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	<title>Guida all&#039;acquisto &#187; Elettrodomestici</title>
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		<title>Condizionatore</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 13:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il condizionatore è quell&#8217;apparecchio grazie al quale si rende possibile raffreddare e deumidificare l&#8217;aria di uno specifico locale dove il condizionatore è presente, grazie al ciclo di refrigerazione. &#9830; Cenni storici &#9830; Caratteristiche &#9830; Potenza e consumi &#9658; Cenni storici &#9650; Niente meno che Benjamin Franklin, e John Hadley, professore di chimica alla Cambridge University [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il <strong>condizionatore</strong> è quell&#8217;apparecchio grazie al quale si rende possibile raffreddare e deumidificare l&#8217;aria di uno specifico locale dove il condizionatore è presente, grazie al ciclo di refrigerazione.
</p>
<p><span id="more-1101"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#potenza_e_consumi">Potenza e consumi</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
<em>Niente meno</em> che <em>Benjamin Franklin</em>, e <em>John Hadley</em>, professore di chimica alla Cambridge University a compiere un esperimento per approfondire il principio di evaporazione come tramite per raffreddare rapidamente un oggetto.</p>
<p>Stabilirono così che l&#8217;evaporazione altamente volatile di liquidi come possono essere l&#8217;alcol oppure l&#8217;etere, poteva essere usata per ridurre la temperatura di un oggetto al di sotto degli 0&deg;C &#8211; la cui soglia fa sì che l&#8217;acqua congeli.</p>
<p>Da questi esperimenti compresero come potenzialmente possibile applicare tale principio per raffreddare un ambiente la cui temperatura risultasse troppo elevata, o comunque di non facile vivibilità, per l&#8217;uomo, e questo accadeva nel 1758.</p>
<p>Nel 1820 lo scienziato inglese <em>Michael Faraday</em> scoprì che attraverso la compressione e liquefazione dell&#8217;ammoniaca fosse possibile raffreddare l&#8217;aria quando l&#8217;ammoniaca stessa veniva permesso di evaporare.</p>
<p>Nel 1842 il medico <em>John Gorrie</em>, particolarmente apprezzato anch&#8217;egli per le sue doti umane oltre che per le sue competenze scientifiche, uso la tecnologia del compressore per creare ghiaccio che utilizzo per raffreddare l&#8217;aria per i suoi pazienti di un ospedale della Florida.</p>
<p>Immagino da subito che questa sua intenzione potesse venire utilizzata per regolare la temperatura negli edifici, ma si spinse anche oltre cercando di concepire impianti centralizzati di condizionamento dell&#8217;aria tali da permettere il raffreddamento dell&#8217;aria in centri ben più grandi, al fine di migliorare la qualità di vita delle persone.</p>
<p>Brevettò il suo progetto nel 1851 ma sfortunatamente il finanziatore morì poco dopo, e John Gorrie non aveva il denaro necessario per permettersi di sviluppare il progetto a tal punto da renderlo operativo, purtroppo l&#8217;idea da lui messa a punto per quanto concerne il condizionamento d&#8217;aria rimase abbandonata per oltre cinquant&#8217;anni. <em>Uno degli esempi in cui un grande essere umano non raccolse in vita quanto oggettivamente meritava per quanto importante la sua opera di medico e scienziato</em>.</p>
<p>Fu necessario aspettare i primi anni del novecento per vedere il primo modello di condizionatore d&#8217;aria elettrico ad opera di <em>Willis Carrier</em>, inventore ed ingegnere dello Stato di New York, condizionatore adibito a migliorare le prestazioni di un impianto industriale.</p>
<p>La sua invenzione permise di controllare non solo la temperatura ma bensì anche l&#8217;umidità; la bassa temperatura e l&#8217;umidità controllata permettevano infatti di migliorare notevolmente le prestazioni dell&#8217;impianto tipografico che per primo vide l&#8217;invenzione dello scienziato.</p>
<p>Negli anni successivi al 1902, anno in cui il primo condizionatore moderno <em>vide la luce</em>, Willis Carrier si adoperò per migliorare la produttività sull&#8217;ambiente di lavoro rendendo la temperatura ottimale quando troppo elevata per permettere una buona vivibilità da parte dei lavoratori.</p>
<p><em>The Carrier Air Conditioning Company of America</em> venne creata specificamente per soddisfare l&#8217;ingente richiesta di apparecchiature elettriche per il condizionamento dell&#8217;aria, in un primo momento impiegate perlopiù ad uso industriale e successivamente anche per quanto riguarda le abitazioni e le automobili: una vera e propria rivoluzione di qualità della vita, un migliore comfort concretamente ottenibile che vide negli anni 50 una fortissima richiesta di condizionatori.</p>
<p>Tuttavia fu lo statunitense <em>Stuart W. Cramer</em> a coniare il termine <em>aria condizionata</em> mentre stava sperimentando un modo per avere umidità controllata nel suo laboratorio tessile, al fine ovviamente di migliorare la qualità produttiva.</p>
<p>Era il 1906 quando depositò la richiesta di brevetto per un analogo <em>condizionamento dell&#8217;acqua</em>, in modo da permettere una più facile lavorazione dei tessuti, l&#8217;evaporazione di acqua nell&#8217;aria al fine di fornire un raffreddamento della stessa, venne da allora menzionato come raffreddamento per evaporazione.</p>
<p>I primi esemplari di condizionatori d&#8217;aria e frigoriferi usavano, come liquido frigorigeno, infiammabili come ammoniaca e propano, e da subito ci si rese conto dei gravi rischi che si potevano correre utilizzando tali liquidi. Fu lo statunitense <em>Thomas Midgley Jr.</em>, chimico ed ingegnere, che nel 1928 utilizzò per primo un composto organico contenente carbonio, cloro, fluoro.</p>
<p>Oggi conosciuti con il nome commerciale di <em>Freon</em>, la famiglia di gas che vengono impiegati come fluidi per cicli frigoriferi, noti anche con l&#8217;acronimo di <em>C.F.C.</em> che sta per <em>clorofluorocarburi</em>.</p>
<p>Questa fu una ulteriore rivoluzione nell&#8217;ambito del condizionamento dell&#8217;aria, in quanto il nuovo fluido utilizzato risultò essere molto più sicuro dei precedenti, almeno per quanto riguarda gli esseri umani perché poi venne stabilito che dannoso per lo strato di ozono nell&#8217;atmosfera.</p>
<p>L&#8217;<em>H.C.F.C.</em> &#8211; idroclorofluorocarburi &#8211; è risultato essere il liquido maggiormente utilizzato per quanto riguarda il condizionamento domestico, dovrebbe essere dismesso entro il 2020 per lasciare spazio, almeno si spera, a liquidi frigorigeni il più possibile meno dannosi per l&#8217;ambiente e l&#8217;atmosfera.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/condizionatore.jpg" alt="Condizionatore d'aria" /><br />
<small>Fonte immagine:</small> <a rel="nofollow" href="http://www.solencosa.co.za/" target="_blank"><small>Solenco</small></a></p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per quanto riguardano le caratteristiche di costruzione di un condizionatore sono pressoché simili a quelle della <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/pompa-di-calore.html#funzionamento" title="Pompa di calore"><strong>pompa di calore</strong></a>.</p>
<p>E&#8217; compito del compressore comprimere il fluido refrigerante alla pressione indicativa di 20 bar facendo così raggiungere al liquido stesso una temperatura di circa 80&deg; centigradi, in questo modo il gas viene convogliato al condensatore (unità esterna) dove cede parte del suo calore grazie anche al ventilatore, il gas poi si raffredda e quindi costretto a passare attraverso un tubo capillare tornando in parte allo stato gassoso raffreddandosi notevolmente. Lo stesso gas passa all&#8217;evaporatore collocato all&#8217;interno dell&#8217;ambiente da raffreddare (unità interna) dove cede freddo all&#8217;aria grazie all&#8217;ausilio del ventilatore; a questo punto ha inizio nuovamente il ciclo di refrigerazione.</p>
<p>I condizionatori impiegati nelle abitazioni e comunque nei locali sono quelli <em>a compressione</em>, quelli invece detti <em>ad assorbimento</em> sono commercializzati solo in medie e grandi dimensioni adatti quindi al condizionamento d&#8217;aria di locali davvero molto grandi, come fabbriche, ristoranti, centri commerciali e industriali.</p>
<p>Un condizionatore può essere <em>a parete, a soffitto, a pavimento, ad incasso, portatile (monoblocco o split), etc.</em> ovviamente per quanto concerne l&#8217;aspetto esteriore per il quale oggi risulta davvero possibile trovare modelli capaci di inserirsi in qualsiasi design.</p>
<p>I condizionatori si dividono quindi in <strong>fissi</strong> oppure <strong>portatili</strong> che a loro volta si suddividono in <em>monoblocco</em> dove troveremo un tubo del diametro indicativo di 10 cm la cui estremità andrà collocata all&#8217;esterno, e gli <em>split</em> che prevedono solitamente l&#8217;unità interna montata su ruote (come tranquillamente possibile anche nel <em>monoblocco</em>) e un&#8217;unità esterna che per essere collocati all&#8217;esterno del locale in maniera molto semplice, ad esempio con delle cinghie.</p>
<p>Condizionatore d&#8217;aria <em>on &#8211; off</em> o <em>inverter</em>? Il condizionatore On &#8211; Off si accende quando deve raffreddare la temperatura, e si spegne quando ho raggiunto il grado di raffreddamento impostato dall&#8217;utente. Il condizionatore <em>inverter</em> risulta essere invece sempre in funzione, regolando però la potenza di esercizio quindi abbassandola quando la temperatura impostata è stata raggiunta e dev&#8217;essere mantenuta.</p>
<p>I condizionatori Inverter trova la logica soluzione di utilizzo quando rimangono accesi per tempi superiori ai 30 minuti, tuttavia i condizionatori On &#8211; Off consumano parecchio ad ogni accensione.</p>
<p>Il costo di un condizionatore Inverter e di parecchio superiore rispetto a quello On &#8211; Off, risulta essere quindi una spesa che deve trovare senso logico di applicazione per poter essere ammortizzata nel tempo, come sopra citato nonostante rimanga sempre acceso riesce a regolare la potenza di esercizio contribuendo in maniera intelligente sul risparmio energetico, al contrario di un modello On &#8211; Off dove quando acceso è capace anche di funzionare alla massima potenza per raggiungere nel minor tempo possibile la temperatura impostata, con conseguente notevole dispendio di energia elettrica.</p>
