puro carbonio, come la grafite che si utilizza per le matite, ma grazie alla particolare struttura compatta &egrave; possibile raggiungere il punto di fusione del diamante ad una temperatura davvero impressionante: 3815 °C, pi&ugrave; del doppio della temperatura necessaria per fondere l&rsquo;acciaio, la cui fusione avviene a 1435 °C.<br />
Miliardi di anni or sono la forza del calore e della pressione della terra, hanno saputo trasformare il carbonio in diamante.<br />
Il <strong>diamante</strong> infatti &egrave; la soluzione di carbonio ad alta pressione.<br />
Quando il <a id="kimberlite"><strong>magma kimberlitico</strong></a> (conformazione di uno specifico tipo di vulcano con determinate caratteristiche minerali e chimiche) sal&igrave; verso la crosta terrestre seguendo profonde spaccature, sub&igrave; un raffreddamento che port&ograve; alla formazione del <strong>diamante</strong>, <em>cristallizzando il carbonio</em>.<br />
Olre che nelle zone vulcaniche, <strong>cratoniche</strong> per maggior precisione, si &egrave; ipotizzato da studi recenti di <strong>geologia</strong>, che sia possibile la <strong>formazione dei diamanti</strong> anche sotto il fondale degli oceani, dove vi sia presenza di carbonio e determinate condizioni fisiche e geologiche.<br />
In alcuni camini vulcanici (<strong>camini kimberlitici</strong>) risultano presenti i diamanti. I condotti dei crateri sono composti da <strong>kimberlite</strong> e roccia locale polverizzata dove all&rsquo;interno si trovano i diamanti.<br />
La kimberlite &egrave; appunto una roccia presente nei camini vulcanici, che va a riempire i <strong>dicchi</strong> (<em>corpi rocciosi caratterizzati da  roccia o minerale derivati dalla solidificazione di materiale fuso o parzialmente fuso come ad esempio il magma</em>), ed &egrave; una importante roccia diamantifera il cui nome deriva dalla citt&agrave; di <strong>Kimberley</strong>, in <strong>Sudafrica</strong>, citt&agrave; mineraria per eccellenza.<br />
Il diamante, oltre che rivestire un enorme valore commerciale, &egrave; altres&igrave; oggetto di enorme interesse scientifico, per la particolare conformazione i cui studi di geologia ci hanno permesso di saperne di pi&ugrave;.<br />
Risulta ben difficile stabilire con precisione quando i primi diamanti furono effettivamente scoperti, nell&rsquo;antichit&agrave; per&ograve;, e fino al XVIII secolo il <strong>bacino diamantifero dell&rsquo;India</strong> fu quello di maggiore interesse.<br />
Nel XVI secolo, grazie a rapporti commerciali che si vennero a creare tra Europa e Asia, <strong>Venezia</strong> divent&ograve; un importante punto di passaggio per il commercio dei diamanti, grazie anche a questo Venezia contribu&igrave; a creare la pi&ugrave; importante <strong>Repubblica Mercantile</strong> per il commercio di tutto l&rsquo;Occidente.<br />
Venezia, risultava posizionata in maniera ottimale per raggiungere <strong>Bruges</strong> (<em>oggi citt&agrave; del Belgio</em>) dove il taglio dei diamanti divent&ograve; una fiorente attivit&agrave; grazie ad abili artigiani che intravidero la possibilit&agrave; di creare un commercio importante.<br />
Per via del successivo insabbiamento dell&rsquo;importante insenatura marittima dello Zwin, il commercio venne dirottato gradualmente ad <strong>Anversa</strong>, citt&agrave; in fiorente espansione commerciale in grado di offrire notevoli strutture pi&ugrave; idonee alle attivit&agrave; di mercato.<br />
Ad Anversa si iniziarono a studiare ed evolvere tecniche di <strong>taglio del diamante</strong>, contribuendo in maniera determinante a dare alla citt&agrave; una ricchezza notevole, in virt&ugrave; del traffico commerciale che si venne a creare, dove i <strong>diamanti</strong> spiccavano in posizione privilegiata.<br />
Sul terminare del XVII secolo, <strong>Amsterdam</strong> divent&ograve; un importante centro di commercio, e trasse vantaggio da questo per trarre maggior controllo sui diamanti: i pezzi migliori rimanevano nella citt&agrave;, ma gli abili artigiani di Anversa riuscirono comunque a continuare nel loro lavoro anche se furono costretti a ricevere pietre di qualit&agrave; inferiore.<br />
Grazie alle tecniche di taglio e di lavorazione furono capaci di creare diamanti piccoli ma di pregevole fattura e finitura, questo permise loro di continuare a svolgere un ruolo importante nel mercato dei diamanti occupandone un posto di tutto rispetto.<br />
Negli ultimi anni dell&rsquo;800, si scoprirono i giacimenti diamantiferi della citt&agrave; di <strong>Kimberley</strong>, in <strong>SudAfrica</strong>.<br />
Il commercio di <strong>pietre grezze</strong> inizi&ograve; su larga scala, questo non fece che accrescere ulteriormente il ruolo gi&agrave; importante della citt&agrave; di <strong>Anversa</strong> nella lavorazione delle pietre.<br />
Ancora oggi Anversa rappresenta un ruolo importante nel commercio dei diamanti, che affonda la sua esperienza consolidata nel tempo dalla tradizione di compravendita e lavorazione delle pietre che inizi&ograve; nel XVI secolo.
</p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche del diamante</a></h3>
<p>
L&rsquo;abilit&agrave; e la raffinata precisione con cui viene eseguito il <strong>taglio del diamante</strong> influisce in maniera determinante sulle caratteristiche di <em>brillantezza, fuoco, bellezza e valore</em>.<br />
Solo l&rsquo;<strong>esperto tagliatore</strong> pu&ograve; stabilire quale sia il taglio idoneo da effettuare sulla pietra grezza, studiandone al meglio le caratteristiche e la forma.<br />
La capacit&agrave; del tagliatore quindi, assume un&rsquo;importanza rilevante nel prodotto finale destinato all&rsquo;acquisto.<br />
Quando al diamante (<strong>pietra grezza</strong>) viene eseguito il taglio caratterizzato da un minimo di <strong>57 sfaccettature</strong>, questo assume il ruolo di <strong>brillante</strong>.<br />
Tra i tagli di diamante pi&ugrave; conosciuti troviamo:<br />
<strong>Taglio rotondo</strong>;<br />
<strong>Taglio ovale</strong>;<br />
<strong>Taglio a marquise o navetta</strong>;<br />
<strong>Taglio a cuore</strong>;<br />
<strong>Taglio a smeraldo</strong>, che pu&ograve; essere quadrato o rettangolare;<br />
<strong>Taglio a goccia</strong>;<br />
<strong>Taglio a baguette</strong>;<br />
<strong>Taglio a carr&egrave;</strong>.<br />
Sono quattro le caratteristiche (<em>definite 4C</em>) con cui viene classificato un diamante:<br />
<strong>Peso</strong> espresso in <strong>carati</strong> (Carat weight);<br />
<strong>Purezza</strong> (Clarity);<br />
<strong>Colore</strong> (Colour);<br />
ed il sopracitato <strong>Taglio</strong> (Cut).
</p>
<h3>&#9658; <a id="peso">Il Peso</a></h3>
<p>
Un <strong>Carato</strong> equivale a 0,2 grammi. Regola che fu adottata per unificare il peso del diamante, anticamente pesato comparando la pietra ai semi del carrubo.<br />
Un carato &egrave; diviso in 100 punti per ulteriore facilit&agrave; nel distinguere il peso delle pietre, dove 100 punti corrispondono ad un carato appunto.<br />
Con il peso il diamante varia di conseguenza anche la sua dimensione, o grandezza.
</p>
<h3>&#9658; <a id="purezza">Purezza</a></h3>
<p>
Risulta molto raro trovare diamanti che al loro interno non contengano piccole tracce di carbonio non cristallizzato.<br />
Queste tracce vengono denominate <strong>inclusioni</strong>, alcune delle quali non sono visibili ad occhio nudo, ma devono essere ingrandite con la lente.<br />
Le inclusioni sono vere e proprie <em>impronte digitali</em> del diamante, attribuite dalla natura, che fanno di ogni pietra un pezzo univoco.<br />
Minore &egrave; la presenza delle inclusioni, maggiore sar&agrave; la purezza del diamante, quindi il suo valore.<br />
Per classificare il grado di purezza vengono adottati sistemi internazionali di graduazione.<br />
Tre tra i principali sistemi di graduazione risultano essere <strong>GIA, CIBJO, HRD</strong>.<br />
La terminologia unificata Confedorafi, permette in base a ciascuna sigla attribuita al diamante, di determinarne il grado di purezza.<br />
<strong>FL</strong>, puro alla lente, privo di caratteristiche interne ed esterne;<br />
<strong>IF</strong>, privo di caratteristiche interne visibili alla lente a 10 ingrandimenti;<br />
<strong>VvS1</strong> <strong>VvS2</strong>, inclusioni molto molto piccole visibili alla lente a 10 ingrandimenti;<br />
<strong>VS1</strong> <strong>VS2</strong>, inclusioni molto piccole visibili alla lente a 10 ingrandimenti;<br />
<strong>S1</strong> <strong>S2</strong>, inclusioni piccole visibili alla lente a 10 ingrandimenti;<br />
<strong>P1</strong> <strong>P2</strong> <strong>P3</strong>, inclusioni visibili ad occhio nudo.<br />
Il termine FL quindi determina il massimo grado di purezza di un diamante.
</p>
<h3>&#9658; <a id="colore">Colore</a></h3>
<p>
Qual&rsquo;&egrave; il miglior colore per un diamante? La trasparenza.<br />
Maggiore &egrave; l&rsquo;assenza di colore, maggiore &egrave; il valore della pietra, comunque molto rare quelle caratterizzate da una quasi totale assenza di colore, e molto ambite e ricercate, perch&egrave; considerate pi&ugrave; preziose.<br />
La maggior parte dei diamanti presenta una colorazione lieve, appena accennata di giallo o marrone, altri pezzi, molto rari, presentano colorazioni denominate <strong>fancies</strong> o <strong>fancy color</strong>, fantasia, e sono caratterizzate da un colore ben definito.
</p>
<h3>&#9658; <a id="taglio">Taglio</a></h3>
<p>
Il taglio eseguito dunque &egrave; quello capace di valorizzare al meglio un diamante, per far sprigionare pi&ugrave; luce, e perch&egrave; questo sia tagliato correttamente la luce deve essere riflessa dalle sfaccettature del padiglione in modo che la luce stessa possa sortire dalla parte superiore della pietra.<br />
Maggiore &egrave; l&rsquo;abilit&agrave; del tagliatore, maggiore sar&agrave; la capacit&agrave; della gemma di sprigionare luce ed assumer&agrave; di conseguenza maggior valore.<br />
Alle caratteristiche di purezza, peso, colore, nulla si pu&ograve; fare perch&egrave; attribuite dalla natura, il taglio quindi pu&ograve; davvero fare la differenza in qualit&agrave; nel valutare poi la bellezza di un diamante.