<p>I condizionatori d&#8217;aria che sono costituiti da due unità, denominate rispettivamente <em>unità interna</em> ovvero l&#8217;apparecchiatura che risulta installato all&#8217;interno dell&#8217;abitazione dalla quale fuoriesce getto di aria fresca, e <em>unità esterna</em> che come si evince facilmente dal nome anche in questo caso, viene collocata all&#8217;esterno dell&#8217;edificio, unità collegate tra loro da tubi in rame.</p>
<p>I condizionatori senza unità esterna non hanno invece bisogno di avere alcun che collocato esternamente all&#8217;ambiente, denominati <em>Unico</em>. Sono i condizionatori che hanno risolto il problema, spesso esteticamente sgradevole, di collocare all&#8217;esterno degli edifici le unità esterne dei condizionatori d&#8217;aria. Unità esterne che ricordiamo solitamente vengono collegati alla rete elettrica, nel caso invece dell&#8217;<em>Unico</em> il collegamento elettrico avviene direttamente al condizionatore stesso.</p>
<p><strong>Importante</strong> ricordare come il gas utilizzato che ha la funzione di <em>fluido termovettore</em>, l&#8217;<strong>R410A</strong> rappresenta attualmente una delle alternative a lungo termine ottimali, a <em>detta dei produttori</em> non dannoso per l&#8217;ozono e non inquinante per l&#8217;ambiente, così come l&#8217;<strong>R407C</strong>, classificati entrambi come non infiammabili.</p>
<h3>&#9658; <a id="potenza_e_consumi">Potenza e consumi</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Un aspetto di particolare interesse del condizionatore d&#8217;aria è quello relativo alla potenza espressa in <em>B.T.U./h</em> (British thermal unit per hour), la capacità del condizionatore stesso di cedere ed assorbire calore in un&#8217;ora di tempo.</p>
<p>Questo è indubbiamente uno dei parametri fondamentali cui tenere conto se si decide di procedere all&#8217;acquisto di un condizionatore, come è logico supporre maggiore alla potenza del condizionatore stesso maggiore efficacia. Tuttavia occorre tenere conto dell&#8217;ampiezza dei locali dove condizionatore dovrà essere installato, della loro superficie dettata dall&#8217;esposizione alla luce solare.</p>
<p>Pensando di risparmiare cercando di acquistare una macchina sottodimensionata quelle che sono le specifiche esigenze, è sicuramente un errore in quanto tale apparecchio dovrebbe essere sempre joule per cercare di raggiungere la temperatura impostata consumando più energia del dovuto; al contrario acquistare un prodotto superiore alle specifiche esigenze (sovradimensionato) può significare un errore ulteriore in quanto raggiungerebbe anzitempo la temperatura desiderata dall&#8217;utente rendendo impossibile una corretta deumidificazione dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Occorre acquistare il prodotto capace di erogare la potenza necessaria alle esigenze mirate dell&#8217;utente. Nei condizionatori monoblocco la potenza refrigerante media e compresa tra 7.000 e 9.000 Btu/h, mentre per i cosiddetti <em>split</em> di sono modelli capaci di raggiungere 14.000 Btu/h.</p>
<p>Ovviamente la potenza può anche essere calcolata in <em>Watt</em> (1 Watt corrisponde a 3,4 Btu/h) pure in <em>chilocalorie</em> dette anche <em>chilofrigorie</em> (1 kcal/h o 1 kfrig/h corrispondono a 4 Btu/h).</p>
<p>Esponiamo di seguito un semplice esempio puramente indicativo utile calcolare la potenza necessaria del condizionatore che intendiamo acquistare, senza dimenticare che generalmente negli edifici adibiti ad uso domestico la potenza elettrica disponibili al contatore è di 3 kW.</p>
<p>K x l1 x l2 x h = W</p>
<p>l1 = primo lato del locale in metri (es. 3,5)<br />
l2 = secondo lato del locale in metri (es. 4,5)<br />
h = altezza del locale in metri (es. 2,5)<br />
K = costante</p>
<p>La costante K può essere indicativa di 24&deg;C.</p>
<p>Da <a rel="nofollow" target="blank" href="http://www.gde.it/pages/home_shop/ventilazione/fredda/pages/tabella_clim.htm"><strong>questa pagina</strong></a> è possibile vedere un modulo molto dettagliato per quanto riguarda il calcolo in Btu/h relativo al condizionatore che si intende acquistare.</p>
<p>Per quanto riguarda i consumi deve essere esattamente specificato nel <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/frigorifero.html#cartellino_energy_label" title="Esempio di cartellino Energy Label"><strong>energy label</strong></a> che come è ovvio deve risultare presente sul condizionatore.</p>
<p>A titolo indicativo un condizionatore split avente un potere di raffreddamento di 5,8 kWh in doppia classe A (AA o A&#178;) mantenuto acceso per 1.000 ore l&#8217;anno il consumo annuo dovrebbe essere inferiore ai 1.800 kWh.</p>
<p>Anche in questo caso si tratta di un esempio puramente indicativo in quanto sarà l&#8217;installatore specializzato e qualificato a consigliare l&#8217;utente sulla parecchio più idoneo da utilizzare; quindi non ha sbagliato avere più preventivi per poi valutare quale può essere la scelta migliore, non solo per quanto riguarda il costo totale del condizionatore più installazione, ma bensì anche per i consumi di energia elettrica che derivano dal suo impiego.</p>
<p>Non solo per quanto riguarda il condizionatore per qualsiasi altro <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/elettrodomestici/" title="Elettrodomestici"><strong>elettrodomestico</strong></a> acquistare apparecchiature di classe A oppure AA equivale a puntare da subito sul risparmio energetico in modo certamente più significativo che non acquistare un&#8217;apparecchiatura di classe B o C e via dicendo.</p>
<p>&radic; <strong>Condizionatore</strong> in classe A o AA, della potenza necessaria al reale fabbisogno (non sottodimensionato né sovradimensionato), ed un uso intelligente.</p>
<p>&radic; A partire dall&#8217;istallazione del condizionatore dell&#8217;essere posizionati in modo che nulla possa ostruire la fuoriuscita ottimale dell&#8217;aria, quindi rivolgersi al personale specializzato e qualificato.</p>
<p>&radic; Tenere sempre ben chiuse porte e finestre quando si utilizza il condizionatore in modo da impedire che l&#8217;eventuale aria calda possa entrare e compromettere il buon funzionamento e di certo aumentare i consumi per niente.</p>
<p>&radic; Tenere acceso il condizionatore solo per il periodo di tempo strettamente necessario.</p>
<p>&radic; Eseguire una pulizia periodica e sovente dei filtri (non dimentichiamo inoltre che il filtro del condizionatore permette di respirare meglio a chi soffre di allergie stagionali) e la loro sostituzione se necessario.</p>
<p>&radic; Assicurarsi che l&#8217;acqua scaturita dalla condensa venga scaricata regolarmente dal condizionatore e quindi vuotarne il contenitore.</p>
<p>&radic; Un utilizzo intelligente per condizionatore altro non è che un sano principio che ci impone di utilizzare un&#8217;intelligenza qualsiasi tipologia di elettrodomestico; mai fare funzionare diversi insieme a meno che non sia strettamente necessario, e soprattutto per gli altri elettrodomestici mai fare funzionare nelle ore più calde della giornata.</p>
<p>Una soluzione particolarmente interessante può essere rappresentata dal cosiddetto <strong>Unico</strong>, e non necessita più di unità esterna; vero che se dovessimo comparare i modelli l&#8217;<em>Unico</em> a una presa certamente inferiore <em>all&#8217;ormai vecchio modello</em> con unità esterna, tuttavia, in virtù anche delle continue ricerche per migliorare la tecnologia degli elettrodomestici, il rendimento dell&#8217;<em>Unico</em> può risultare certamente sufficiente per il fabbisogno domestico.</p>
<p>Unità esterne, ricordiamolo, che non pochi <em>grattacapi</em> hanno procurato per via della non sempre possibile disponibilità nell&#8217;installarli forse dove più comodo ma esteticamente meno apprezzabile, o in taluni casi non permesso, per regolamenti condominiali pure comunali.</p>
<p>Non esiste un condizionatore migliore di un altro, esiste il condizionatore che può soddisfare la giusta misura le nostre esigenze, ed esiste altresì l&#8217;impiego intelligente del condizionatore stesso.</p>
<p>Garanzia, assistenza, installazione, rapporto ottimale qualità / prezzo: Mitsubishi, Airwell, Panasonic, Daikin risultano essere buoni marchi secondo il parere di alcuni amici che da anni utilizzano regolarmente, sia sul posto di lavoro sia in abitazione, il condizionatore.</p>
<p>Prendere in seria considerazione l&#8217;acquisto di una <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/pompa-di-calore.html" title="Pompa di calore"><strong>pompa di calore</strong></a>, al fine di avere in un unico elettrodomestico aria fresca per le stagioni più calde e aria calda per quelle più fredde, incidendo in buona misura su di un minore impatto ambientale.</p>
<p>Il telecomando in dotazione facilita ulteriormente l&#8217;utilizzo per quanto riguarda le impostazioni relative all&#8217;accensione e spegnimento programmato, un display, magari la scomparsa, segnala tutte le informazioni necessarie.</p>
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		<title>Ventilatore</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 15:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ventilatore rappresenta ancora oggi, nell&#8217;epoca dei condizionatori ad oltranza ed ovunque, un elettrodomestico semplice, funzionale ed efficace capace di muovere l&#8217;aria quel tanto che basta per farci vivere bene anche durante le stagioni più calde. &#9830; Cenni storici &#9830; Caratteristiche &#9658; Cenni storici &#9650; La storia del ventilatore ha origini ben remote, risalenti addirittura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il <strong>ventilatore</strong> rappresenta ancora oggi, <em>nell&#8217;epoca dei condizionatori ad oltranza ed ovunque</em>, un elettrodomestico semplice, funzionale ed efficace capace di muovere l&#8217;aria quel tanto che basta per farci vivere bene anche durante le stagioni più calde.