</p>
<h3>&#9658; <a id="incastonatura">Incastonatura del diamante</a></h3>
<p>
A meno che non si decida di acquistare un diamante sfuso, questo sar&agrave; facente parte di un gioiello, anello, girocollo, etc.<br />
Per posizionare e mantenere le pietre su di un gioiello si ricorre all&rsquo;<strong>incastonatura</strong>, utilizzando delle punte (griffe) e dei bordi in metallo che vengono pressati contro le pietre e le trattengono.<br />
Il metallo utilizzato per ottenere l&rsquo;incastonatura fornisce la base su cui alloggiare la pietra.<br />
Esistono diverse soluzioni per incastonare una pietra ed ottenere la soluzione estetica pi&ugrave; consona alle esigenze d&rsquo;acquisto.<br />
Quella di incastonare le pietre, si pu&ograve; considerare un &rsquo;arte a tutti gli effetti, anche in questo caso infatti il maestro artigiano &egrave; chiamato a valorizzare al meglio la pietra da incastonare sul gioiello.<br />
<strong>Incastonatura a griffes</strong><br />
L&rsquo;incastonatura a griffes, che risulta pi&ugrave; moderna e permette forse di donare maggiore risalto alla pietra, &egrave; un supporto formato da un filo di metallo che si compone di due anelli sovrapposti.<br />
L&rsquo;anello sottostante &egrave; la base su cui appoggiare la pietra, e per mantenere equidistanti gli anelli vengono saldati dei fili, sempre in metallo, verticali.<br />
Questi fili, ripiegati sulla pietra, andranno a garantirne la stabilit&agrave; lasciando libera la pietra quasi nella sua totalit&agrave; perch&egrave; la si possa apprezzare al meglio.<br />
È il tipo di incastonatura che riesce a donare maggior rilievo alla pietra, e risulta parecchio utilizzato.<br />
Il numero di griffes utilizzato dipende dalla dimensione della pietra da incastonare.<br />
<strong>Incastonatura all&rsquo;inglese</strong><br />
In questo caso il castone &egrave; un <em>anello</em> che va a cingere la pietra e la blocca, andando a ripiegare parte del bordo una volta alloggiata la pietra stessa.<br />
<strong>Incastonatura su lastra</strong><br />
Questa tipologia di lavorazione prevede l&rsquo;utilizzo di una piastra su cui viene eseguito un foro, o pi&ugrave; di uno nel caso di pi&ugrave; pietre, dove allogger&agrave; la pietra.<br />
I fori dovranno essere lavorati con una svasatura in modo che la pietra possa appoggiare nel modo desiderato, pi&ugrave; o meno incassata.<br />
<strong>Incastonatura a pav&eacute;</strong><br />
Quando le pietre da incastonare nel gioiello sono molteplici e devono risultare vicine, si pu&ograve; riccorrere all&rsquo;incastonatura a pav&eacute;, che prevede o l&rsquo;utilizzo di piccole lastre con pi&ugrave; fori (come accennato sopra) in cui posizionare le pietre, oppure piccole griffes di metallo.<br />
L&rsquo;effetto pav&eacute; si ottiene quando sono presenti pi&ugrave; pietre molto vicine, di solito anche intervallandole con inserti di metallo.<br />
<strong>Incastonatura invisibile</strong><br />
Questa particolare lavorazione, detta anche <strong>a binario</strong>, prevede di eseguire delle scanalature nelle pietre, grazie alle quali sar&agrave; possibile far scorrere le pietre stesse che si vanno ad inserire sui binari di metallo, e portate a contatto una pietra contro l&rsquo;altra.<br />
Questo tipo di incastonatura &egrave; stato ideato da <strong>Cartier</strong>.<br />
Il metallo usato per l&rsquo;incastonatura &egrave; sempre indentico a quello del gioiello cui trovano collocazione le pietre.
</p>
<h3>&#9658; <a id="acquistare">Acquistare un diamante</a></h3>
<p>
Al di l&agrave; dei marchi famosi per la commercializzazione delle pietre, quando ci si appresta ad acquistare un diamante &egrave; necessario avere una certa competenza in materia di gemmologia, a meno che si goda della conoscenza di un gioielliere di fiducia.<br />
Acquistare un diamante pu&ograve; rappresentare anche una forma di investimento del proprio denaro, investimento destinato a mantenere il proprio valore nel tempo.<br />
È possibile rivolgersi ad un gemmologo qualificato per la valutazione di un diamante, sia esso sfuso oppure inserito in un gioiello, incastonato.<br />
Le gioiellerie specializzate nella vendita di diamanti, sono quelle che hanno un certo commercio di pietre e risultano essere il posto pi&ugrave; consono dove procedere con l&rsquo;acquisto.<br />
La variet&agrave; del taglio, colore, purezza, permettono di avere una scelta ottimale del diamante da scegliere.<br />
Soprattutto se si ha intenzione di incastonare il diamante in un gioiello, un rivenditore qualificato pu&ograve; certamente rispondere alle specifiche esigenze.<br />
Il consiglio che ci sentiamo di ripetere &egrave; quello di poter disporre dell&rsquo;esperienza di un gemmologo se non si hanno le conoscenze necessarie in materia di diamanti.<br />
Una consulenza da parte di uno specialista pu&ograve; indirizzarci al meglio nella spesa.</p>
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		<title>Oro</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 11:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[I gioielli in oro rappresentano da sempre nell’immaginario collettivo i gioielli per eccellenza, grazie al metallo con cui sono creati. Certamente un gioiello in oro è destinato a rimanere inalterato nel tempo, e con lui il suo significato di quando è stato regalato o ricevuto. &#9830; Cenni storici &#9830; Caratteristiche &#9830; Lavorazione &#9658; Cenni storici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
I <strong>gioielli</strong> in oro rappresentano da sempre nell’immaginario collettivo i gioielli per eccellenza, grazie al metallo con cui sono creati.<br />
Certamente un gioiello in oro è destinato a rimanere inalterato nel tempo, e con lui il suo significato di quando è stato regalato o ricevuto.
</p>
<p><span id="more-220"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#lavorazione">Lavorazione</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici dell’oro</a></h3>
<p>
Più di 6000 anni or sono l’uomo iniziò ad estrarre l’oro dalla roccia, e da allora ne è stata estratta una quantità devvero impressionante, secondo una stima, ne sono stare estratte fino ad oggi oltre le 130.000 tonnellate, e si calcola che ogni anno si procede con più di 2.000 tonnellate estratte.<br />
Fu probabilmente il primo metallo che l’uomo utlizzò per creare ornamenti, forse iniziò il suo impiego ancor prima del rame per lo scopo ornamentale.<br />
Antichi geroglifici egizi fanno risalire l’impiego dell’oro, da questo si può dedurre che il suo impiego affonda le sue radici storiche in tempi ben lontani.<br />
Essendo considerato da sempre uno dei metalli più preziosi, fu utilizzato come per la creazione di monete, sempre valide e mai in disuso visto il valore stesso dell’oro, e comunità native come quelle dell’America centrale erano solite utilizzare notevoli quantità di oro per fabbricare gioielli e monili che indossavano e che risultavano essere parte del loro costume.<br />
L’oro ha da sempre accompagnato il concetto di regalità, forse proprio perchè è stato il primo metallo ad essere impiegato in così grande misura per la produzione di oggetti destinati ai sovrani rappresentandone al meglio la loro potenza e ricchezza.<br />
Tanto nell’antico Egitto che nell’antica Roma, lo stato affittava appezzamenti di terreno a cercatori d’oro, che poi dovevano pagare un tributo in base alla quantità di metallo che riuscivano ed estrarre.<br />
Chi guadagnava davvero era lo stato, la fatica e la mole di lavoro per i piccoli impresari di allora non era consona al guadagno ottenuto, e l’oro accompagna con sé anche una speculazione propria dell’essere umano.<br />
Quando i primi esploratori si resero conto della facilità con cui le popolazioni del centro America indossassero oro in notevole quantità, questo diede il via purtroppo a guerre, invasioni, atte a depredare ed impadronirsi del metallo che a molti regnanti ha letteralmente fatto perdere la testa: l’oro.<br />
Alcuni sovrani, con la mente offuscata dall’avidità, non esitarono ad ordinare massacri spietati per impadronirsi di quanto più oro fosse possibile.<br />
Anche la Spagna, insieme all’Egitto e l’antica Roma, è stato un paese grande produttore di oro del periodo a.C., alcune province spagnole risultavano infatti molto fertili per l’estrazione di oro che si era in grado di intraprendere.<br />
Per arrivare ad anni decisamente più recenti, nel 1816 in Inghilterra venne impiegato il sistema <strong>Gold Standard</strong> che peremetteva di scambiare la moneta corrente in oro.<br />
Altri paesi seguirono l’esempio, ma dopo la prima guerra mondiale il sistema aureo adottato scomparve per via dell’instabilità economica venutasi a creare, le banche centrali allora dovettero provvedere a creare il <strong>Gold Exchange Standard</strong>, andando ad accostare alla riserva aurea valuta convertibile, e dichiararono di conseguenza alcune monete direttamente convertibili in oro a discapito di altre.<br />
Era possibile però, con la propria moneta nazionale (quando non rientrava nelle valute direttamente convertibili) il cambio in valuta convertibile (dollaro, franco francese, sterlina, etc.) e procedere poi alla conversione in oro.<br />
Nel 1931 in Inghilterra e nel 1934 negli Stati Uniti d’America, venne sospesa la possibilità di convertire moneta in oro, e venne vietato ai privati cittadini di fare tale uso della valuta.<br />
Nel 1944 Inghilterra e Stati Uniti presero iniziativa per riunire 44 paesi nel Fondo Monetario Internazionale (FMI) e venne stabilito quello che doveva essere il prezzo dell’oro.<br />
Questo sistema prese il nome di <strong>Bretton Woods</strong>, la piccola cittadina balneare degli U.S.A. nel New Hampshire dove venne indetta questa staordinaria riunione.<br />
Per essere partecipe dell’FMI ogni paese doveva versare una quota in oro ed un’altra in moneta nazionale, e stabilire il valore di quest’ultima pari a quello dell’oro, oppure al valore del dollaro.<br />
Negli anni subito dopo la seconda guerra mondiale, paesi come la Francia e la Svizzera, resero legale la negoziazione dell’oro.<br />
Dopo l’abolizione, da parte dell’amministrazione Nixon negli U.S.A. nel 1971, della convertibilità dollaro/oro, nel 1976 i paesi appartenenti all’FMI abolirono il prezzo ufficiale dell’oro, vennero restituite parti delle quote di oro ai rispettivi paesi che avevano contribuito alla nascita dell’FMI e altro oro venne destinato all’impiego di aiuto per i paesi in via di sviluppo.<br />
Nel 1979 venne istituito il Sistema monetario Europeo, e l’ECU (European Currency Unit) svolse la funzione di prima valuta (anche se virtuale) europea.<br />
In cambio di ECU i paesi membri dell’Unione Europea, dovevano contribuire attingendo dalle riserve di oro e dollari.<br />
L’oro ha accompagnato come pochi altri metalli preziosi la  storia dell’economia e della valuta.
</p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche dell’oro</a></h3>
<p>
L’oro presenta un colore giallo, colore che può cambiare quando viene legato con altri metalli, quali argento, rame, platino, etc.<br />
Anche per via dell’estrema duttilità dell’oro, viene combinato sovente con altri metalli per conferirne maggiore resistenza, risulta infatti molto morbido per essere lavorato da solo.<br />
L’oro risulta avere ottime caratteristiche di conduttore elettrico, che ben resiste all’ossidazione ed all’usura del tempo, e viene impiegato non solo per la produzione di oggetti di gioielleria, ma anche ad esempio come nobile conduttore elettrico nei componenti di <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettronica/alta-fedelta.html" title="Alta fedelt&agrave;"><strong>alta fedeltà</strong></a>, data la qualità pratica che è in grado di offrire.<br />
Quando l’oro risulta legato ad latri metalli, ovviamente ne diminuisce la purezza, per questo si utilizza la misurazione in carati per stabilire il grado di purezza dell’oro.<br />
Il sistema di misurazione universalmente riconosciuto, stabilisce che l’oro è puro quando risponde a <strong>24 carati</strong>.<br />
Come tutti i metalli preziosi viene quotato al grammo, oppure all’oncia, che equivale a  28,3 grammi circa.<br />
Quando l’oro viene estratto sovente viene trovato contenente basse percentuali di argento, che via via aumentando <em>colorano</em> l’oro di bianco diminuendo l’intensità dell’oro stesso.<br />
L’estrazione dell’oro è davvero modesta rispetto alla quantità di minerale trattato, pari a circa 0,5 parti per milione (ppm).<br />
L’oro però trova la sua collocazione in natura nei depositi fluviali, detritici, nonché in giacimenti a tutti gli effetti.<br />
Cambia quindi il procedimento di estrazione per ogni tipo di deposito aureo: l’oro presente nell’acqua può essere recuperato tramite filtrazione e poi aspirato, mentre nei giacimenti si rende necessario lo scavo con una notevole mole di manodopera.
</p>
<h3>&#9658; <a id="lavorazione">Lavorazione dell’oro</a></h3>
<p>
La lavorazione dell’oro ha compresibilmente seguito alla storia del metallo una storia altrettanto ricca nella sua lavorazione.<br />
La grande esperienza acquisita nel corso dei secoli, ha permesso all’uomo di affinare le tecniche di lavorazione dell’oro combinandolo anche con altri metalli, dal 1700 in avanti iniziarono a nascere veri e propri laboratori, piccole aziende, per soddisfare la richiesta di gioielli in oro da parte dei ceti sociali più abbienti che non hanno mai rinunciato al possedere preziosi.<br />
L’industria orafa oggi, è arrivata a livelli stilistici e di design davvero notevoli, producendo oggetti sempre più spesso caratterizzati da originalità e qualità.<br />
I gioielli che sono <em>passati di moda</em> per il loro design e lavorazione, sovente vengono fusi e smontati per riutilizzare il metallo in nuove produzioni, questo spiega in parte la difficile reperibità e relativi costi dei gioielli antichi ancora presenti oggi.<br />
Grazie all’abilità raggiunta dai maestri orafi e dal benessere economico cui diverse persone dispongono, è possibile acquistare e decidere di far realizzare <em>su misura</em> qualsiasi tipo di oggetto che entrerà a far parte dei gioielli preziosi: anelli, girocollo, bracciali, portachiavi, ciondoli, orecchini, pendenti, etc.<br />
L’oro esercita da sempre sull’uomo un fascino indiscusso, ed è un metallo che ben si presta anche come forma di investimento oltre che come gioiello ornamentale.</p>
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		<title>Platino</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 11:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Acquistare un gioiello in platino equivale a fare un investimento, piccolo o grande che possa essere. Ovviamente, acquistare un gioiello in platino attraverso internet, è impensabile. Internet però, può risultare utile nell&#8217;acquire maggiori informazioni riguardo i propri acquisti. &#9830; Cenni storici &#9830; Gioielli in platino &#9830; Anelli in platino I gioielli in platino devono avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Acquistare un gioiello in platino equivale a fare un investimento, piccolo o grande che possa essere.<br />
Ovviamente, acquistare un gioiello in platino attraverso internet, è impensabile.<br />
Internet però, può risultare utile nell&#8217;acquire maggiori informazioni riguardo i propri acquisti.
</p>
<p><span id="more-222"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<p>&diams; <a id="gioielli">Gioielli in platino</a></h2>
<h2>&diams; <a id="anelli">Anelli in platino</a></h2>
<p>
I gioielli in platino devono avere la definizione PT950 sulla punzonatura.<br />
In Italia per legge tutti i metalli pregiati devono avere la punzonatura, per poterli chiaramente contraddistinguere e classificare.<br />
Rivolgendosi ad una gioielleria, è giusto attendersi una buona presentazione dei prodotti, ed essere messi in condizione di poter valutare con attenzione il gioiello che si intende acquistare.
</p>
<p>
In base a differenti tipologie di polizze assicurative, i gioellieri possono avere determinati limiti nella quantità dei gioielli in loro possesso, quindi se si ritiene la gamma della scelta non soddisfacente, possiamo fare espressa richiesta al gioielliere se esiste la possibilità di proporci, magari in un secondo momento, una scelta più ampia.<br />
Ovvio che, per un acquisto di tale importanza come un gioiello di platino, è bene consultare più rivenditori per essere maggiormente consapevoli del rapporto qualità/prezzo dei prodotti offerti.<br />
Sulla qualità del platino certamente non devono sussitere dubbi di sorta, ma come per tutti i settori merceologici è possibile trovare un prodotto con similari caratteristiche qualitative a prezzo inferiore, magari perchè un rivenditore riesce ad avere vendite ed introiti diversi da un altro per quanto riguarda uno specifico articolo.
</p>
<p>
Regalare un gioiello in platino, è certamente uno squisito gesto verso la persona amata, capace di trasformare quel preciso momento in un istante indelebile nella memoria.<br />
Vale dunque la pena soffermarsi e spendere tempo in più sull&#8217;acquisto, perchè del dono che si va a fare si ha tutta l&#8217;intenzione che rimanga per sempre in possesso della persona amata.
</p>
<p>
Un gioiello in platino può essere un nobile gesto d&#8217;amore.
</p>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici del platino</a></h3>
<p>
Il <strong>platino</strong> risulta essere un prezioso e magnifico metallo che trova origini davvero antiche.<br />
Iniziò a godere di una certa fama all’incirca nel 1800, ma le sue origini sono ben più remote, fino a perdersi nell’antichità dei tempi.<br />
Già circa cento anni prima dell’800 questo pregiato metallo iniziò a <em>stregare</em> ricchi ed alchimisiti, ma sin dai tempi dell’Antico Egitto, alle civlità pre colombiane, risultava conosciuto ed apprezzato.<br />
Certamente oggi il platino è in assoluto uno dei metalli pregiati favoriti in assoluto dai facoltosi, ma non solo.<br />
Le origini del platino risalgono addirittura a quasi due miliardi di anni or sono, studiosi infatti affermano che, durante l’impatto più antico cui si sia a conoscenza di meteoriti sulla terra, precipitarono frammenti meteoritici saturi di metalli, tra i quali il <strong>platino</strong>.<br />
Gli archeologi e studiosi, affermano che tra le scoperte archeologiche che risalgono intorno al 1200 a.c. si siano rinvenuti gioielli e ornamenti di quel periodo contenenti oro e platino.<br />
A quanto sembra anche le civiltà pre colombiane usavano il platino, rinvenuto insieme ad ornamenti di oro che servivano agli indigeni come oggetti di culto e facenti parte dei loro costumi.<br />
Dopo il 1700 circa, il platino iniziò ad essere commerciato anche in Europa, Luigi XVI fece forgiare dai migliori gioiellieri di Francia oggetti e ornamenti che riteneva <em>adatti</em> alla sua regale persona.<br />
Nel 1795 sempre la Francia inoltre fu il primo paese ad adottare il sistema metrico decimale, e per realizzare il <em>chilo</em> e il <em>metro</em> che sono ancor oggi misure di riferimento, impiegarono il platino, proprio in virtù della sua inalterabilità nel tempo.<br />
Ad oggi il platino non ha mai smesso di affascinare maestri orafi e designer di gioielli.
</p>
<h3>&#9658; <a id="top">Gioielli in platino</a></h3>
<p>
Acquistare un gioiello in platino equivale a fare un investimento, piccolo o grande che possa essere.<br />
Ovviamente, acquistare un gioiello in platino attraverso internet, è impensabile.<br />
Internet però, può risultare utile nell&#8217;acquire maggiori informazioni riguardo i propri acquisti.
</p>
<p>
I gioielli in platino devono avere la definizione PT950 sulla punzonatura.<br />
In Italia per legge tutti i metalli pregiati devono avere la punzonatura, per poterli chiaramente contraddistinguere e classificare.<br />
Rivolgendosi ad una gioielleria, è giusto attendersi una buona presentazione dei prodotti, ed essere messi in condizione di poter valutare con attenzione il gioiello che si intende acquistare.
</p>
<p>
In base a differenti tipologie di polizze assicurative, i gioellieri possono avere determinati limiti nella quantità dei gioielli in loro possesso, quindi se si ritiene la gamma della scelta non soddisfacente, possiamo fare espressa richiesta al gioielliere se esiste la possibilità di proporci, magari in un secondo momento, una scelta più ampia.<br />
Ovvio che, per un acquisto di tale importanza come un gioiello di platino, è bene consultare più rivenditori per essere maggiormente consapevoli del rapporto qualità/prezzo dei prodotti offerti.<br />
Sulla qualità del platino certamente non devono sussitere dubbi di sorta, ma come per tutti i settori merceologici è possibile trovare un prodotto con similari caratteristiche qualitative a prezzo inferiore, magari perchè un rivenditore riesce ad avere vendite ed introiti diversi da un altro per quanto riguarda uno specifico articolo.
</p>
<p>
Regalare un gioiello in platino, è certamente uno squisito gesto verso la persona amata, capace di trasformare quel preciso momento in un istante indelebile nella memoria.<br />
Vale dunque la pena soffermarsi e spendere tempo in più sull&#8217;acquisto, perchè del dono che si va a fare si ha tutta l&#8217;intenzione che rimanga per sempre in possesso della persona amata.
</p>
<p>
Un gioiello in platino può essere un nobile gesto d&#8217;amore.
</p>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici del platino</a></h3>
<p>
Il <strong>platino</strong> risulta essere un prezioso e magnifico metallo che trova origini davvero antiche.<br />
Iniziò a godere di una certa fama all’incirca nel 1800, ma le sue origini sono ben più remote, fino a perdersi nell’antichità dei tempi.<br />
Già circa cento anni prima dell’800 questo pregiato metallo iniziò a <em>stregare</em> ricchi ed alchimisiti, ma sin dai tempi dell’Antico Egitto, alle civlità pre colombiane, risultava conosciuto ed apprezzato.<br />
Certamente oggi il platino è in assoluto uno dei metalli pregiati favoriti in assoluto dai facoltosi, ma non solo.<br />
Le origini del platino risalgono addirittura a quasi due miliardi di anni or sono, studiosi infatti affermano che, durante l’impatto più antico cui si sia a conoscenza di meteoriti sulla terra, precipitarono frammenti meteoritici saturi di metalli, tra i quali il <strong>platino</strong>.<br />
Gli archeologi e studiosi, affermano che tra le scoperte archeologiche che risalgono intorno al 1200 a.c. si siano rinvenuti gioielli e ornamenti di quel periodo contenenti oro e platino.<br />
A quanto sembra anche le civiltà pre colombiane usavano il platino, rinvenuto insieme ad ornamenti di oro che servivano agli indigeni come oggetti di culto e facenti parte dei loro costumi.<br />
Dopo il 1700 circa, il platino iniziò ad essere commerciato anche in Europa, Luigi XVI fece forgiare dai migliori gioiellieri di Francia oggetti e ornamenti che riteneva <em>adatti</em> alla sua regale persona.<br />
Nel 1795 sempre la Francia inoltre fu il primo paese ad adottare il sistema metrico decimale, e per realizzare il <em>chilo</em> e il <em>metro</em> che sono ancor oggi misure di riferimento, impiegarono il platino, proprio in virtù della sua inalterabilità nel tempo.<br />
Ad oggi il platino non ha mai smesso di affascinare maestri orafi e designer di gioielli.
</p>
<h3>&#9658; <a id="anelli">Anelli in platino</a></h3>
<p>
Un <strong>anello in platino</strong> è quanto di meglio si possa regalare per esprimere i profondi sentimenti che proviamo per la persona amata.<br />
Chiaramente i sentimenti non hanno bisogno di preziosi ornamenti e gioielli per manifestarsi, ma almeno una volta nella vita, come si suol dire, forse vale la pena di imprimere nella memoria particolari momenti degni di essere ricordati per sempre.
</p>
<p>
Un anello in platino si adatta perfettamente a questo tipo di esigenze.<br />
Esigenze uniche, come è unico il platino.
</p>
<p>
Sin dai tempi più remoti dell’antichità il platino risulta il metallo pregiato che mai ha smesso di esercitare un fascino unico sulle persone, e su chi lo possiede.<br />
Nobile tra i metalli più nobili, gode certamente di un fascino inconfondobile: meno <em>appariscente</em> dell’oro, ma in potere di esercitare bagliori che non si possono dimenticare.