</p>
<p><span id="more-1097"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La storia del ventilatore ha origini ben remote, risalenti addirittura al 500 a.C. in India con il nome di <em>Punkah</em> che nel linguaggio Hindi dovrebbe significare qualcosa come <em>grande ventaglio</em> se non vado errando.</p>
<p>Ovviamente si trattava di un sistema del tutto manuale, era compito dei servi (<em>Punkawallah</em>) <em>azionare</em>, per così dire, il grande ventaglio, tirando delle corde (avanti e indietro) che risultavano collegate alle foglie, molto grandi, di una pianta denominata <em>Palmyra</em>.</p>
<p>Ovviamente fino a al momento in cui la rivoluzione industriale nel XVIV secolo non fece la sua comparsa, tutti i sistemi legati alla ventilazione domestica, tutto ciò insomma che serviva a muovere l&#8217;aria per procurare una gradevole frescura, era dovuto all&#8217;azione dell&#8217;uomo anche quando determinati congegni meccanici potevano essere messi in moto.</p>
<p>Basti pensare, almeno una volta nella vita tutti lo abbiamo visto, ai sultani e regnanti vari che rappresentati nei film avevano al loro fianco osservi che muovevano enormi foglie vicini alle loro persone al fine di rendere leggermente ventilata l&#8217;aria che li circondava.</p>
<p>Fu Omar-Rajeen Jumala nel 1832 che costruì il primo ventilatore meccanico e venne usato e praticamente testato nel suo funzionamento nelle miniere di carbone e in alcune fabbriche, per quanto riguarda invece il ventilatore ad uso domestico è necessario aspettare gli ultimi anni del XVIV secolo ed i primi anni del XX quando l&#8217;energia elettrica iniziò ad essere disponibile su larga scala.</p>
<p>L&#8217;americano <em>Schuyler Skaats Wheeler</em> all&#8217;età di 22 anni nel 1882 mise a punto il primo ventilatore elettrico, munito di due pale, e venne commercializzato dall&#8217;<em>American firm Crocker &amp; Curtis electric motor company</em>, sempre nello stesso anno <em>Philip Diehl</em>, inventore tedesco americano, realizzò il primo esemplare di ventilatore elettrico da soffitto, i ventilatori capaci di produrre aria calda erano solitamente alimentati con olio, alcol, cherosene prima di allora.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/ventilatore.jpg" alt="Ventilatore" /></p>
<p>
I primi esemplari vennero costruiti impiegando l&#8217;ottone per realizzare tanto le pale quanto le <em>gabbie</em> destinate a contenerle, tuttavia i primi modelli erano piuttosto lontani dal concetto di sicurezza domestica come concepito oggi, e parecchi giovani ragazzini ignari del pericolo si ferirono andando a mettere le mani proprio in prossimità delle pale in funzione. Le gabbie infatti che proteggevano le pale, o meglio che avrebbero dovuto proteggere eventuali incidenti dalle pale, avevano <em>maglie</em> troppo larghe per impedire che accadessero.</p>
<p>Negli anni 20 l&#8217;industria iniziò a lavorare l&#8217;acciaio su larga scala anche per far sì che questo venisse lavorato tanto da assumere molteplici forme secondo gli usi cui doveva essere destinato, e commercializzato ed utilizzato al grande consumo anche per quanto riguarda la produzione di <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/elettrodomestici/" title="Elettrodomestici"><strong>elettrodomestici</strong></a>.</p>
<p>Negli anni 30 venne disegnato il primo ventilatore stilizzato denominato <em>swan fan</em>, successivamente realizzato anche in diverse colorazioni tanto da assumere un design capace di far assumere al prodotto un ruolo stabile nella categoria degli elettrodomestici anche perché ben riusciva ad integrarsi nell&#8217;<a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/arredamento/" title="Arredamento"><strong>arredamento</strong></a>.</p>
<p>Negli anni 60 negli Stati Uniti d&#8217;America per le costruzioni più facoltose l&#8217;aria condizionata centralizzata, al pari dell&#8217;impianto di riscaldamento, fece in modo che diverse aziende produttrici di ventilatore terminassero la loro attività.</p>
<p>Sebbene gli impianti di climatizzazione siano diventati sicuramente più abbordabili anche al largo consumo, per tutta una serie di motivi non tutti sono comunque disposti a farne un uso smodato.</p>
<p>Ancora oggi il ventilatore elettrico continua ad essere un elettrodomestico che può trovare nella portabilità del prezzo e nella sua buona efficacia di <em>muovere l&#8217;aria</em>, un&#8217;alternativa sicuramente economica ed interessante all&#8217;impianto di aria condizionata.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/gabbia-ventola-ventilatore.jpg" alt="Gabbia pale ventilatore" /></p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Il ventilatore e alimentato elettricamente e le pale solitamente sono collegate direttamente al motore elettrico dal quale vengono azionate, senza l&#8217;ausilio alcuno di ingranaggi o cinghie.</p>
<p>Il motore elettrico in genere si estende dietro le pale del ventilatore, pale che possono essere tre o quattro (ma non vi è un numero prestabilito) dalle forme più disparate, racchiuse in una gabbia dalla maglia piuttosto fitta di modo che sia impossibile, o comunque improbabile, il contatto accidentale le mani.</p>
<p>Anche se banale risulta opportuno sempre ricordare di non avvicinarsi mai in maniera che può risultare pericolosa a qualsiasi apparecchio in funzione, vale lo stesso anche nel caso del ventilatore, che serve solamente a muovere l&#8217;aria per creare un po&#8217; più di fresco e non è certo costruito per avvicinarsi con il corpo in maniera potenzialmente pericolosa.</p>
<p>Il ventilatore può essere da tavolo, da soffitto, in alcuni casi incassato nel muro, oppure in una finestra, invece che in un tetto, etc.</p>
<p>Solitamente il ventilatore dotato di motore elettrico asincrono (dove la velocità di rotazione dell&#8217;albero è inferiore rispetto alla velocità di rotazione prodotta dagli avvolgimenti delle parti <em>statiche</em>) e funziona a corrente alternata.</p>
<p>La potenza del motore dipende dalla costruzione del motore stesso ed alla forza che deve fornire alla rotazione delle pale, ad esempio potenze che possono andare da 20 Watt per un ventilatore da tavolo, arrivare ai 40 W per un modello da pavimento, od ancora 60 W per un ventilatore da soffitto che ovviamente ha delle pale molto più grandi rispetto ai precedenti modelli; non avrebbe alcun senso logico applicare al soffitto un ventilatore con le pale troppo piccole in quanto non andrebbe a movimentare l&#8217;aria in maniera sufficiente a generare una piacevole frescura, obiettivo per il quale si procede con l&#8217;acquisto di un ventilatore.</p>
<p>Il materiale plastico risulta essere largamente utilizzato nella produzione di ventilatori, sebbene sia possibile trovare modelli realizzati in acciaio inox.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/ventola-orientabile.jpg" alt="Pulsante di blocco/sblocco ventola orientabile" /></p>
<p>
Il ventilatore che si vede nella fotografia ha una potenza di 48 Watt ed è possibile la regolazione a tre velocità diverse azionando semplicemente la pulsantiera posizionata sotto la ventola stessa.</p>
<p>Tanto per il ventilatore da tavolo quanto per quello a pavimento sono dotati di cavo elettrico che esce dal motore ed è tranquillamente collegabile alla rete elettrica domestica, il modello invece al soffitto (che talvolta è provvisto anche di luce) va collegato ai cavi che prevedono l&#8217;allacciamento del lampadario, lavoro che deve essere fatta da un elettricista a meno che non si abbiano sufficiente esperienza per eseguirlo da noi, nel qual caso sarebbe opportuno raccomandare di togliere completamente l&#8217;alimentazione elettrica prima di eseguire qualsivoglia lavoro.</p>
<p>Il prezzo di un buon ventilatore può oscillare dai 20 agli 80 &euro; ma ovviamente si tratta di pura indicazione; senza ombra di dubbio con 80 &euro; è possibile acquistare un bel modello di ventilatore a soffitto il cui diametro di rotazione delle pale può essere, altrettanto indicativamente, di 90 cm.</p>
<p>Sempre per quanto riguarda il modello di ventilatore a pavimento delle fotografie presenti in questa pagina, il diametro delle pale è di 40 cm.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;estetica ed il design è possibile trovare una miriade di modelli al fine di avere un&#8217;ampia scelta, e posso soddisfare quelle che sono le soggettive e personali esigenze al fine di inserire al meglio nel proprio arredamento l&#8217;elettrodomestico appropriato.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/asta-ventilatore-da-pavimento.jpg" alt="Regolazione altezza asta ventilatore da pavimento" /></p>
<p>
Nei modelli da tavolo ed a pavimento la regolazione di inclinazione della ventola è semplice grazie a meccanismi ad avvitamento, oppure ad incastro cui è sufficiente una leggera pressione sul blocco del motore, l&#8217;opzione della ventola che ruota di 90&deg; circa mentre è in funzione si può semplicemente disattivare bloccando un perno in prossimità del motore, in questo modo la ventola rimane fissa sebbene risulti più congeniale il movimento della stessa durante il suo funzionamento. Esiste poi la possibilità, nel ventilatore a pavimento, di alzare / abbassare l&#8217;asta su cui è posizionata la ventola con un meccanismo che può essere <em>svita / avvita</em>.</p>
<p>La base deve sempre essere robusta, con supporti antiscivolo di modo che debba rimanere ben salda e stabile quando il ventilatore è in funzione; ricordiamo che se in funzione al massimo della velocità e con attiva l&#8217;opzione di orientamento della ventola il ventilatore deve comunque rimanere fermo e stabile, quindi è bene assicurarsi della stabilità della base.</p>
<p>L&#8217;impianto di climatizzazione per molti è un sogno che diventa realtà, tuttavia vi possono essere diversi motivi per cui non si desideri avere per ventiquattr&#8217;ore al giorno dell&#8217;impianto di condizionamento costantemente in funzione, in questo caso <em>il vecchio e semplice ventilatore</em> può rappresentare un&#8217;efficace e valida, nonché economica, alternativa.</p>
<p>La manutenzione dell&#8217;apparecchio si riduce alla sola pulizia per effettuare la rimozione della polvere che naturalmente si può depositare.</p>
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		<title>Pompa di calore</title>
		<link>http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/pompa-di-calore.html</link>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 15:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La pompa di calore è un dispositivo capace di trasferire il calore dal luogo sorgente ad altra posizione (dissipatore) a temperatura superiore grazie all&#8217;energia elettrica. Sostanzialmente si tratta di una macchina capace di trasferire calore da un ambiente con temperatura più bassa ad altro ambiente a temperatura più alta. &#9830; Funzionamento &#9830; Rendimento &#9830; Utilizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La <strong>pompa di calore</strong> è un dispositivo capace di trasferire il calore dal luogo <em>sorgente</em> ad altra posizione (<em>dissipatore</em>) a temperatura superiore grazie all&#8217;energia elettrica.<br />
Sostanzialmente si tratta di una macchina capace di trasferire calore da un ambiente con temperatura più bassa ad altro ambiente a temperatura più alta.