</p>
<p>
Indimenticabili bagliori per un indimenticabile storia d’amore.<br />
Perchè allora non renderla eterna con un <strong>anello in platino</strong>?<br />
Per una volta nella vita, perchè non con un anello in platino con <em>pietre</em> di diamante incastonate?
</p>
<p>
Un <strong>anello in platino</strong> è <em>qualcosa in più</em>.<br />
Quel qualcosa in più capace di rendere indelebile un ricordo.<br />
Perchè nulla come il platino è in grado di misurare il tempo.<br />
Il tempo interminabile e fuggente di una relazione importante.</p>
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		<title>Orologio</title>
		<link>http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/orologio.html</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 10:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[L’orologio: instancabile strumento di misurazione del tempo. Misurare il tempo, è un’esigenza che ha accompagnato l’uomo sin dalla sua nascita. Via via che l’evoluzione dell’essere umano è progredita, questa esigenza si è fatta sempre più necessaria, ed ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo con quella della sua intelligenza, grazie alla quale l’uomo stesso è riuscito a pensare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>orologio</strong>: <em>instancabile strumento</em> di misurazione del tempo.<br />
Misurare il tempo, è un’esigenza che ha accompagnato l’uomo sin dalla sua nascita.<br />
Via via che l’evoluzione dell’essere umano è progredita, questa esigenza si è fatta sempre più necessaria, ed ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo con quella della sua intelligenza, grazie alla quale l’uomo stesso è riuscito a pensare, progettare e costruire uno strumento sempre più affidabile e preciso atto a misurare il tempo: l’<strong>orologio</strong>.</p>
<p><span id="more-248"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#da_polso">Orologio da polso</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#da_tasca">Orologio da tasca</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#movimento_quarzo">Movimento al quarzo</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#ricarica">Ricarica orologio</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#modelli">Modelli di orologi</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#acquistare">Come acquistare</a></h2>
<p>
La <strong>meridiana</strong> è stato il primo strumento di misurazione del tempo con cui l’uomo si è cimentato: sono passati milleni da allora, si parla del periodo a.C.<br />
Quando l’uomo iniziò a mettere a punto mezzi di navigazione, si trovò costretto a misurare il tempo nella maniera più precisa ed affidabile che gli fosse possibile: da un dato errato poteva anche sbagliare una rotta, saper misurare il tempo si comprese subito che era di vitale importanza.<br />
Clessidre, orologi ad acqua, oppure quelli a candela usati nel medioevo, non potevano certo essere considerati soddisfacenti per compiere una traversata ad esempio, non poteva bastare come riferimento per capire con sufficiente precisione il tempo trascorso.<br />
Nel caso di previsioni ottenute da calcoli su quanto tempo potesse occorrere svolgere un determinato viaggio, se non si avessero avuti riscontri affidabili tutti i calcoli di previsione sarebbero stati vani.<br />
I primi esemplari di <strong>orologio meccanico</strong> pare possano risalire attorno all’anno 1.000 d.C.<br />
Con il proseguire dei secoli gli orologi iniziarono a diventare familiari per i monaci, che potevano meglio sfruttare il tempo da impiegare nelle loro attività.<br />
Facendo un salto nel tempo al 18° secolo, il governo britannico mise in palio un cospicuo premio in denaro per l’artigiano che fosse riuscito a costruire il più preciso ed affidabile <strong>orologio</strong> che doveva proprio servire alla navigazione.<br />
Grazie al continuo studio dell’uomo ed all’applicazione pratica della teoria, l’<strong>orologio</strong> diventò ben presto anche prezioso gioiello da indossare e sfoggiare, prezioso due volte: per la sua irrinunciabile e pratica funzione di misurazione del tempo, e prezioso perchè realizzato anche con metalli nobili, quali argento, oro, platino.<br />
La <strong>macchina di Anticitera</strong> è il reperto in assoluto più antico tra quelli ritrovati, atto a misurare il tempo, in grado di calcolare il sorgere del sole, la fase lunare, un meraviglioso calcolatore che eseguiva numerose operazioni, strumento che risale cira al 100 a.C.<br />
I primi modelli di <strong>orologio meccanico</strong> comparvero intorno al XIII° secolo, e mostravano comunque le caratteristiche tipiche degli orologi meccanici costruiti in tempi più recenti.<br />
Non erano dotati di quadrante con lancette, bensì di una suoneria che squillava ogni tot tempo trascorso.<br />
Il principio di funzionamento dell’orologio meccanico è basato su di un <strong>motore</strong>, nei primi modelli realizzato con un peso distribuito sulla circonferenza di un cilindro, la cui lenta rotazione si rendeva possibile via via che gradatamente il peso scendeva;<br />
un dispositivo di ruote dentate che, collegate al cilidro, potevano ruotare;<br />
una <strong>ruota di scappamento</strong> che che controllava l’intero movimento degli ingranaggi, arrestando, a tempi prestabiliti, la discesa del peso.
</p>
<h3>&#9658; <a id="da_polso">Orologio da polso</a></h3>
<p>
L’<strong>orologio da polso</strong> è stato creato in un primo momento solo per la donna, l’uomo era solito portare l’orologio da tasca.<br />
I primi orologi da polso risalgono alla fine del XIX secolo. Essendo creati per la donna, assunsero da subito anche il ruolo di gioielli.<br />
Purtroppo anche la guerra fa parte della storia dell’umanità, e proprio nel primo conflitto mondiale si scoprì l&#8217;’estrema utilità dell’<strong>orologio da polso</strong>, molto comodo e di veloce informazione visiva, piuttosto che doverlo estrarre dalla tasca come si era soliti usare.<br />
Per effettuare attacchi in modo coordinato, le truppe belliche vennero equipaggiate anche con orologi da polso.<br />
La produzione del prodotto quindi si estese su scala industriale, ed al finire della prima guerra l’orologio da polso consolidò ben presto il suo successo commerciale.<br />
I primi modelli ovviamente prevedevano una carica manuale, si dovette aspettare fino al 1957 per vedere funzionante il primo modello di orologio con funzionamento elettrico grazie all’ausilio di una batteria, che andava a sostituire la molla del meccanismo di precisione.<br />
Nel 1963 invece venne prodotto il primo modello di orologio da polso con movimento al quarzo.<br />
Negli anni 70 presero piede gli orologi digitali, che affiancarono quelli, solo analogici fino ad allora, nella produzione.<br />
Questi orologi permettono di visualizzare l’ora grazie alle cifre sul display invece che le tradizionali lancette.<br />
Quando venne introdotto sul mercato il microprocessore, questo permise di costruire orologi con funzioni spesso <em>dilettevoli</em> quali calcolatrice, videogiochi, etc.<br />
I materiali impiegati nella costruzione di orologi da polso sono diversificati; non solo i metalli nobili come platino, oro, argento, acciaio e oro utilizzati sempre nei modelli più prestigiosi dell’orologeria, ma bensì anche la plastica (ricordaimo lo Swatch) oppure il solo acciaio,<br />
Un buon orologio non può prescindere dall’essere costruito in metallo, se non pregiato, almeno in acciaio, per garantire una certa struttura affidabile del prodotto ed una sua durata nel tempo.<br />
Il meccanismo di precisione è il vero cuore pulsante dell’orologio, e ad oggi troviamo modelli piuttosto affidabili ad un prezzo non eccessivo grazie alla enorme commercializzazione.<br />
Se invece abbiamo denaro da spendere, troviamo quanto di meglio i maestri orafi sanno offrire, in termini di prestigio e qualità del prodotto.
</p>
<h3>&#9658; <a id="da_tasca">Orologio da tasca</a></h3>
<p>
L’<strong>orologio da tasca</strong> non ha mai smesso di esercitare il suo fascino, trovò diffusione prima dell’orologio da polso, il suo utilizzo venne in gran parte sostituito da quest’ultimo per motivi di praticità, pur senza rinunciare alla qualità ed all’eleganza.<br />
Un orologio da tasca però, ha sapore di tempi lontani, di storia, di fascino.<br />
Ancora oggi è possibile trovare pezzi pregiati che arrivano da un tempo lontano, perfettamente conservati e funzionanti destinati a rimanere gioielli cui investire denaro.<br />
Orologi da tasca come quelli prodotti da Patek Philippe, Breguet, tanto per citare due nomi, sono oggetto ambìto per ogni collezionista, di orologi e/o di antiquariato.<br />
Certo acquistare un orologio da tasca oggi, di poco valore e fabbricato con materiali non idonei, è una cosa piuttosto inutile, senza senso.<br />
Un orologio da tasca è fatto per chi vuole <strong>guardare</strong> il tempo, lo vuole <strong>osservare</strong>, per chi non ha timore di <em>fermarsi un attimo</em> e ritagliarsi quel piccolo spazio di tempo necessario a contemplare quel piccolo pezzo di storia che si porta in tasca: il suo orologio.<br />
La <em>catena</em> risulta essere parte integrante dell’orologio stesso, il cui compito è sostenere all’occhiello il prezioso oggetto che tiene legato a sé.<br />
Quindi è sempre in perfetto stile con la manifattura dell’orologio stesso.<br />
Il mercato di questa tipologia di prodotto, è certamente più ristretto rispetto all’orologio da polso, quindi è bene rivolgersi a rivenditori specializzati che ben conoscono l’argomento orologio da tasca, la sua storia, i marchi dei prodotti migliori.<br />
In quanto a meccanica, estetica, preziosità, possiamo trovare quanto di meglio la storia dei grandi marchi è stata capace di produrre.<br />
Si tratta di oggetti dalla fine lavorazione, dal design prettamente stilizzato, che rispecchia il periodo storico e l’architettura stilistica del periodo stesso, pezzi pregiati da possedere e conservare.
</p>
<h3>&#9658; <a id="movimento_quarzo">Orologio al quarzo</a></h3>
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L’<strong>orologio al quarzo</strong> ottiene il suo movimento grazie alla capacità di vibrazione dei cristalli di quarzo, movimentati da una batteria.<br />
Il cristallo di quarzo deve essere adeguatamente tagliato, e produce un numero ben preciso di vibrazioni al secondo: ecco calcolato il tempo.<br />
Ad ogni numero di vibrazioni corrisponde un lasso di tempo ben preciso. Nell’orologio da polso la frequenza di vibrazioni ogni secondo è di 32.768.<br />
Per poter impiegare cristalli di quarzo più piccoli e permettere lavori più sofisticati ove ci sia una limitata disponibilità di spazio, la <strong>frequenza caratterista</strong> delle vibrazioni può essere moltiplicata, tale frequenza viene definita <strong>armonica</strong> ed è sempre un multiplo della frequenza caratteristica di base.<br />
Nel caso di un display digitale, questo rende disponibili le cifre andando a <em>tradurre</em> il tempo trascorso di modo che possa essere visualizzato.<br />
In questo caso viene mostrato l’orario preciso del’istante, prima di passare al valore successivo tascorso un determinato lasso di tempo: visualizzazione in minuti, in secondi, etc.<br />
Il tipo di display più utilizzato risulta essere quello a cristalli liquidi, molto leggero, di basso consumo energetico, ed esteciamente accattivante soprattutto nei modelli di ultima generazione.<br />
Il movimento al quarzo può naturalmente essere impiegato anche con un quadrante a lancette; le vibrazioni prodotte dal quarzo vanno a dare istruzioni ad un motore elettrico che di conseguenza movimenta i meccanismi che muovono poi le lancette.<br />
Le lancette nell’orologio analogico ottengono l’informazione grazie al tempo misurato e che rendono quindi visibile.<br />
Ovvero: la misurazione del tempo viene calcolata per analogia con il fenomeno fisico che produce il movimento.<br />
Si pensi ad una clessidra con sabbia: una certa quantità di sabbia che passa nel contenitore sottostante impiegando uno spazio prestabilito di tempo.<br />
Il design di un elegante orologio meccanico può essere abbinato alla precisione affidabile del movimento al quarzo.
</p>
<h3>&#9658; <a id="ricarica">Ricarica dell’orologio</a></h3>
<p>
Quando l’orologio è automatico, si deduce facilmente che provvede da sé alla carica che altrimenti andrebbe effettuata da chi porta l’orologio.<br />
La carica automatica si rende possibile grazie ad un rotore. Ad ogni movimento effettuato, la massa rotante ruota sul proprio asse, con l’impiego di ingranaggi trasmette l’energia alla molla di carica.<br />
La molla è opportunamente dotata di un dispositivo atto a sospendere la carica quando questa risulta sufficiente, in caso di movimenti continui e frequenti del polso si andrebbe inevitabilmente incontro a carica eccesiva e conseguente rottura dei meccanismi.<br />
La rotazione del rotore può avvenire in entrambi i sensi, orario e antiorario (<em>mai definizione fu più idonea!</em>), denominate <strong>monodirezionale</strong> e <strong>bidirezionale</strong>.<br />
Indubbio che quest’ultima è capace di sfruttare in maniera ottimale qualsiasi tipo di movimento proiettato sull’orologio.<br />
Un movimento comunque minimo, è in grado di determinare la ricarica automatica dell’orologio.<br />
Maggiore sarà l’immobilità dello stesso, minore risulterà il tempo utilie di ricarica.<br />
Del resto c’è anche chi preferisce il buon orologio meccanico, e mai ne farebbe a meno.<br />
Per questioni affettive, convinzioni personali&#8230;ovviamente nessuno discute della maggiore precisione di misurazione del movimento al quarzo, ma esistono veri gioielli meccanici capaci comunque di avere tolleranze di errore davvero molto ridotte, tanto che possiamo tranquillamente non preoccuparcene.<br />
Il fascino di un orologio meccanico è indiscusso, e accompagna letteralmente l’evoluzione ed il progresso stesso dell’uomo.<br />
Del resto, pur sfruttando la precisione del quarzo molto spesso l’aspetto del quadrante è identico a quello di un orologio meccanico, da qui possiamo comprendere che il classico non passa mai di moda.
</p>
<h3>&#9658; <a id="modelli">Modelli di orologio</a></h3>
<p>
Orologio classico, sportivo casual, da donna, da uomo, unisex, analogico, digitale, con movimento al quarzo ma quadrante analogico.<br />
C’orologio e orologio, e ciascuno con caratteristiche ben delineate, anche se il prodotto risulta buono di base, non ha davvero limiti.<br />
Un buon <strong>orologio da polso</strong> è in grado di sostenere diverse qualità: robustezza, precisione, affidabilità, impermeabilità, più pretendiamo dal prodotto più i costi salgono, è ovvio.<br />
È anche impensabile indossare un orologio, fine prodotto della migliore gioielleria, per fare rafting.<br />
Nella pratica di attività sportive è più sensato avere al proprio polso un orologio leggero, affidabile, dotato magari di cronografo, bussola, o altre peculiarità attinenti, ma che risulti adatto all’attività praticata; indossare un classico mentre si fa sport darebbe fastidio anche per la normale sudorazione che avviene durante lo sforzo fisico.<br />
Per ogni sport praticato si trova il prodotto che soddisfi al meglio determinate esigenze, così come per un orologio da indossare in normali attività quotidiane.<br />
Un orologio è un oggetto estremamente personale, nessuno conosce meglio sé stesso per capire quale prodotto voglia ambire, ed in quali condizioni verrà utilizzato.
</p>
<h3>&#9658; <a id="acquistare">Acquistare l’orologio</a></h3>
<p>
La scelta del modello va a dettare una precisa scelta dell’orologio che intendiamo acquistare.<br />
In primis non possiamo non affermare che una orologeria o gioielleria possano offrire quanto di meglio riguardo il prodotto, in termini di meccanica e di estetica.<br />
Toccando il prodotto con mano, ci possiamo effettivamente mettere in condizione di valutare al meglio il prodotto stesso.<br />
Inoltre la garanzia è parte importante di uno strumento di precisione come l’orologio, un buon produttore degno di tale nome è <strong>orgoglioso</strong> di garantire la qualità del suo prodotto.<br />
L’unico limite è imposto dal budget che intediamo applicare alla spesa.<br />
Chi ha la fortuna di potersi permettere <em>pezzi di fine gioielleria e di meccanica</em>, non ha che l’imbarazzo della scelta.<br />
Marchi celeberrimi come <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/patek-philippe-orologi.html" title="Patek Philippe"><strong>Patek Philippe</strong></a>, Girard Perregaux, <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/cartier-orologi.html" title="Cartier"><strong>Cartier</strong></a>, Jaeger Le Coultre, Rolex, <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/audemars-piguet-orologi.html" title="Audemars Piguet"><strong>Audemars Piguet</strong></a>, etc. &#8211; sono in grado di offire quanto di meglio si possa ottenere dalla meccanica di precisione applicata alla misurazione del tempo e contemporaneamente puntare a veri e propri gioielli da indossare al polso.<br />
I costi non sono certo economici: il grande marchio, la sua storia, i metalli preziosi impiegati, platino, oro, diamanti, il fine design altamente stilizzato.<br />
Tutte cose che costano, questi orologi sono frutto di progettazione, di esperienza, di ricerca stilistica, sono oggetti destinati a mantenere inalterato nel tempo il loro valore, anche quando vengono prodotti in acciaio.<br />
L’esperienza ed il sapere di un grande maestro orafo possono dare vita a orologi dalla meccanica invidiabile e dallo stile apprezzabile anche quando non vengono fabbricati con metalli preziosi.<br />
Ognuno di questi singoli <em>pezzi di manifattura pregiata</em> ha una sua storia.<br />
Ogni modello ha il <strong>suo perchè</strong>.<br />
Non dimentichiamo inoltre che in un orologio, che a tutti gli effetti risulta essere un gioiello, il cinturino in pelle da quello in oro od in platino od in latro metallo prezioso, incide notevolmente sul prezzo finale del prodotto.<br />
Nel caso infatti di un cinturino prezioso, questo è un bracciale di gioielleria a tutti gli effetti, finemente lavorato, che va ad arricchire notevolmente il gioiello <strong>orologio</strong>.<br />
Acquistare un orologio può anche essere un’ottima idea di regalo: difficilmente non sarete ricordati con un dono simile.<br />
Ma naturalmente il prezzo offre una vasta scelta, possiamo comunque acquistare buoni prodotti senza investire cifre di denaro che per molti sono proibitive.<br />
Marchi come <em>Citizen, Casio</em> ad esempio, offrono prodotti qualitativamente apprezzabili compresi in una fascia di prezzo accessibile ai più, producendo anche pezzi di qualità più elevata nelle fasce di prezzo superiori.<br />
Acquistare un orologio può essere sempre un regalo, che facciamo a noi stessi od alla persona cui intendiamo farne dono, può essere sempre un momento speciale, da assaporare.<br />
Lo scandire il tempo oggi, non ha certo perso il fascino dimostrato da un bell’<strong>orologio da polso</strong>.<br />
Maestri artigiani sono in grado di offrire quanto di meglio oggi sia possibile estrapolare dall’orologeria.<br />
In tempi frenetici e caotici come quelli attuali, anche dedicare pochi brevi istanti ad osservare il tempo sul nostro orologio, può risultare un momento intimo e piacevole, soprattutto se decidiamo di farci dono di un orologio caratterizzato da pregevole fattura, non solo per quanto concerne la preziosa parte meccanica, ma anche esteticamente stilizzato.<br />
L’<strong>orologio</strong> non solo può scandire il nostro tempo: ma lo può contraddistinguere.</p>
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		<title>Cartier orologi</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 10:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggettistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cartier è uno dei più anziani creatori di gioielli ed orologi nel mondo, cha ha soddisfatto negli anni anche i capricci più disparati in termini di creazioni ad hoc realizzate espressamente per esponenti reali, star del cinema e del jet set. La reputazione di Cartier gode della fama di concepire e creare tra i più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<strong>Cartier</strong> è uno dei più <em>anziani</em> creatori di gioielli ed orologi nel mondo, cha ha soddisfatto negli anni anche i <em>capricci</em> più disparati in termini di creazioni <em>ad hoc</em> realizzate espressamente per esponenti reali, star del cinema e del jet set.<br />
La reputazione di <strong>Cartier</strong> gode della fama di concepire e creare tra i più pregiati gioielli e prodotti di alta orologeria.<br />
Orologi come il <strong>Santos</strong>, il <strong>Pasha</strong>, hanno contributo a rendere questo marchio uno dei più famosi in assoluto.<br />
Simbolo indiscutibile degli orologi da polso di lusso, <strong>Cartier</strong> ha saputo implementare la sua produzione cercando di rendere, <em>nel possibile</em>, realizzabile il sogno comune a molti di possedere un orologio del celebre marchio parigino.