</p>
<p><span id="more-1088"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#funzionamento">Funzionamento</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#rendimento">Rendimento</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#utilizzo">Utilizzo</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#geotermica">Geotermica</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#considerazioni">Considerazioni</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="funzionamento">Funzionamento</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
E&#8217; la costituzione di un circuito chiuso che permette il funzionamento della pompa di calore, circuito chiuso che è percorso da un fluido particolare (denominato <em>fluido frigorigeno</em> o più <em>volgarmente</em> e meno correttamente <em>refrigerante</em>), secondo le condizioni di pressione e di temperatura alle quali il <em>frigorigeno</em> in questione si trovi, assume lo stato di vapore oppure liquido.</p>
<p>Possiamo quindi affermare che il circuito chiuso è costituito dal <em>compressore, condensatore, valvola di espansione, evaporatore</em>. Tanto il condensatore quanto l&#8217;evaporatore sono composti da scambiatori di calore, ovvero parti meccaniche poste a contatto con acqua o con aria, parti meccaniche nelle quali scorre appunto il liquido frigorigeno.</p>
<p>Il fluido frigorigeno quindi nel suo funzionamento dapprima viene sottoposto alla compressione: a bassa pressione ed allo stato gassoso proviene dall&#8217;evaporatore e viene sottoposto ad alta pressione, si riscalda andando ad assorbire determinate quantità di calore.</p>
<p>Sempre il fluido frigorigeno quando proviene dalla compressione (compressore) dallo stato gassoso passa allo stato liquido cedendo calore all&#8217;esterno.</p>
<p>Quando invece il suddetto fluido viene convogliato attraverso la valvola di espansione, trasformandosi parzialmente in vapore viene raffreddato, mentre quando assume calore dall&#8217;esterno evapora nella sua totalità.</p>
<p>Ecco spiegato quindi in poche brevi righe il funzionamento della pompa di calore. Dal momento che la pompa di calore, oppure il frigorifero, utilizzano un determinato carico di lavoro per spostare il liquido frigorigeno, la quantità di energia che viene depositata sul lato caldo è maggiore di quella prelevata dal lato freddo. Ecco dunque spiegato come la pompa di calore funzioni sfruttando le proprietà fisiche di evaporazione e di condensazione del liquido frigorigeno.</p>
<p>Ancor più semplicemente la pompa di calore impiega il principio geotermiche per cui il calore viene trasferito da un ambiente più freddo ad uno più caldo, ovvero l&#8217;ambiente che dobbiamo riscaldare, <em>una sorta di frigorifero al contrario</em>.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/pompa-di-calore.jpg" alt="Pompa di calore" /><br />
<small>Fonte immagine:</small> <a rel="nofollow" href="http://www.ideaenergetica.it/" target="_blank"><small>IdeaEnergetica.it</small></a></p>
<h3>&#9658; <a id="rendimento">Rendimento</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Con il termine, <em>meglio dire con l&#8217;acronimo</em> <strong>C.O.P.</strong> (Coefficient Of Performance), si indica la quantità di energia consumata (ad esempio elettrica) rispetto all&#8217;energia prodotta (aria calda o fredda) da una specifica macchina. Non dobbiamo dimenticare che il C.O.P. è una definizione molto precisa in termodinamica, dunque quando si parla di <em>efficienza</em> solo per indicare <em>tot lavoro svolto tot energia prodotta</em> è opportuno fare un distinguo e non confondere quest&#8217;ultima con il C.O.P.</p>
<p>Senza voler entrare nel merito di specifiche competenze di fisica, o termodinamica (che poi è una branchia della fisica e della chimica), per stabilire il coefficiente di prestazione è opportuno avere un&#8217;idea chiara su quello che sarà l&#8217;ambiente circostante la pompa di calore in funzione, in quanto il C.O.P. andrà a misurare l&#8217;efficienza energetica del dispositivo in rapporto all&#8217;ambiente in cui si trova.</p>
<p>Molto differenti infatti risultano essere le condizioni di lavoro se l&#8217;ambiente circostante la pompa di calore sia al 10&deg;C invece che 40&deg;C &#8211; quindi il coefficiente di prestazione che misura l&#8217;efficienza della pompa di calore definisce il rapporto (ratio) tra la quantità di calore prodotto (o trasportato) e la quantità di energia spesa per produrre, trasportare tale calore.</p>
<p>Indicativamente il C.O.P. di una pompa di calore può avere valori vicini a 3 (occorre ovviamente non dimenticare mai le condizioni ambientali di lavoro in cui la pompa di calore si trova a lavorare), questo significa che per 1 kWh (kilowattora) di energia elettrica consumata, la pompa di calore andrà a fornire 3 kWh di calore.</p>
<p><em>Indicativamente 3</em> ma potenzialmente capace di raggiungere livelli ben più alti se le condizioni ambientali risultano essere particolarmente favorevoli, abbiamo compreso infatti quanto la temperatura dell&#8217;ambiente circostante vada ad influire sulla presa del dispositivo, che sia pompa di calore oppure un <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/frigorifero.html" title="Frigorifero"><strong>frigorifero</strong></a>.</p>
<p>Per quanto riguarda invece l&#8217;<strong>efficienza</strong> o <em>rendimento</em> il concetto piuttosto chiaro; ogni apparecchio dispone di ingresso e uscita (input / output), quindi si può avere per un certo quantitativo di energia elettrica in ingresso un dato quantitativo di energia meccanica in uscita.</p>
<p>Il rapporto tra energia elettrica ed energia meccanica è stabilito dall&#8217;efficienza, <em>energia utile totale in uscita diviso l&#8217;energia totale immessa in ingresso</em>.</p>
<p><em>In poche parole</em> il C.O.P. si può definire sì come <em>energia utile totale in uscita, diviso la sola energia immessa utile al funzionamento del dispositivo</em>.</p>
<p>Logico intuire come il coefficiente di prestazione possa diventare maggiore, quindi aumentare il rendimento, quanto più la temperatura del calore erogato è bassa.
</p>
<h3>&#9658; <a id="utilizzo">Utilizzo</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
uno degli inequivocabili vantaggi della pompa di calore (dispositivo termodinamico capace di operare tra due sorgenti: caldo e freddo) è che può essere utilizzata per produrre caldo in inverno e fresco d&#8217;estate.</p>
<p>La convenienza principale di questo dispositivo termodinamico si trova nel fatto che riesce ad utilizzare molta più energia termica di quella elettrica e si rende pressoché indispensabile per provvedere al funzionamento della pompa di calore stessa.</p>
<p>La <strong>pompa di calore geotermica</strong> rappresenta indubbiamente una delle soluzioni molto interessanti per quelle che vengono definite <em>energie rinnovabili</em>, capace di assorbire calore dalla terra quindi trasferirlo nell&#8217;ambiente per riscaldare per quanto riguarda le stagioni fredde, mentre durante le stagioni calde può effettuare un procedimento inverso, ovvero trasferire eccesso di calore presente nell&#8217;abitazione al terreno sottostante.</p>
<p>Con 1 kWh di energia elettrica si possono arrivare a produrre 5 kWh di energia termica, quindi ben si comprende come la quantità di energia prodotta sia di ben lunga maggiore di quella spesa.</p>
<p>Come sopra citato il rendimento della pompa di calore tende a scemare ove vi sia una maggiore discrepanza tra le temperature dell&#8217;ambiente circostante quello da riscaldare: se pensiamo che indicativamente la temperatura ad una profondità di 20 m circa sotto terra sia di 14&deg;C PER l&#8217;impianto geotermica non sarà così difficile da riscaldare l&#8217;acqua ad una temperatura esempio intorno i 40&deg;C &#8211; ovvio che se energia dovesse venire prelevata dall&#8217;aria circostante l&#8217;ambiente da riscaldare, aria che ipoteticamente risulta essere di pochi gradi sotto lo zero, occorrerà certamente un maggiore dispendio di energia per portare la temperatura dell&#8217;acqua a 70&deg;C per riscaldare i <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/calorifero.html" title="Termosifone"><strong>termosifoni</strong></a>.</p>
<p>Un altro dei vantaggi principali rappresentanti dell&#8217;utilizzo delle pompe di calore geotermiche, o meglio dall&#8217;impianto completo che permette il funzionamento, sta nel fatto che per legge non è obbligatoria una previsione annuale come invece previsto per le <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/caldaia.html" title="Caldaia"><strong>caldaie</strong></a> (controllo almeno annuale da parte del personale abilitato legge 46/90 comma 1 lettera c).</p>
<p>Ovviamente questo non significa non eseguire controlli periodici essenziali per verificare il buon funzionamento di un qualunque e qualsivoglia impianto.</p>
<p>Rendimento ottimale capace di produrre molta più energia di quella consumata, assenza di obbligo annuale di revisione da parte di personale qualificato, assenza di comignolo: tutti punti a favore del risparmio.
</p>
<h3>&#9658; <a id="geotermica">Geotermica</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La geotermia permette di produrre energia (definita <em>energia geotermica</em>) sfruttando le fonti geologiche di calore rilasciata in maniera naturale dalla Terra.</p>
<p>Quando un impianto vede l&#8217;abbinamento delle sonde geotermica la pompa di calore (reversibile) questa risulta in grado di riscaldare l&#8217;ambiente delle stagioni fredde prelevando calore dal terreno, e viceversa le stagioni calde di lasciare il calore prelevato dall&#8217;ambiente da rinfrescare.</p>
<p>In questo tipo di impianto il terreno viene impiegato praticamente come un serbatoio di calore, terreno in cui vengono eseguite delle <a href="http://www.guida-acquisti.com/competenze/demolizioni-edili.html#carotaggi" title="Perforazioni"><strong>perforazioni</strong></a> del diametro indicativo di 10 &#8211; 15 cm a seconda dell&#8217;impianto da realizzare e della capienza dell&#8217;ambiente che deve essere riscaldato, con profondità capaci di arrivare da 100 a 130 m &#8211; ma capaci di spingersi anche a profondità parecchio maggiori, secondo le necessità da soddisfare e le conformazioni geologiche.</p>
<p>Indipendentemente dalle escursioni termiche stagionali e/o giornaliere, la temperatura a queste profondità è capace di mantenersi indicativamente attorno ai 14&deg;C.</p>
<p>All&#8217;interno delle perforazioni eseguite vengono inseriti dei condotti dove al loro interno verrà fatto circolare (dalla pompa di calore) un fluido termovettore: quando il <em>fluido termovettore</em> viene convogliato nell&#8217;<em>evaporatore</em>, la pompa di calore assorbe il calore stesso, la temperatura viene ulteriormente alzato grazie all&#8217;utilizzo del <em>compressore</em>, e grazie poi al <em>condensatore</em> il calore viene ceduto nell&#8217;ambiente circostante, tutto questo si rende possibile con l&#8217;impiego dell&#8217;energia elettrica.</p>
<p>Come abbiamo precedentemente compreso l&#8217;energia termica prodotta dalla pompa di calore (nel impianto geotermico) in ottima misura superiore all&#8217;energia elettrica adoperata per permettere il funzionamento dell&#8217;impianto stesso.</p>
<p>Un impianto di questo tipo riesce a raggiungere un C.O.P. intorno a 4,5 &#8211; 5 kWh per ogni kWh elettrico consumato. Fino ad ora i valori di C.O.P. si riferivano esclusivamente a pompe di calore funzionanti grazie all&#8217;energia elettrica, per quanto riguarda invece quelle il cui funzionamento dipende dal gas il parametro di riscontro è il <strong>G.U.E.</strong> (<em>Gas Utilization Efficiency</em>) che rappresenta per le soluzioni più efficienti un valore superiore allo 0,6: i parametri G.U.E. non sono però confrontabile con quelli C.O.P. in quanto parliamo di valori differenti, quindi non equiparabili.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che l&#8217;acronimo <strong>E.E.R.</strong> (<em>Energy Efficiency Ratio</em>), indice di efficienza energetica viene solitamente impiegato per rappresentare il rendimento delle pompe di calore durante la fase di <em>raffrescamento</em> invece che nella fase di riscaldamento.
</p>
<h3>&#9658; <a id="considerazioni">Considerazioni</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La pompa di calore ben inserita ed adeguatamente installata all&#8217;interno di un impianto geotermico può rappresentare un&#8217;alternativa molto interessante alla tipologia di riscaldamento tradizionale, capace di riscaldare l&#8217;ambiente nelle stagioni fredde e di rinfrescare in quelle calde.</p>
<p>Sono impianti in grado di riscaldare l&#8217;acqua tranquillamente ad una temperatura di 45 &#8211; 50&deg;C quindi capaci di soddisfare la necessità di avere l&#8217;acqua calda per i sanitari. La possibilità di installare le sonde geotermiche rende possibile avere in un unico impianto, riscaldamento per l&#8217;inverno e raffrescamento per l&#8217;estate.</p>
<p>Il fluido termovettore solitamente è composto da <em>glicole propilenico</em>, con caratteristiche anticorrosive e antigelo.</p>
<p>Quando non vi è la possibilità di installare le sonde geotermiche, si può optare per l&#8217;impiego di <em>serpentine</em> e <em>pali energetici</em>; le prime vengono installate nel terreno disposte in maniera orizzontale a pochi metri di profondità, i pali energetici posizione verticale integrati nelle fondamenta della costruzione. Tanto le serpentine quanto ai pali energetici sfruttano appieno l&#8217;energia solare che è capace di riscaldare il terreno in superficie fino a raggiungere qualche metro di profondità.</p>
<p>I cosiddetti <em>pozzi di captazione</em> utilizzano l&#8217;acqua di falda sia come sorgente per l&#8217;energia termica che per il fluido termovettore. Il flusso di acqua deve essere indubbiamente sufficiente al fabbisogno dell&#8217;impianto, ed il costo di realizzazione probabilmente più costoso.</p>
<p>Tanto per quanto riguarda le pompe di calore quanto per le sonde geotermiche, solitamente i costruttori garantiscono la durata di molti anni; è possibile stimare la durata media di una pompa di calore al pari di una comune e tradizionale caldaia per riscaldamento, la durata invece delle sonde risulta di gran lunga superiore ed anche in questo caso la garanzia del costruttore è solitamente più estesa in termini di tempo.</p>
<p>Uno dei parametri molto importanti cui pensare è il risparmio che si può avere nel giro di qualche anno, il cosiddetto <em>tempo di ritorno</em>, ovvero il tempo utile ad ammortizzare la spesa sostenuta inizialmente. Non bisogna nemmeno dimenticare l&#8217;impatto ambientale di gran lunga migliore rispetto a sistemi di riscaldamento tradizionali, o comunque confrontando le pompe di calore con altre tipologie di impianti che inquinano di più.</p>
<p>I benefici economici cui si dovrebbe godere per l&#8217;installazione di impianti energetici con un migliore impatto ambientale, per quanto riguarda l&#8217;Italia sono soggetti al volubile cambio di idea dei diversi governi che si succedono.</p>
<p>Purtroppo con difficoltà viene applicata una seria e valida legislatura che vada effettivamente e concretamente a premiare gli onesti, coloro che realmente si impegnano per ridurre drasticamente l&#8217;impatto ambientale di inquinamento, e punire coloro che si aggregano al carro in corsa ogni qualvolta ci sia la possibilità di usufruire dei benefici anche non meritati: mi riferisco agli speculatori, per via dei quali tutti poi si pagano le conseguenze.</p>
<p>Tutto è possibile naturalmente, anche prendere in considerazione l&#8217;idea di installare un impianto geotermica con pompa di calore sostituendo la vecchia caldaia; questo però comporta un notevole investimento che potrà trovare sì un riscontro per quanto riguarda il tempo di ritorno ed un migliore impatto ambientale, che inizialmente senza ombra di dubbio rappresenta una spesa importante da affrontare.</p>
<p>Diverso è il discorso se questo tipo di impianto viene pensato per essere installato in edifici di nuova costruzione: il tempo di ritorno sarà sicuramente più breve e l&#8217;impatto ambientale migliore andando a ridurre notevolmente l&#8217;emissione nell&#8217;ambiente ambiente di sostanze inquinanti, migliorando di conseguenza il cosiddetto <em>effetto serra</em>.</p>
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		<title>Stufa ad accumulo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 10:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia della stufa, l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo e della sua necessità di riscaldare gli ambienti domestici. Cos&#8217;è &#124; Pro e contro &#124; Caratteristiche Cosè &#9650; Le stufe ad accumulo di calore (o accumulazione) sono certamente molto conosciute in tutti quei paesi di lingua tedesca (definite come Kachel&#246;fen), ed è sicuramente una tipologie di riscaldamento tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/stufa-a-pellet.html#storia" title="Cenni storici della stufa"><strong>storia della stufa</strong></a>, l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo e della sua necessità di riscaldare gli ambienti domestici.
</p>
<p><span id="more-1008"></span><br />
<object width="640" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YZdaFliytkg?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/YZdaFliytkg?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p>
<h2><a href="#cos_e">Cos&#8217;è</a> | <a href="#pro_e_contro">Pro e contro</a> | <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h3><a id="cos_e">Cosè</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Le stufe ad accumulo di calore (o accumulazione) sono certamente molto conosciute in tutti quei paesi di lingua tedesca (definite come <em>Kachel&ouml;fen</em>), ed è sicuramente una tipologie di riscaldamento tra le più efficaci ed antiche, una stufa di questo tipo è concepita per riscaldare per irraggiamento (calore radiante) uno o più locali.</p>
<p>La diffusione del calore che avviene tramite l&#8217;irraggiamento risulta essere particolarmente gradevole, ben distribuita in maniera uniforme, con una sola carica di legna (due nei periodi più freddi) è possibile provvedere all&#8217;accumulazione di calore che verrà poi distribuito durante tutto l&#8217;arco della giornata.</p>
<p>Chissà quante volte ciascuno di noi è capitato di sedersi in prossimità di un focolare, e comprendere come sia possibile ricevere calore anche una volta che il fuoco è stato spento; dal braciere infatti continua a fuoriuscire calore per un lungo periodo di tempo, tanto la pace quanto la pietra sono capaci di trattenere a lungo il calore e quindi rilasciarlo in un periodo di tempo molto prolungato.</p>
<p>Ecco dunque come la pietra refrattaria dotata di alta conducibilità termica diventa materiale prezioso per una stufa di questo tipo, vero e proprio <em>cuore radiante</em> della stufa stessa.</p>
<p>Il calore radiante consiste in raggi infrarossi e presenta il vantaggio della propagazione orizzontale. La <strong>pietra ollare</strong> (rocce metamorfica che porta il nome di <em>steatite</em>) così come la ceramica (maiolica) risultano essere materiali particolarmente indicanti per la distribuzione di calore dopo accumulazione, in quanto come citato capaci di alta conducibilità termica.</p>
<p>Anche la ghisa risulta essere un materiale molto apprezzato per quanto riguarda questa tipologia di stufa, nonché gli impianti di riscaldamento in generale (pensiamo ai <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/calorifero.html" title="Calorifero"><strong>caloriferi</strong></a>); questa tipologia di riscaldamento altro non fa che riprodurre per certi aspetti quello che fa il sole con la terra.</p>
<p>Il sole riscalda la terra che accumula il calore e lo distribuisce. La <em>pietra ollare</em> è presente sulla terra da migliaia di anni, frutto di metamorfosi geologiche, è capace di raggiungere temperature davvero elevate anche nella stufa (sfiorare anche i 1000&deg;C) e rilasciare il calore molto lentamente, come effetto piacevole benefico per chi vive nell&#8217;ambiente domestico riscaldato da questa tipologia di stufa.</p>
<p>In una stufa di questo tipo di riscaldamento solitamente e a legna, la pietra ollare riesce riscaldare velocemente e altresì mantenere a lungo il calore: una pietra davvero ideale.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/stufa-ad-accumulo.jpg" alt="Stufa ad accumulo" /><br /><small>Fonte immagine: <a rel="nofollow" href="http://www.caminettibellini.com/prodotti.html">Caminetti Bellini</small></p>
<h3><a id="pro_e_contro">Pro e contro</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La grande capacità di una stufa di questo tipo infatti sta proprio nel riscaldare velocemente, mantenere a lungo il calore con una o due carichi di legna.</p>
<p>Una stufa di questo tipo è in grado di sostituire un qualsiasi altro tipo di impianto di riscaldamento o fonti di calore, una volta spento il fuoco non è necessario riaccendere in quanto la pietra mantiene il calore per periodi di tempo possono coprire tutto l&#8217;arco delle ventiquattr&#8217;ore, ed il rendimento termico risulta essere davvero buono.</p>
<p>Sebbene il fuoco sia da accendere una o due volte al giorno (con relative cariche di legna) la pietra e in grado di mantenere il calore lungo; tuttavia non dobbiamo dimenticare che una <strong>stufa ad accumulo di calore</strong> deve necessariamente essere pesante: in caso contrario la conducibilità termica della pietra andrebbe persa.</p>
<p>1600 kg è un peso che infatti non deve stupire per una tipologia di stufa come questa, risulta chiaro che il pavimento deve tenere perché una stufa di questo tipo è davvero molto pesante, vengono costruite ed assemblate in loco e comprendete che non possono più essere spostate, di conseguenza serve anche un certo spazio per ospitare 1600 kg di pietra.</p>
<p>Tuttavia è bene ricordare che la pietra ollare ha un peso specifico pari a circa il doppio rispetto a quello di un qualsiasi altro materiale refrattario, questo quindi permette di avere 1600 kg di pietra in uno spazio tutto sommato contenuto: un indubbio vantaggio.</p>
<p>La modulazione del calore non è così facile e scontata, ma con un pizzico di esperienza si possono ottenere grandi risultati.