</p>
<p><span id="more-252"></span></p>
<h2>&#9830; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&#9830; <a href="#modelli">Modelli</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Storia di Cartier</a></h3>
<p>
Nel 1847 <strong>Louis François Cartier</strong> diede vita all’azienda che oggi è uno dei più noti sinonimi di <strong>alta gioielleria</strong>.<br />
In quel periodo storico <strong>Napoleone III</strong> conquistò il potere, il commercio vive una espansione rinnovata, e pochi anni dopo, nel 1859 Cartier trasferisce la sua attività nel cuore della mondanità di Parigi, nel <em>Boulevard des Italiens</em>, dove lo stile ed il disegno dei gioielli di <strong>Cartier</strong> si contraddistinguono per nuova luce, un soffio di aria nuova rispetto alla tradizionale, e più formale, gioielleria fino ad allora rappresentata.<br />
Nel 1874, il figlio <strong>Alfred</strong> inizia la sua collaborazione nell’azienda del padre, espandendo il mercato anche agli orologi, che fino a quel momento erano stati per <strong>Cartier</strong> quasi un <em>diletto</em>, implementò le vendite e questo permise di incrementare il mercato della società.<br />
Nel 1899, <strong>Louis Cartier</strong>, figlio di <strong>Alfred</strong>, che già aveva dimostrato il suo interesse per gli orologi meccanici da tasca, iniziò anch’esso la collaborazione nell’azienda di famiglia, dando il via alla produzione di orologi da parte della società.<br />
Proprio sotto la gestione di <strong>Louis</strong>, la società è destinata a raggiungere ulteriore importanza a livello internazionale, la cui sede è più che mai situata nel cuore della gioielleria per eccellenza, perchè nel frattempo, altri gioiellieri si sono stabiliti nelle vicinanze del celebre creatore, contribuendo a far crescere il quartiere sino a farlo diventare uno dei più esclusivi e lussuosi, situato nelle immediate vicinanze di <em>Place Vendome</em>.<br />
Come tutti i grandi marchi, <strong>Cartier</strong> più che seguire le tendenze ne crea di nuove, imponendo al mercato la grande perspicacia creativa ed imprenditoriale di <strong>Louis</strong>, nipote del fondatore.<br />
Le sue innovazioni hanno saputo dare vita a nuove interpretazioni stilistiche, non perdendo però di vista il gusto classico che fino a quel periodo era stato dominante, quindi avanguardia di stile senza tralasciare il buon gusto e l’eleganza del design.<br />
Fu proprio lui ad impiegare il platino decretandone l’elegante utilizzo nelle creazioni di gioielleria, fu sempre lui ad introdurre nel mercato il <em>ghiotto</em> abbinamento platino/diamanti nelle creazioni che saranno destinate ad entrare nella storia della gioielleria.<br />
Nel 1902 la Maison decide di aprire a Londra una sede, per soddisfare la richiesta della nobiltà inglese, questo ulteriore sviluppo contribuisce in maniera determinante a decretare <strong>Cartier</strong> come il più famoso gioielliere del mondo.<br />
Grazie a <strong>Pierre e Jacques</strong>, fratelli di <strong>Louis</strong> e figli di <strong>Alfred Cartier</strong>, la società è destinata a prosperare e consolidare la propria autorevolezza, esclusività, nell’ambito della più fine gioielleria, tanto da essere considerata dai regali britannici la massima espressione di gioielleria.<br />
E con clienti di <em>tale calibro</em> non è difficile comprendere quanto sia più semplice espandere il proprio mercato.<br />
Il 1904 si rivela un altro anno particolarmente importante per la Maison parigina.<br />
<strong>Alberto Santos Dumont</strong>, aviatore, esprime all’ amico <strong>Louis François Cartier</strong> la sua impossibilità di leggere rapidamente le ore durante il volo, fino a quel momento era possibile con gli orologi da tasca.<br />
Allora, il fondatore della Maison, creando una collaborazione tra la sua azienda ed il maestro orologiaio <strong>Edmond Jaeger</strong>, crea un orologio da polso, atto a soddisfare l’amico pilota che può così dare la massima concentrazione al volo leggendo le ore molto velocemente guardando il polso.<br />
Questo modello da polso dalla particolare (per quei tempi) forma quadrata, piatto, si rivelò molto gradito dall’amico aviatore, e l’orologio venne coniato proprio con il nome di <strong>Santos</strong>.<br />
Un modello destinato ad entrare negli annali dell’orologeria, ed il suo successo andò ben oltre la soddisfazione del pilota, riscuotendo tra il pubblico numerose richieste, incrementando ancora i clienti di <strong>Cartier</strong>.<br />
Il 1904 fu anche l’anno di morte del fondatore, ma i suoi eredi continuarono al meglio l’atività imprenditoriale ad alto livello.<br />
Altro anno importante fu il 1907, dove <strong>Cartier</strong> stipulò un contratto proprio con <strong>Jager</strong> che si impegnava a produrre i movimenti esclusivamente per gli orologi della Maison.<br />
L’attività continuò a prosperare, Londra, New york, San Pietroburgo, i più ricchi e facoltosi impararono a conoscere ed affezionarsi al marchio <strong>Cartier</strong> tanto da decretarne un ulteriore successo, a questo punto a livello mondiale, nell’ambito dell’orologeria e gioielleria, perchè anche in questa la creatività e l’innovazione stilistica della Maison contribuì a creare modelli dalle forme nuove ed innovative atte a soddisfare i gusti più esigenti.<br />
Il secolo da poco iniziato dettava nuove linee, nuove forme, la velocità era simbolo del progresso nascente, ed i disegni artistici, archittettonici, si adeguavano ad un nuovo modo di concepire lo stato dell’arte.<br />
Modelli come il <strong>Baignoire</strong> ed il <strong>Tortue</strong>, lanciati sul mercato nel 1912, non fanno che, manco a dirlo, consolidare le già solide basi della <em>Maison</em>.<br />
Negli anni seguenti, il <em>mantello della pantera</em> diventa fonte di ispirazione nel disegnare gioielli creati con onice e diamanti, il <strong>Tortue</strong> ad esempio è stilizzato secondo questo criterio all’epoca particolarmente apprezzato dal gusto dei facoltosi clienti.<br />
Anche a <strong>New York</strong> il marchio <strong>Cartier</strong> ha gettato le basi per entrare e rimanere a pieno titolo nella storia, non solo degli orologi, ma anche dei gioielli, attività che occupa un ruolo primario nelle creazioni della <em>Maison</em>, sempre alla ricerca di nuovi stili estetici grazie anche al contributo importante di abili disegnatori, creatori innovativi che sanno anticipare al meglio quelli che saranno i gusti contemporanei.<br />
Nel 1932, il nuovo modello di orologio impermeabile creato appositamente per il <strong>Pasha di Marrakesh</strong>, non fa che elevare ulteriormente il prestigio di <strong>Cartier</strong>.<br />
Nonostante il contratto stipulato anni prima con <strong>Edward Jaeger</strong> che produce movimenti esclusivamente per la Maison parigina, <strong>Cartier</strong> utilizza anche movimenti di altri grandi maestri orologiai, quali <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/audemars-piguet.orologi.html" title="Audemars Piguet"><strong>Audemars Piguet</strong></a>, <strong>Vacheron Constantin</strong> e <strong>Movado</strong>.<br />
In questo priodo <strong>Cartier</strong> iniziò a siglare gli orologi con un codice a 4 caratteri stampigliato in prossimità della parte inferiore della cassa, sull’attacco del braccialetto: ancora oggi, collezionisti esigenti si rifiutano di acquisire un <em>Cartier</em> se questo non porta il codice a 4 cifre stampigliato.<br />
Nel 1942 il geniale ed innovativo creatore <strong>Louis Cartier</strong> muore, ed i successori sembrano purtroppo non essere in grado di continuare sulle sue orme nel modo migliore, rispettando l’elevata qualità stilistica ed innovativa che ha sempre caratterizzato tutti i prodotti della maison parigina.<br />
Inizia un periodo piuttosto difficile, <em>stagnante</em> per l’azienda, e nel 1972 un gruppo di investitori acquisisce la Maison mettendo alla guida il solerte <strong>Alain Dominique Perrin</strong>, che contribuisce in modo notevole a risollevare il marchio <strong>Cartier</strong> dopo anni di buio che certo non possono essere pertinenti ad una azienda così prestigiosa.<br />
La collezione <strong>Le Must</strong> e nuove reinterpretazioni del già celebre <strong>Santos</strong> riescono a rilanciare <strong>Cartier</strong> riportando ai fasti di un tempo la Maison, facendola tornare ad essere un simbolo indiscusso nell’alta orologeria, capace di innovare e creare stili e tendenze all’avanguardia con i tempi.<br />
Il noto modello <strong>Tank</strong> proposto sul mercato nel 1917 rimane ad oggi uno dei <em>pezzi</em> più pregiati e conosciuti come il <strong>Santos</strong>, il <strong>Pasha</strong>, il <strong>Panther</strong>, quest’ultimo diventato come <em>riferimento</em> nell’orologio da donna.<br />
Ad oggi la meticolosa, minuziosa, particolare ed artigianale rifinitura negli orologi proposti da <strong>Cartier</strong> fa sì che il livello qualitativo sia particolarmente elevato, in alcuni casi una vera e propria <em>ostentazione</em> di ricchezza, sia per i pregiati materiali impiegati che per fine e certosina lavorazione.<br />
Tuttavia, la vasta gamma di orologi propone una scelta che varia sia in prezzo che in stile andando a ricoprire differenti fasce di mercato, fermo restando il <em>prezzo da pagare</em> relativo al prestigio del marchio.
</p>
<h3>&#9658; <a id="modelli">Modelli orologio Cartier</a></h3>
<p>
Non è possibile non scrivere due righe a proposito del <strong>Santos</strong>, orologio che è parte integrante della storia di <strong>Cartier</strong> nonché ottimo esempio di elevata manifattura di alta orologeria.<br />
Dal movimento meccanico a carica manuale al movimento automatico con grandi complicazioni, il <strong>Santos</strong> può ricoprire le esigenze più disparate.<br />
Sempre caratterizzato dalla forma quadrata, imponente, ma reso più <em>morbido</em> nelle sfaccettature al fine di incontare il gusto contemporaneo, spazia dal <em>classico</em> all’orologio sportivo più raffinato, il caso ad esempio del <strong>Cronografo Santos 100</strong>, metallo prezioso, superfici satinate, è un <em>tributo</em> implicito al <em>vecchio</em> pilota <strong>Alberto Santos Dumont</strong>.<br />
La cassa <em>carré</em>, gli angoli arrotondati, viti in acciaio a vista sulla lunetta del quadrante, e la particolare corona di ricarica poligonale, con gioiello <em>cabochon</em> incastonato, e numeri romani su cui <em>leggere</em> il tempo.<br />
Orologio che vanta più di 100 anni di storia, probabilmente il primo orologio da polso mai creato, è disponibile oggi anche per donna, con modelli di fine fattura ed eleganza, ottima gamma di scelta, sia per uomo che per donna, nella ricchezza dei modelli offerti, senza contare che il mercato dell’<em>usato</em> in questi preziosi è sempre attivo ed in constante stato di domanda/offerta.<br />
Il <strong>Pasha</strong> è un altro <em>pezzo da 90</em> della collezione <strong>Cartier</strong>, anche in questo caso il design stilistico affonda le sue radici storiche in tempi <em>lontani</em>, ma partendo dal disegno originale sono stati <em>sufficienti</em> pochi <em>ritocchi</em> per ottimizzare allo stile contemporaneo il <strong>Pasha</strong>, senza ovviamente perdere il valore dell’orologio, valore che si deve anche al suo disegno, <em>datato</em> ma sempre al passo con i tempi, come ogni creazione all’avanguardia che si rispetti.<br />
La versione <em>classica</em>, oppure il modello con barre verticali e orizzontali, la <em>griglia</em> che copre il quadrante, elegante o sportivo od elegante e sportivo insieme, per arrivare al <strong>Seatimer</strong>: sportivo di lusso.<br />
Impermeabile, numeri arabi, degno erede del suo <em>predecessore</em>.<br />
Il <strong>Tank</strong>, altra dimostrazione di stile, quadrato e rettangolare con quadrante leggibile in larghezza od in altezza secondo i modelli, uomo e donna, numeri romani, e <em>abbondanza</em> di dotazioni dell’orologio, sempre secondo il modello, sia in termini di complicazioni che metalli preziosi anche sul cinturino.<br />
Il <strong>Baignoire</strong>, il <strong>Tortue</strong> con la cassa <em>Tonneau</em> (richiama la forma della <em>botte</em>) sono un’altra dimostrazione dell’innovativo design stilistico che ha da sempre caratterizzato i modelli di orologi <strong>Cartier</strong>.<br />
Come sempre in questi particolari e preziosi <em>segnatempo</em>, ciascuno è dotato di storia propria, come già accennato in altre pagine sarebbe necessario, e giusto per evidenziare al meglio le caratteristiche di ogni modello, scrivere pagine dedicate, in queste poche righe ho cercato solo di citare alcuni tra i modelli che hanno contribuito a rendere il marchio <a href="http://www.cartier.com/"><strong>Cartier</strong></a> famoso nel mondo anche per quanto concerne l’alta orologeria.<br />
Ogni singolo modello è stato concepito e creato per essere degno componente dello <em>state of art</em> di oggetti ricchi di espressione artistica.<br />
Ovvio ricordare che l’acquisto di orologi simili prevede di rivolgersi a rivenditori specializzati ed autorizzati, certificato di garanzia irrinunciabile e per acquistare l’<em>usato</em> è necessario avere competenza adeguata.</p>
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		<title>Patek Philippe orologi</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 10:14:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Possiamo paragonare Patek Philippe per gli orologi con la Rolls Royce delle automobili. Entrambi sinonimi di un certo design, ricerca e perfezione stilistica, buongusto, esclusività del prodotto. La creatività che contraddistingue gli orologi Patek Philippe, ha sempre caratterizzato la società nel proporre i suoi prodotti, la vasta esperienza e più di 70 brevetti fanno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo paragonare <strong>Patek Philippe</strong> per gli orologi con la <strong>Rolls Royce</strong> delle automobili.<br />
Entrambi sinonimi di un certo design, ricerca e perfezione stilistica, buongusto, esclusività del prodotto.<br />
La creatività che contraddistingue gli orologi <strong>Patek Philippe</strong>, ha sempre caratterizzato la società nel proporre i suoi prodotti, la vasta esperienza e più di 70 brevetti fanno di questo marchio uno di quelli che più gode considerazione nella produzione di <strong>alta orologeria</strong>.</p>
<p><span id="more-255"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#PF">Patek Philippe</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#modelli">Modelli</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#acquistare">Come acquistare</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="PF">Patek Philippe</a></h3>
<p>
<strong>Patek Philippe</strong> si fregia del <strong>Sigillo di Ginevra</strong> (<em>Poinçon de Genève</em>), un marchio di qualità che viene conferito secondo rigidi criteri di valutazione ad un ristretto numero di orologi di lusso.<br />
Ogni anno si tiene a Ginevra un’esclusiva fiera dedicata a questo settore: il <strong>Salone Internazionale dell’Alta Orologeria</strong>.<br />
Per ottenere questo importante riconoscimento è necessario porre una scrupolosa, minuziosa, <em>maniacale</em> attenzione nella produzione di ogni singolo componente, meccanismo, ingranaggio.<br />
Quando si parla di orologi da collezione, <strong>Patek Philippe</strong> rappresenta per gli appassionati collezionisti uno degli orologi in assoluto più ambiti e ricercati.
</p>
<h3>&#9658; <a id="storia">Storia di Patek Philippe</a></h3>
<p>
<strong>Antoine Norbert de Patek</strong>, polacco, era immigrato a Ginevra per studiare pittura con <strong>Alexandre Calame</strong>, pittore già conosciuto per la sua abilità di <em>paesaggista</em>.<br />
I due si erano conosciuti in precedenza a Parigi, ma la carriera di artista di <strong>Patek Philippe</strong> ebbe breve durata perchè comprese che la sua <em>vocazione</em> era un’altra.<br />
Iniziò a studiare a fondo i sofisticati meccanismi degli orologi di alta qualità, e fu proprio grazie a questo che avvenne l’incontro con il Ceco-Polacco <strong>Francois Czapek</strong>, ed i due decisero di intraprendere insieme l’attività.<br />
Nel 1839 nacque la <strong>Patek-Czapek</strong>, società con il suo quartier generale a Ginevra.<br />
La nuova impresa nasce con i migliori auspici, e se la cava discretamente bene, anche se rimase una piccola nota nella storia dell’orologeria fino a quando, nel 1844 un incontro fortuito fece conoscere a <strong>Patek</strong> il giovane e promettente maestro orologiaio <strong>Jean Adrien Philippe</strong>, incontro che cambiò la sorte della giovane azienda.<br />
Emigrato dalla Francia, <strong>Philippe</strong> si era distinto per essere riuscito nella costruzione di un orologio da tasca estremamente sottile, che poteva essere ricaricato con la corona invece che con la chiave.<br />
La collaborazione e la società con Czapek continuò, ma Patek offrì al giovane ed ambizioso Philippe un posto come Direttore Tecnico della società.<br />
Nel 1845 però, Patek decise di sciogliere la società con Czapek, e l’azienda continuò portando il solo nome di Patek.<br />
Il giovane Philippe, grande lavoratore e persona particolarmente leale, fece crescere in modo notevole il commercio della società, e nel 1851 Patek decise che era giunto il momento di ricompensare in modo adeguato il suo giovane e valido Direttore Tecnico.<br />
Diede una nuova organizzazione alla società, e da quel momento coinvolse direttamente anche quello che diventerà il suo nuovo socio, nacque così in quell’anno la <strong>Patek Philippe</strong>.<br />
Qui la storia della società inizia davvero a consolidarsi. I due soci sono dotati di inventiva, creatività, ambizione.<br />
Patek è chiaramente portato per la vendita, e promuove il marchio della propria azienda anche oltreoceano, sebbene all’epoca i viaggi così lunghi non erano molto semplici.<br />
Il desiderio però, di promuovere il marchio in ogni parte del mondo fosse possibile, ha spinto Patek a compiere numerosi viaggi per promnuovere l’arte orologiaia rappresentata dalla società.<br />
Potremmo definirlo <em>intrepido viaggiatore</em> che documentava sui suoi diari le avversità incontrate nei suoi viaggi o le difficoltà con altri viaggiatori.<br />
Adrien Philippe d’altro canto, era ben contento di restare a Ginevra e concentrare i suoi sforzi per vigilare quotidianamente sulla produzione dell’azienda, e la sempre crescente diffusione del marchio.<br />
La società continuò a prosperare, regalando ai due soci molte soddisfazioni e gratifiche, Patek sopravvisse fino al 1877, e ricevette anche una onoreficenza da Papa Pio IX.<br />
Philippe, continuò il suo lavoro nella società, e morì nel 1894.<br />
In seguito alla morte dei due talentuosi fondatori, tre impiegati di vecchia data dell’azienda decisero di assumere le redini della società, e divennero soci.<br />
Nel 1901, la Patek Philippe venne riorganizzata come società azionaria con il nome di <strong>Ancienne Manufacture d’Horlogerie Patek Philippe</strong>, venne ricapitalizzata con la somma di 1,6 milioni di franchi, per l’epoca davvero un bel mucchio di soldi, sebbene non siano pochi nemmeno ora, ma per quel tempo stavano davvero a significare la notevole importanza, anche sotto il profilo economico, della società.<br />
Sebbene l’azienda non ha prodotto fino al 1910 i movimenti (<em>ebauches</em>) con il proprio marchio, la qualità degli orologi ha continuato ad essere alta.<br />
È possibile trovare oggetti risalenti a quegli anni, già molto complicati e sofisticati, caratterizzati dal design sobrio, particolari tecnici molto evoluti, frutto di un progetto già innovativo.<br />
Come spesso accade per le aziende più rinomate e prestigiose, <strong>Patek Philippe</strong> ha ricevuto visita, nel suo quartier generale a Ginevra, da parte di molte personalità famose, ricchi uomini d’affari, ed esponenti regali di quel tempo.<br />
Si rese quindi <em>necessario</em>, ed anche strategicamente furbo, costruire un apposito locale dove mostrare tutti i prodotti della società, in pratica una show-room, dove intrattenere cordialmente gli ospiti-clienti e permettere loro di trattare affari in modo del tutto discreto.<br />
Risulta di particolare interesse notare come in quel periodo, <strong>Patek Philippe</strong> produsse orologi secondo precise direttive di gioiellieri, producendo anche una intera linea di orologi influenzati dallo <em>stile Art Déco</em>, in particolar modo per il gioielliere brasiliano <strong>Gondolo &#038; Labouriau</strong>.<br />
<strong>Gondolo</strong> oggi è un orologio in chiaro stile <em>Art Déco</em> firmato da <strong>Patek Philippe</strong>, creato nel 1993.<br />
Il periodo della depressione economica ha fatto sensibilmente <em>segnare il passo</em> alle aziende produttrici di orologi di lusso, facendo calare sensibilmente le vendite, catapultando la società in serie difficoltà economiche, al punto di poter essere acquistata da un acquirente.<br />
<strong>David LeCoultre</strong>, produttore di movimenti per orologio di Valle de Joux, propose un’offerta, ma questa venne rifiutata.<br />
<strong>Patek Philippe</strong> venne così venduta a <strong>Jean</strong> e <strong>Charles Stern</strong>, già proprietari della <strong>Fabrique de Cadrans Stern Freres</strong>, azienda che produceva quadranti esclusivamente per <strong>Patek Philippe</strong>.<br />
Venne assunto un nuovo Direttore Generale, <strong>Jean Pfister</strong>, la cui prima mossa fu di riorganizzare l’azienda, con nuove attrezzature, affinché potesse produrre da sé i propri movimenti.<br />
Per la prima volta in tanti anni l’azienda era in grado di controllare totalmente la produzione in ogni suo aspetto, e grazie ad un orologio come il <strong>Calatrava</strong> lanciato sul mercato nel 1932, la società riuscì a vendere un ottimo numero di esemplari e lo stato finanziario era in netta ripresa.<br />
Questo periodo è caratterizzato dalla grande innovazione di modelli di orologio molto innovativi e particolari, orologi con indicazione delle ore del mondo, come anche il <strong>Reference 1526</strong>, sofisticato modello con calendario perpetuo, che venne introdotto nel mercato e ben preso ristabilì come azienda leader <strong>Patek Philippe</strong>.<br />
Altro aspetto particolarmente importante era che la conduzione della società faceva capo alla <strong>famiglia Stern</strong>, di conseguenza non si rendeva necessario convocare consigli di amministrazione per approvare o rifiutare un progetto.<br />
<strong>Henri Stern</strong>, figlio di Charles, nel 1934 si trasferì a New York, e venne incaricato della responsabilità della distribuzione in America dei prodotti della società, e la <strong>Henri Stern Agency</strong> venne stabilita nella <em>Grande Mela</em> dove ancora oggi ha sede questa agenzia che rappresenta <strong>Patek Philippe</strong>.<br />
Nel periodo degli anni del 1950, i maestri orologiai di <strong>Patek Philippe</strong> riuscirono a mettere a punto orologi davvero sorprendenti, con quadranti dipinti a mano, orari delle diverse località del mondo, cronografo con frazioni di secondo, <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/audemars-piguet-orologi.html#ripetizione_minuti" title="Ripetizione minuti"><strong>ripetizione minuti</strong></a>, ed altri cronometri particolarmente sofisticati che divennero presto un <em>vezzo</em> da possedere per esponenti dell’alta società.<br />
Gli orologi della produzione comunque erano caratterizzati sempre da una qualità di livello decisamente alto, superiore.<br />
Alcuni dei modelli più spettacolari sono stati l’<strong>automatico Patek Philippe</strong> con Calibri 12-600 o 27-460, oppure il <strong>Reference 2526</strong> contraddistinto dal quadrante in porcellana.<br />
Per la bellezza notevole di questo esemplare, dovuta al suo particolare, prezioso e <em>delicato</em> quadrante, la richiesta da parte dei collezionisti è davvero elevata, ed il prezzo raggiunge soglie davvero incredibili: si pensi che, anche per altri modelli di orologio <strong>Patek Philippe</strong> il prezzo in alcuni casi ha raggiunto un valore del 10.000% in più rispetto al prezzo originale.<br />
Sono a tutti gli effetti investimenti atti a durare nel tempo, ad implementare addirittura il valore dell’investimento stesso.<br />
Nel 1958 <strong>Henri Stern</strong> tornò in Svizzera per sostituire <strong>Jean Pfister</strong> ed investire la carica di Presidente ed Amministratore Delegato della prestigiosa azienda.<br />
Sotto la sua guida, <strong>Patek Philippe</strong> ha potuto continuare a crescere, implementare le vendite, continuando a dedicare un <em>occhio di riguardo</em> alla massima qualità dei pezzi prodotti.<br />
Modello come il <strong>Nautilus</strong>, ha contribuito in maniera determinante a far superare alla società il momento di crisi di vendite degli anni 70 e 80.<br />
Il già importante Servizio di Assistenza venne implementato ulteriormente, e migliorato anche il processo produttivo dei movimenti.<br />
Un grande passo in avanti in questa prospettiva è stato raggiunto con il Calibro 240, un movimento a carica automatica caratterizzato da un micro-rotore capace di consentire ai disegnatori di orologi <strong>Patek Philippe</strong> di creare modelli da polso ultrapiatti.<br />
Nel 1990 <strong>Henry Stern</strong> abbandonò il ruolo di Presidente della società per avviarsi ad un meritato pensionamento, e da quel momento il figlio <strong>Philippe</strong> che iniziò a lavorare in azienda nel 1977, è stato responsabile della supervisione delle vendite e delle scelte commerciali della società.<br />
<strong>Philippe</strong> ha dato buona prova delle sue capacità anche come dirigente, introducendo sul mercato un orologio da donna come il <strong>Reference 5035</strong>, la serie di <strong>Gondolo</strong>, in omaggio al laboratorio brasiliano <strong>Gondolo &#038; Laboriau</strong>, incrementando ulteriormente le vendite, consolidando la presenza di laboratori in Ginevra, creando un nuovo <em>quartier generale</em> dello <em>State Of Art</em> nel 1996.<br />
Una particolarità che ha contraddistinto negli anni <strong>Patek Philippe</strong> è stata la guida familiare della società, che ha dimostrato ottime capacità di vendita e produzione.<br />
Lo stesso <strong>Philippe Stern</strong> promise che, malgrado le vantaggiose offerte di vendere la società e gli enormi sforzi finanziari per farla progredire, continuerà a rimanere di proprietà della famiglia, per continuare al meglio una tradizione di passione per l’alta orologeria che negli anni ha dato tanti eccellenti risultati.<br />
Per perseguire questo importante obiettivo, Philippe insegna a suo figlio <strong>Thierry</strong> per prepararlo un giorno alla guida della prestigiosa azienda di famiglia.<br />
Attualmente Thierry è il vicepresidente, e siamo quasi alla quarta generazione che continua ad onorare un prezioso ed importante cammino iniziato nel 1845, cercando di continuare, anche in futuro, a produrre quanto di meglio <strong>Patek Philippe</strong> sia in grado di fare.