</p>
<h3><a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Abbiamo compreso come maggiore è la massa di materiale refrattario capace di accumulare e trattenere il calore di maggiore quindi risulta essere il tempo in cui la massa refrattaria stessa che il calore nell&#8217;ambiente circostante.</p>
<p>Ovvio che il calore nelle ultime ore dopo l&#8217;ultima accensione del fuoco sarà meno intenso, tuttavia questa tipologia di stufe raggiunto oggi (forse ha sempre avuti) livelli qualitativi davvero eccellenti, capace di distribuire su quasi tutto l&#8217;arco delle ventiquattr&#8217;ore il calore accumulato; comprendiamo dunque come sia fattibile riscaldare maggiormente quel periodo della giornata dove i locali domestici sono vissuti durante il giorno fino alla sera.</p>
<p>In alcuni casi queste stufe sono parte integrante dell&#8217;abitazione in quanto progettate e costruite insieme all&#8217;abitazione stessa, parte dell&#8217;opera muraria, tuttavia ricordiamo come sia importante assicurarsi il pavimento si è in grado di reggere un determinato peso prima di decidere di acquistare una stufa di questo tipo.</p>
<p>Possono assumere un aspetto estetico davvero gradevole, personalizzato, con tutte le rifiniture che preferiamo, con le ceramiche più preziose e gradevoli che conferiscono finiture al prodotto davvero eleganti: è ovvio pensare che i costi siano destinati inevitabilmente salire, ma del resto stiamo parlando sostanzialmente di un impianto di riscaldamento, quindi la spesa di tutto l&#8217;impianto dovrà essere calcolata in previsione dell&#8217;ammortizzamento futuro di tale spesa.</p>
<p>Come abbiamo già citato nei pro e nei contro uno dei limiti di questa tipologia di stufa può essere la modulazione del calore, diverso da quello di un qualsiasi altro tipo di impianto di riscaldamento, occorre prendere un po&#8217; di familiarità con l&#8217;accensione del fuoco e la carica della legna, ma sicuramente questo non può rappresentare un problema vero e proprio; ricordiamo anche come una massa di un certo peso di pietra necessiti comunque di un minimo di tempo per riscaldare sebbene la conducibilità termica sia elevata.</p>
<p>Imparare a modulare il calore in questo tipo di stufa è anche un compito soggettivo in base ciascuna tipologia di abitazione.</p>
<p>Quindi la <strong>lunga autonomia</strong> è quella che realmente deve fare la differenza, prerogativa irrinunciabile per questa tipologia di stufa, capace di autonomia tutto rispetto in grado di mantenere caldo l&#8217;ambiente domestico andando coprire tutte le 24 ore.</p>
<p><strong>Non tutte le stufe però</strong> sono pensate per un rendimento di lunga autonomia: vale quindi la pena soffermarsi su questo punto e forse fare proprio questo requisito nel caso si decida di acquistare una stufa di questo tipo.</p>
<p>Una tipologia di stufa molto interessante capace di incidere positivamente sul risparmio energetico e ridurre l&#8217;impatto ambientale per quanto riguarda le emissioni nocive e sprechi inutili.</p>
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		<title>Stufa elettrica</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 10:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La stufa elettrica è un elettrodomestico (solitamente di dimensioni contenute per agevolarne il trasporto e l&#8217;utilizzazione), più che altro utilizzato per riscaldare piccoli ambienti domestici dove non c&#8217;è la possibilità di avere un comune impianto di riscaldamento oppure laddove vi sia la necessità di scaldare rapidamente con costi tutto sommato contenuti un ambiente. Caratteristiche &#124; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La <strong>stufa elettrica</strong> è un elettrodomestico (solitamente di dimensioni contenute per agevolarne il trasporto e l&#8217;utilizzazione), più che altro utilizzato per riscaldare piccoli ambienti domestici dove non c&#8217;è la possibilità di avere un comune impianto di riscaldamento oppure laddove vi sia la necessità di scaldare rapidamente con costi tutto sommato contenuti un ambiente.
</p>
<p><span id="more-1005"></span><br />
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<h2><a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a> | <a href="#resistenza">Con resistenza</a> | <a href="#con_lampade">Con lampade</a> | <a href="#consumi">Consumi</a></h2>
<h3><a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Nel XX secolo quando l&#8217;elettricità è diventato un bene comune specialmente dopo la seconda guerra mondiale quando superato il conflitto si poteva guardare al futuro con maggiore fiducia, gli impianti elettrici negli ambienti domestici sono diventati sicuramente più familiari, ed anche le stufe elettriche di conseguenza hanno iniziato a fare la loro comparsa, specialmente nelle città dove non potevano esservi (se si in maniera molto più ridotta rispetto alle campagne) tipologie di riscaldamento come il cammino o le stufe utilizzate nelle comunità rurali.</p>
<p>Il riscaldamento elettrico è un processo grazie al quale l&#8217;energia elettrica viene convertita in calore, tanto per il riscaldamento degli ambienti quanto per quello dell&#8217;acqua, o ancora per cucinare.</p>
<p>La stufa elettrica converte l&#8217;energia elettrica in calore grazie ad una resistenza attraverso quel procedimento definito di Joule dove la corrente elettrica attraverso un conduttore e rilascia calore. Joule in quanto fu <strong>James Prescott Joule</strong> accettare per primo le basi del principio di termodinamica.</p>
<p>Per distribuire più velocemente il calore prodotto queste stufe sono sovente munite di ventole in modo da distribuire il calore nell&#8217;ambiente da riscaldare, producendo sostanzialmente aria calda.</p>
<p>Sono disponibili sul mercato stufe elettriche con resistenza, alogene dotate delle medesime lampade, idem quelle al quarzo, poi quelle ad infrarossi.</p>
<p>Il telaio che contiene la stufa è solitamente in materiale plaastico per i modelli più economici, oppure in alluminio verniciato, hanno un design anche particolarmente stilizzato che permette il facile inserimento in qualsivoglia arredamento, comode anche perchè si possono facilmente spostare, da collocare appoggiate al pavimento grazie a semplici supporti (anch&#8217;essi in materiale plastico oppure in alluminio) oppure da installare a parete (solitamente termoriscaldatore).</p>
<p>Ormai tutte dotate di timer accensione/spegnimento (anche con telecomando) permettono la facile impostazione degli orari in cui si desidera che la stufa inizi ad erogare riscaldamento.</p>
<p>E&#8217; essenziale che siano conformi agli standard per la sicurezza come tutti gli altri apparecchi elettrici ed elettrodomestici. Risulta altresì importante sapere quale si pensa possa essere il suo utilizzo in termini di tempo, al fine di acquistare il prodotto che meglio soddisfi le esigenze non solo per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo ma bensì anche consumo energetico e resa termica.</p>
<p>Tale esigenza ovviamente soggettiva in base ai metri quadri del locale da riscaldare, alla sua collocazione, se presente impianto di riscaldamento oppure no, quante ore al giorno deve funzionare la stufa.</p>
<p>Senza ovviamente dimenticare il risparmio energetico. Certamente sembra quasi un&#8217;antitesi parlare di stufe elettriche che di conseguenza consuma elettricità e risparmio energetico; si deve quindi cercare un prodotto la cui resa termica rispetto all&#8217;energia consumata sia adeguato alle nostre personali esigenze.</p>
<p>Importante la dotazione (indipendentemente dal modello nelle stufe ad appoggio da pavimento) la presenza di un dispositivo di sicurezza contro il surriscaldamento che determina lo spegnimento della stufa, anche in caso di caduta accidentale della stessa.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/stufa-elettrica.jpg" alt="Stufa elettrica" /></p>
<h3><a id="resistenza">Stufa elettrica con resistenza</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Queste sono state sicuramente le prime tipologie di stufe elettriche ad essere adottate, importante fare attenzione al consumo massimo espresso in Watt che dovrà essere adeguato alle specifiche esigenze di riscaldamento.</p>
<p>Svolge importanza fondamentale il termostato di ogni stufa che con sonda è in grado di controllare in maniera costante la temperatura ambiente (aria in entrata) e quella impostata; in modo proporzionale alla differenza tra le due temperature la potenza assorbita (in Watt) aumenta o diminuisce secondo le necessità.</p>
<p>Se la frequenza di controllo del termostato è sovente, indicativamente ogni 40 secondi, questo permette di far lavorare la stufa ad un regime minimo indispensabile (secondo le temperature: quella impostata e quella dell&#8217;aria in entrata da riscaldare) andando ad incidere sul risparmio energetico.</p>
<p>Comprendiamo come il consumo sia maggiore se la differenza tra temperatura impostata e quella in entrata sia notevole; la potenza assorbita sarà massima (con relativo dispendio energetico) per portare nel più breve tempo possibile la temperatura all&#8217;impostazione desiderata.</p>
<p>Particolare interesse meritano anche le <strong>stufe elettriche con resistenza in carbonio</strong> dove anche in questo caso non è l&#8217;aria ad essere riscaldata ma bensì l&#8217;oggetto stesso, ovvero la resistenza in carbonio che emana calore in modo uniforme, sostanzialmente con lo stesso principio della <a title="Stufa ad accumulo di calore" href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/stufa-ad-accumulo.html"><strong>stufa ad accumulo di calore</strong></a>.</p>
<p>Ovviamente è da porre sempre attenzione al consumo in Watt dell&#8217;energia elettrica, e tenere presente il costo della sostituzione della resistenza in base alla durata.</p>
<p>Inoltre per incrementare la resa termica è sempre presente una lastra metallica speculare per migliorare la distribuzione di calore.
</p>
<h3><a id="con_lampade">Con lampade</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Le stufe elettriche che utilizzano <strong>lampade alogene</strong> emettono calore sfruttando lo stesso principio termico delle altre stufe elettriche, impiegando però questa particolare tipologia di lampade (<strong>alogene</strong>) ad incandescenza in cui risulta presente nel bulbo un filamento di <em>kripton, iodio, xeno</em>, gas nobili capaci di portare la temperatura a livelli più elevati rispetto alle altre lampade ad incandescenza.</p>
<p>Troviamo anche la tipologia di stufe elettriche che utilizzano <strong>lampade al quarzo</strong>, e particolare interesse lo suscitano le stufe elettriche a <strong>raggi infrarossi</strong> il cui calore risulta simile a quello del sole; a detta di molti questo tipo di riscaldamento risulta particolarmente salutare rispetto ad altre tipologie.</p>
<p>Un aspetto particolarmente interessante del calore prodotto dal lontano infrarosso è quello di attivare (entrare in risonanza) le molecole di acqua aumentando la temperatura, quindi permette all&#8217;acqua stessa (presente nel nostro corpo e nell&#8217;aria) di trasformarsi in energia termica.</p>
<p>Interessante la soluzione del pannello riscaldante da appendere <em>a parete come un quadro</em>.
</p>
<h3><a id="consumi">Consumi</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per scegliere la stufa elettrica più adatta alle soggettive esigenze occorre riflettere su:</p>
<p>quanto tempo si ha intenzione di usarla in ore per giorno;</p>
<p>quanto è grande l&#8217;ambiente da riscaldare.</p>
<p>Se l&#8217;ambiente da riscaldare è piccolo si può tranquillamente impiegare una stufa elettrica con resistenza e ventilatore che riscalderà in breve tempo il locale. <strong>Da non dimenticare</strong> l&#8217;opzione importante di termoregolazione dell&#8217;elettrodomestico che permette di mantenere stabile la temperatura impostata (e desiderata) con un minimo scarto di tolleranza; ovvero quando la temperatura di impostazione è stata raggiunta, un dispositivo che tramite sonda controlla ogni pochi minuti la differenza tra temperatura ambiente e quella di impostazione permetterà di risparmiare energia, in quanto dovraò lavorare meno anche se più spesso.</p>
<p>In ambienti più grandi da riscaldare si può optare per modelli che utilizzano le lampade: alogene, al quarzo e infrarossi.</p>
<p><strong>Cosa non dimenticare</strong>: la durata media delle lampade in base all&#8217;utilizzo giornaliero che si intende fare;</p>
<p>quanta energia elettrica viene consumata.</p>
<p>In base alle dichiarazioni del costruttore per quanto riguarda i consumi e le potenze si possono già ottenere buoni calcoli approssimativi in termini di energia elettrica necessaria e resa termica per tot metri quadri da riscaldare (per chi abita in appartamenti in cui i locali sono particolarmente sviluppati in altezza la resa termica sarà ovviamente minore e occorre valutare quindi altre tipologie di riscaldamento al fine di evitare dispersioni e sprechi inutili di energia e denaro).</p>
<p>Un buon elettrodomestico <strong>deve essere esaustivo nelle informazioni riguardo i consumi</strong>, un produttore orgoglioso della bontà del proprio prodotto sarà ben lieto ed ansioso di mostrare al consumatore tutte le caratteristiche importanti ai fini del risparmio energetico e della resa temrica delle stufa elettrica che produce.</p>
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		<title>Frullatore</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 18:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il frullatore (fisso o ad immersione, manuale od elettrico) è un elettrodomestico di grandissima utilità in cucina per la preparazione del cibo, anche multifunzione (in questo caso definito Robot da cucina) serve a (come si intuisce dalla parola stessa) frullare, sminuzzare, tritare, amalgamare, mescolare, ottenere puree, etc. lavorare diversi ingredienti per ottenere il composto desiderato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il <strong>frullatore</strong> (fisso o ad immersione, manuale od elettrico) è un elettrodomestico di grandissima utilità in cucina per la preparazione del cibo, anche multifunzione (in questo caso definito <em>Robot da cucina</em>) serve a (come si intuisce dalla parola stessa) frullare, sminuzzare, tritare, amalgamare, mescolare, ottenere puree, etc. <em>lavorare</em> diversi ingredienti per ottenere il composto desiderato. Elettrodomestico irrinunciabile?! Per molte persone assolutamente sì.
</p>
<p><span id="more-1002"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#come_scegliere">Come scegliere</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#ad_immersione">Frullatore ad immersione</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Come ovvio supporre il <strong>frullatore manuale</strong> deve necessariamente avere fatto la sua comparsa prima di quello elettrico, non credo vi sia nulla di improprio nell&#8217;affermare che il <strong>frullatore elettrico</strong> altro non è che l&#8217;evoluzione di quello <em>manuale</em>.</p>
<p>Da non confondere con la <em>frusta da cucina</em> il frullatore manuale (ancora ne possiedo uno che custodisco con affetto) è stato largamente, se non totalmente, sostituito da quello elettrico appena questo ha fatto la sua comparsa, <em>complice</em> anche l&#8217;energia elettrica e l&#8217;inizio della sua presenza nelle mura domestiche.</p>
<p>Stephen Poplawski (proprietario della Stevens Electric Company) nel 1922 brevettò il mixer drink (<em>blender</em>), tre anni prima iniziò a disegnare e progettare modelli di frullatori adibiti appunto a <em>mescolare</em> liquidi, preparare il <em>latte al malto</em> noto come Horlicks</em>, una bevanda calda (<em>hot drink se preferite</em>) molto diffusa e conosciuta nei paesi anglosassoni e non solo (l&#8217;esempio di India, Giamaica e Pakistan che comunque hanno subito il colonialismo britannico), particolarmente curioso il fatto che si attribuisca l&#8217;invezione del <em>blender</em> proprio in virtù della preparazione di questo <em>milkshake</em> da miscelare con prodotti gassosi erogati dalle <em>soda fountains</em>, distributori a spina con i quali si eroga gelato, <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/birra.html" title="Birra"><strong>birra</strong></a>, etc.</p>
<p>Divagazione curiosa a parte, qualche anno dopo il progetto venne rivisitato sotto il marchio Hamilton Beach Co. e nel 1933 il modello <em>Miracle mixer</em> fece la sua comparsa sul mercato pur non essendo privo di problematiche legate alla tenuta del recipiente ed alla stabilità del prodotto, nonchè alla corretta tenuta in asse delle lame per frullare.</p>
<p>Fu <em>Fred Waring</em> nel 1937 a proporre il suo <em>Waring blendor</em>, frullatore ridisegnato, riprogettato l&#8217;elettrodomestico rese <em>popolare</em> il frullato ed ovviamente il suo relativo consumo.</p>
<p>Interessante anche citare che, sempre nello stesso anno, <em>WG Barnard</em> propose al mercato un frullatore con un telaio rinforzato di acciaio inox con il recipiente (vaso) in vetro Pirex come quello proposto da Waring.</p>
<p>Per essere più precisi il marchio Pirex sta ad indicare il <em>vetro borosilicato</em>, ottenueto appunto con vetro e l&#8217;ossido di boro nella silice, un materiale particolarmente robusto ed apprezzato dai consumatori, in quanto capace di supportare sbalzi termici oltre che dimostrare capacità antiurto, antigraffio, una robustezza insomma che in cucina trova ampio riscontro.</p>
<p>Tutto quanto sopra relativo agli U.S.A. per arrivare all&#8217;Europa con <em>Traugott Oertli</em> (svizzero) a lanciare nel mercato il <em>Turmix Standmixer</em>, sempre rivisitando il progetto di Waring.</p>
<p>Sempre sul progetto del suo frullatore (ricavato da quello di Waring) propose il <em>Turmix Juicer</em> indicato proprio per ottenere spremute di frutta e/o verdura, disponibile anche come accessorio separato nel frullatore <em>Turmix</em>, lo spremiagrumi <em>Turmix juicer</em>. Questo suscitò notevole interesse per il consumo del succo di frutta e verdura benefico per l&#8217;apporto all&#8217;organismo di tutte quelle caratteristiche proprie della frutta e verdura concentrate però nel loro succo spremuto.</p>
<p>Con <em>l&#8217;avvento</em> della televisione che ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità, <em>Vita Mix</em> introdusse sul mercato un frullatore realmente capace di soddisfare quelle che erano state le specifiche esigenze dei consumatori, introdicendo al tempo stesso nel mercato pubblicitario quella che allora era un&#8217;innovazione: il <em>direct marketing response</em>, quella azione ovvero che permette di mettere in comunicazione produttori e consumatori andando a soddisfare le richieste di mercato offrendo un prodotto che corrisponde ad esigenze ben precise del consumatore stesso in un ben preciso settore merceologico. Era il 1949.</p>
<p>Vent&#8217;anni più tardi sempre Vita Mix introdusse nuovi modelli che ancora una volta rivoluzionarono il concetto di frullatore da cucina; c&#8217;è da dire che la ricerca e l&#8217;evoluzione di questo elettrodomestico non si è mai fermata in quanto un prodotto largamente richiesto dal mercato.</p>
<p>Per arrivare ai giorni nostri dove è possibile trovare prodotti silenziosi, affidabili, robusti, duraturi e di buona fattura.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/frullatore.jpg" alt="Frullatore" /></p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Sostanzialmente il frullatore è composto da un gruppo base contenente il motore che fa azionare il frullatore stesso, e la parte superiore rimovibile dove è possibile inserire gli ingredienti che devono poi essere frullati, triturati, sminuzzarti, miscelati, etc.</p>
<p>I materiali plastici come ben sappiamo negli ultimi decenni hanno trovato largo impiego anche nei prodotti destinati alla cucina nella fattispecie gli <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/elettrodomestici/" title="Elettrodomestici"><strong>elettrodomestici</strong></a>, quindi non è insolito (anzi il contrario) trovare frullatori offerti dal mercato completamente realizzati in materiale plastico resistente agli urti (antiurto) nonché ai graffi (antigraffio).</p>
<p>Ciò non toglie tuttavia che possiamo tranquillamente decidere di acquistare frullatori realizzati in metallo, il corpo base almeno quello che contiene il motore; la parte superiore composta da contenitore risulta molto comodo se completamente trasparente, come nel caso dei contenitori realizzati in materiale plastico. &Egrave; anche possibile comunque cercare il contenitore in metallo qualora lo si desiderasse, capaci di avere una o più <em>finestre</em> (queste sì di materiale plastico o comunque vetro specifico per alimenti destinato all&#8217;uso in cucina) affinché sia possibile vedere gli ingredienti all&#8217;interno del contenitore durante la lavorazione e la preparazione.</p>
<p>Già a partire dai materiali in cui risulta costruito il frullatore possiamo impostare una scelta importante relativa all&#8217;acquisto; sebbene in materiale plastico risulta più economico e comunque resistente, non è tuttavia sbagliato considerare l&#8217;ipotesi di acquistare un frullatore realizzato in metallo, capace comunque di avere anche un aspetto elegante e ben rifinito (magari satinato) che indubbiamente offre ancora maggiore robustezza rispetto alla plastica (sebbene largamente impiegata). Il metallo inoltre, soprattutto per quanto riguarda la parte inferiore del frullatore contenente il motore, risulta capace di una migliore dispersione del calore quindi una maggiore capacità di raffreddamento del motore stesso, che comunque prevede specifiche e particolari tipologie di raffreddamento appositamente pensate tanto nella progettazione quanto nella realizzazione.</p>