</p>
<h3>&#9658; <a id="modelli">Modelli Patek Philippe</a></h3>
<p>
Come già accennato nei cenni storici, <strong>Patek Philippe</strong> è azienda che produce tutti i pezzi da sé, vigilando al massimo, come è ovvio che sia, sulla massima qualità della produzione, e può fregiarsi dell’importante <strong>Sigillo di Ginevra</strong> che attesta l’elevata qualità degli orologi prodotti.<br />
Non si può non ricordare la famosa collezione <strong>Calatrava</strong>, introdotta nel 1932.<br />
La <strong>Croce di Calatrava</strong> è formata da quattro gigli disposti in direzione dei quattro punti cardinali.<br />
<strong>Calatrava</strong> è una località della Nuova Castiglia, e nel periodo del Medioevo fu teatro di scontri e cruenti combattimenti tra Cristiani e Musulmani.<br />
Per una migliore difesa della postazione, anche strategica da un punto di vista geografico, l’<strong>Abate Raymond Serrat</strong> diede vita nel 1158 all’<strong>Ordine di Calatrava</strong>, e scelse come simbolo dell’Ordine la ormai famosa <em>Croce gigliata</em>.<br />
Questo Ordine, che seguiva l’esempio di quello dei <strong>Templari</strong> fondato nel 1119 da <strong>Ugo Di Payns</strong> e <strong>Goffredo Di Saint Omer</strong>, aveva il fine di difendere dalle invasioni musulmane il territorio.<br />
Si presume quindi che i modelli di questa collezione possano essere un tributo all’Ordine.<br />
Sia da uomo che da donna, questi orologi si contraddistinguono per lo stile classico che ha caratterizzato al meglio <strong>Patek Philippe</strong>, tanto che il <strong>Calatrava</strong> rappresenta <em>l’orologio classico</em> per eccellenza nell’alta orologeria.<br />
Il <strong>Calatrava</strong> firma la storia di <strong>Patek Philippe</strong>, storia che parte dal 1932 per questa collezione.<br />
È il risultato di una concezione estetica di avanguardia, linee sottili di un’eleganza esclusiva, una fine espressione artistica.<br />
Realizzato sia in oro bianco che giallo, è il simbolo della massima espressione stilistica di Patek Philippe.<br />
Un orologio essenziale, senza eccessivi decori, caratterizzato da un quadrante di discrete dimensioni, due sottili lancette ad indicare le ore ed anche i secondi, secondo i vari modelli, datario, numeri arabi o romani.<br />
Molto sottile, in alcuni modelli ultrapiatto come il <strong>Calatrava Reference 5120</strong>, simbolo dell’aristocrazia orologiaia.<br />
Numeri romani, lancette nere molto sottili, su quadrante <em>splendidamente</em> bianco di porcellana, la lunetta <em>Clous de Paris</em> (particolare decorazione e lavorazione) dona ulteriore risalto alla <em>semplicità</em> estetica dell’orologio.<br />
<strong>Staatliches Bauhaus</strong>, nota come <strong>Bauhaus</strong> è stata una scuola d’arte e di pensiero stilistico che ha operato in Germania dal 1919 fini ai primi anni del 1930.<br />
Questa scuola veniva considerata per molti aspetti <em>il pensiero moderno dello stato dell’arte</em>, la concezione secondo cui lo stile del disegno deve essere consono all’oggetto ed alla sua funzionalità.<br />
Sin dal primo modello di <strong>Calatrava</strong>, questo pensiero stilistico veniva <em>sposato</em> da <strong>Patek Philippe</strong> nel concepire un orologio che, dalla sua creazione in poi, non ha mai smesso di essere un punto di riferimento importante per l’alta orologeria.<br />
Anche nei modelli della collezione di più recente realizzazione questa concezione stilistica non è mai andata perduta, al contrario, ha cercato di seguire l’evoluzione del gusto e dello stile contemporaneo.<br />
Collezione davvero ricca di modelli, sia da uomo che da donna, che spaziano dai meccanismi più sofisticati alle indicazioni più ricche (data, ora, secondi, etc.) non perdendo però mai di vista lo stile, ormai <em>classico</em>, di questo orologio.<br />
Questo stile, che punta ad una essenzialità dell’oggetto, tende ad essere privo di tutti quegli <em>abbellimenti</em> che potrebbero mettere in secondo piano la massima funzionalità ed estetica dell’orologio, concentrando al massimo la visibilità sulle lancette, ed a questi livelli, <em>prodotto</em> inteso anche come <em>piccola</em> (per dimensioni) opera d’arte, come per ogni prodotto relativo all’alta orologeria.<br />
Partendo dunque dalla <em>semplice</em> ed essenziale forma a moneta del quadrante, in tutti questi anni dal 1932 in poi, <strong>Patek Philippe</strong> ha implementato la <strong>collezione Calatrava</strong> con movimenti ed estetica che continuano ad essere un punto di riferimento importante.<br />
Altro storico modello è il <strong>Nautilus</strong>, introdotto sul mercato dalla Maison ginevrina nel 1976.<br />
Fino a quel momento <strong>Patek Philippe</strong> aveva prodotto orologi dallo stile inconfondibilmente classico, elegante, decise così di cimentarsi nella produzione di un nuovo orologio sportivo di lusso, che potesse diventare ulteriore punto di riferimento negli strumenti di misurazione del tempo di elevato lignaggio.<br />
La forma del quadrante è chiaramente ispirata all’oblò delle navi, o dei sottomarini: il <strong>Nautilus</strong> era, nelle avventure <em>fantastiche</em>, il sottomarino di <em>Capitano Nemo</em> nei romanzi di <strong>Jules Verne</strong>.<br />
Non solo, ma il <strong>Nautilus</strong> fu il primo sommergibile funzionante progettato dall’americano <strong>Robert Fulton</strong>.<br />
Un orologio da uomo, sportivo, elegante, che <strong>Patek Philippe</strong> decise di produrre ed ancora una volta il modello risultò apprezzato dagli appassionati.<br />
Il modello originale è stato il <strong>Reference 3700/1</strong>, realizzato in acciaio, orologio robusto, che secondo il desiderio di <strong>Patek Philippe</strong> doveva risultare come nuovo riferimento di <em>segnatempo</em> sportivo di lusso, dallo stile ben preciso.<br />
Il disegno del quadrante reinterpretava al meglio quelle che erano le forme degli oblò nei primi modelli dei mezzi di navigazione: finestre rotonde, con montatura in acciaio chiuse ai lati rispettivamente da una cerniera e da viti di fissaggio per comprimere al meglio le guarnizioni.<br />
Otto <em>semicerchi</em> disposti ad ottagono formano il quadrante del <strong>Nautilus</strong>, impermeabile, <strong>Patek Philippe</strong> ha trasferito la linea di eleganza che sempre ha contraddistinto gli orologi della Maison anche ad un modello sportivo.<br />
La grande cassa del primo esemplare venne denominata <strong>Jumbo</strong>, definizione ancora utilizzata dagli appassionati per riferirisi a questo segnatempo sportivo di lusso.<br />
Qualche anno più tardi, la produzione di questo esemplare venne anche implementata con modelli da donna, modelli che, come del resto quelli da uomo, sono oggetto di ricerca da parte dei collezionisti.<br />
Anche in questo caso, ad oggi la linea del <strong>Nautilus</strong> è rimasta pressoché invariata, fedele alla linea originale, e non potrebbe essere altrimenti, quando prende vita un prodotto stilisticamente interessante ed innovativo, questo è destinato a durare nel tempo pur <em>correggendo</em> le linee al gusto ed al design più attuale.<br />
Oro bianco, rosa, fasi lunari, anche per il <strong>Nautilus</strong> è possibile spaziare in una buona gamma di scelta di orologi, sempre ovviamente contraddistinti da elevata, minuziosa e pregiata fattura.<br />
Altro segnatempo importante di <strong>Patek Philippe</strong> è l’elegante <strong>Ellisse d’Oro</strong>, con cassa di forma ellittica, fine incrocio tra cerchio e rettangolo sapientemente proporzionati.<br />
Quando fu introdotto nel mercato il primo modello, nel 1968, stupì piacevolmente per la sua forma anche artisti ed architetti che trovarono affascinante l’equilibrata disposizione delle linee che formano l’orologio, per le proporzioni che lo contraddistinguono.<br />
Il concetto del disegno è basato infatti sullo studio della <em>sezione aurea</em>, meglio ancora sulla <em>regola aurea</em>, ovvero la giusta ed equilibrata proporzione delle forme, delle dimensioni, regola che è oggetto di studio sin dai tempi più antichi, che è basilare per ottenere un buon lavoro architettonico e/o figurativo.<br />
Modello estremamente elegante, sobrio, più che mai degno del nome che porta: <strong>Ellisse d’Oro</strong>.<br />
Altro modello che non si può non citare è il <strong>Gondolo</strong>, che anche nei modelli più recenti ed attuali è comunque una moderna reinterpretazione dello <em>stile Art Dèco</em>.<br />
Cassa rettangolare, oppure quadrata, od ancora linee dritte nelle parti superiore ed inferiore ed ellittiche ai lati come nel <strong>Reference 5098</strong>, particolarmente apprezzabile anche il <strong>4981</strong> da donna, dove le linee ellittiche sono quelle superiore ed inferiore e diritte ai lati, altro innovativo modello di introdurre un elegante orologio nella gioielleria destinata alla donna.<br />
Per poi arrivare ai modelli che appartengono alla collezione <strong>Grande Complication</strong>, calendario perpetuo, time zones, ore del mondo, cronografi, dove la sobria eleganza è sempre la regola, meccanismi e movimenti sofisticati contraddistinguono ogni singolo pezzo.<br />
Troviamo anche interessanti modelli di <strong>orologio da tasca</strong>, con e senza coperchio, il <strong>Lepine</strong> e l’<strong>Hunter</strong>, <strong>Grandi complicazioni</strong> per eccellenza che racchiudono al loro interno tutto il sapere orologiaio della Maison di Ginevra.<br />
Per descivere al meglio ogni modello di orologio, sono necessarie pagine per elencare in modo ottimale tutte le caratteristiche univoche di ogni singolo modello, e mi auguro che questo sito possa diventare con il suo evolversi sempre più esaustivo.<br />
Per conoscere la produzione attuale di modelli <strong>Patek Philippe</strong>, e non solo, è possibile visitare il sito ufficiale <a href="http://www.patek.com/patek-philippe.html"><strong>www.patek.com</strong></a>.
</p>
<h3>&#9658; <a id="acquistare">Acquistare orologio Patek Philippe</a></h3>
<p>
Come per ogni acquisto di un orologio di alto lignaggio, rivenditori autorizzati e competenti sono la regola dove rivolgersi per effettuare le scelte migliori.<br />
Questi oggetti che, anche per il prezzo, sono a tutti gli effetti delle opere d’arte dell’alta orologeria, in caso di revisione e manutenzione necessitano di operatori altamente qualificati e garanzia, e nessuno meglio dello stesso produttore può garantire questa prerogativa.<br />
Anche nel caso di acquisto di usato, occorre avere competenza adeguata, conoscere il prodotto specifico, e la <strong>garanzia</strong> è regola da seguire obbligatoriamente, sia per certificazione di originalità dell’orologio, il suo perfetto funzionamento, e la sicurezza che non vi siano state <em>manomissioni</em> che andrebbero indelebilmente a deteriorare la qualità di funzionamento ed il valore dell’oggetto.</p>
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