<p><strong>La base del frullatore</strong> (quindi la parte inferiore che contiene il motore) che sia in materiale plastico oppure metallico, deve fornire una solida e sicura stabilità al frullatore stesso: non dimentichiamo infatti l&#8217;elevata capacità di rotazione del motore che aziona poi le lame atte a frullare produce una serie di vibrazioni non indifferenti, ragion per cui la stabilità dell&#8217;elettrodomestico deve essere massima, quindi controlliamo che la base sia munita di robusti ed efficaci supporti in abbondante gomma piuttosto morbida tale da permettere una comoda e facile collocazione stabile del frullatore una volta appoggiato sul piano di lavoro (che sia un <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/tavolo.html" title="Tavolo"><strong>tavolo</strong></a> invece che il mobile della cucina).</p>
<p><strong>La potenza del frullatore</strong> in varia indicativamente dai 300 ai 500 watt, solitamente le velocità disponibili solo a partire da 3 fino ad arrivare a 16: tuttavia non trovo sia corretto lasciarsi <em>influenzare negativamente</em> dalla quantità di velocità a disposizione.</p>
<p>Mi concentreremo piuttosto sulla qualità dei materiali cui il frullatore risulta costruito, senza contare poi che tre velocità possono già offrire un&#8217;ampia gamma di scelta, bene lo sanno le massaie che utilizzano quotidianamente il frullatore, e che quando non vogliono che questo raggiunga la velocità massima è sufficiente non pigiare a fondo sull&#8217;interruttore che aziona il motore affinché si possa ottenere una velocità leggermente inferiore.</p>
<p>Per tornare invece alla potenza del frullatore ricordiamo che se maggiore permette tranquillamente di tritare anche il ghiaccio senza nessun problema: ecco che ancora una volta torna di basilare importanza la robustezza del frullatore, del materiale con cui è costruito e della sua stabilità di utilizzo. Perché? Per il semplice motivo che il ghiaccio è estremamente duro da tritare, quindi: occorre potenza del motore, stabilità del frullatore durante la lavorazione, robustezza del contenitore che potrebbe in caso contrario andarsi a danneggiare con il ghiaccio triturato che viene <em>sbattuto</em> letteralmente sulle pareti del contenitore ad una velocità davvero elevata.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che un&#8217;adeguata potenza del frullatore permette una fine triturazione anche del pane secco, tanto utile per poi procedere nell&#8217;<a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/friggitrice.html#impanatura" title="Impanatura del cibo"><strong>impanatura</strong></a> tanto che si usi una <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/friggitrice.html" title="Friggitrice"><strong>friggitrice</strong></a> invece che un <a href="http://www.guida-acquisti.com/oggettistica/tegami.html" title="Tegame"><strong>tegame</strong></a>.</p>
<p>Le lame del frullatore per una facile comodità di utilizzo sono presenti solitamente in un corpo unico, tanto che le lame siano due invece di tre oppure quattro, il suddetto corpo unico andrà posizionato (quando rimovibile) su un supporto apposito sotto il quale trova alloggiamento per il motore del frullatore.</p>
<p><strong>Assolutamente importante</strong> operare sul frullatore con la massima sicurezza, quindi assicuriamoci di <strong>togliere la presa della corrente</strong> prima di effettuare qualsiasi operazione di manutenzione.</p>
<p>Le lame sono solitamente in acciaio inox per offrire una maggiore resistenza e capacità di triturazione dei cibi, non è raro che all&#8217;acquisto del frullatore siano presenti più <em>gruppi di lame</em>; esempio il gruppo che presenta due lame simmetriche piane, un altro gruppo con quattro lame disposte a 90&deg; tra loro dove simmetricamente possono essere due piane e due rivolte verso l&#8217;alto, per permettere una maggiore capacità di miscelazione nonché di triturazione quando si devono frullare particolari tipi di cibo.</p>
<p>L&#8217;aspetto e la considerazione delle lame del frullatore <strong>rivestono assoluta importanza</strong> nella scelta del frullatore stesso: la sicurezza di utilizzo dell&#8217;essere massima, totale tassativa. Ecco quindi che ancora una volta il grado di robustezza dei materiali con cui il frullatore stesso ha costruito riveste ancora una volta basilare importanza per quanto riguarda <strong>la scelta dell&#8217;acquisto</strong>, non dimentichiamo infatti che le lame sono contenute all&#8217;interno del contenitore (la parte superiore rimovibile del frullatore) e quindi deve offrire massima sicurezza di utilizzo e robustezza nel malaugurato caso che le lame debbano staccarsi dalla loro sede; anche se è successo molto raramente è pur sempre un aspetto da tenere in considerazione quando si decide di acquistare un frullatore, quindi essere consapevoli che se le lame sottoposte a rotazione (durante l&#8217;utilizzo del frullatore) dovessero staccarsi dalla sede quantomeno debbano avere un solido contenitore <strong>dal quale non possano uscire in alcun modo</strong> e garantire così la massima sicurezza da parte di chi utilizza il frullatore.</p>
<p>Alla base del frullatore, appena sopra i supporti, troviamo il cavo elettrico con relativa presa di corrente per il funzionamento dell&#8217;apparecchio: sebbene sia necessario fare anche a chi non finiscano liquidi o cibi solidi sul cavo della corrente, questo deve essere separato in maniera stagna dal gruppo motore: in parole povere se dovesse finire acqua nel cavo della corrente in prossimità del gruppo motore, l&#8217;acqua stessa non potrebbe in alcun modo entrare causando un cortocircuito e potenziale pericolo.
</p>
<h3>&#9658; <a id="come_scegliere">Quale frullatore scegliere</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Quale frullatore scegliere?! Quello che garantisce maggiore sicurezza, comodità la facilità di utilizzo.</p>
<p>Anche se in commercio vengono offerti frullatore economici (forse troppo economici) dei materiali <em>tutto sommato decorosi, decenti</em> quantomeno di un primo sguardo trovo sia fondamentale non lasciarsi trarre in inganno né dai materiali economici né dal prezzo.</p>
<p>Penso che il frullatore, l&#8217;acquisto del frullatore debba essere una spesa destinata a durare nel tempo, come ogni buon acquisto deve essere una sorta di investimento anche perché in questo caso la sicurezza di utilizzo dell&#8217;apparecchio riveste fondamentale importanza, non solo per le lame come abbiamo sopra citato ma bensì anche per una tassativa e massima sicurezza del frullatore nel suo impianto elettrico.</p>
<p>Anche se si tratta di un elettrodomestico che intendiamo usare raramente, questo non implica in alcuna misura che si debba lesinare sulla sicurezza di utilizzo e quindi sulla scelta di un elettrodomestico valido ed affidabile.</p>
<p>Non di secondaria importanza risulta essere la rumorosità del frullatore stesso, che come ben si comprende sarà maggiore <em>quando il prezzo è troppo economico</em> per poter garantire invece un&#8217;adeguata silenziosità dell&#8217;apparecchio durante il suo normale funzionamento, specialmente nel caso intendiamo fare un utilizzo quotidiano ed abbondante del frullatore.</p>
<p>Nessuno regala nulla, lo sappiamo: qualità dei materiali di costruzione, robustezza dei materiali stessi, qualità nella realizzazione del frullatore, buona silenziosità dell&#8217;apparecchio, tassativa ed assoluta sicurezza di utilizzo.</p>
<p>Credo che questi siano cinque principi fondamentali ed irrinunciabili per procedere alla scelta ed all&#8217;acquisto di un buon frullatore, che come ricordiamo anche se utilizzato raramente la sua totale sicurezza dell&#8217;utilizzo <em>non può essere rara</em> ma bensì sempre massima.</p>
<p>Ricordiamo poi quando il cavo della corrente e la relativa presa debbano essere un corpo unico per garantire una tenuta stagna del cavo stesso.</p>
<p>Il contenitore destinato ad ospitare cibi (la parte superiore rimovibile del frullatore) può essere di diversa capienza, tuttavia non conviene acquistarlo dalla capienza ridotta in quanto prima o poi ci tornerà utile avere sicuramente un contenitore dalla capienza maggiore per la preparazione di determinati frullati, o comunque quantitativi di cibo che andremo ad inserire nel contenitore stesso.</p>
<p>Quasi mai inferiore al litro di capienza il contenitore sovente viene offerto con capienza maggiore, certo più utile. Un aspetto importante riveste anche il <strong>coperchio del contenitore</strong> e la sua capacità di esercitare una ottimale chiusura del contenitore stesso una volta che il coperchio risulta posizionato ben chiuso: non dimentichiamo ancora una volta che nel malaugurato caso le lame si dovessero staccare dalla base anche la chiusura del coperchio sul contenitore riveste fondamentale importanza.</p>
<p>Il comodo maniglione permette di rimuovere facilmente il contenitore dalla sua base grazie ad un semplice movimento talvolta semirotatorio. Non dimentichiamo l&#8217;importanza del beccuccio sul contenitore stesso, più precisamente all&#8217;estremità superiore, che permette una ottimale distribuzione del frullato liquido in appositi contenitori una volta terminata la lavorazione.
</p>
<h3>&#9658; <a id="ad_immersione">Frullatore ad immersione</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per quanto riguarda il <strong>frullatore ad immersione</strong> e la relativa sicurezza del suo utilizzo vale quanto scritto sopra; questo particolare tipo di elettrodomestico non viene utilizzato anche per tritare come accade invece per il <em>frullatore classico</em> che deve necessariamente appoggiare sopra un supporto per il suo corretto utilizzo, ma bensì questo elettrodomestico viene immerso nella sua parte inferiore (dove troviamo una o più fruste da cucina facilmente rimovibili) nel cibo da miscelare, più che da frullare.</p>
<p>Sovente infatti questo apparecchio viene utilizzato per produrre puree di cibi la cui consistenza non è poi così solida (anche perché se così fosse bisognerebbe nell&#8217;utilizzo del frullatore classico), svolge la funzione importante di miscelatore sostanzialmente.</p>
<p>Deve avere un peso tutto sommato leggero, in quanto in caso contrario andrebbe ad affaticare oltremisura all&#8217;utilizzatore se l&#8217;impiego del frullatore ad immersione dovesse essere frequente e prolungato nel tempo; il motore capace di avere una certa silenziosità a produrre anche energia necessaria per eseguire elaborazioni di una certa durata, e quindi capace anche di veloce raffreddamento.</p>
<p>Sebbene anche in questo caso il materiale plastico dei giorni nostri la faccia da padrone, non dimentichiamo un eventuale telaio di alluminio resistente, leggero capace di offrire maggiore capacità di raffreddamento del motore racchiuso all&#8217;interno.</p>
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		<title>Stufa a pellet</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 13:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La stufa a pellets è una tipologia di stufa che brucia pellets compressi derivati da legno (es: segatura essiccata) o materiali biocompatibili, impiegata specialmente per uso civile negli ambienti domestici trova talvolta utilizzo anche nei locali industriali. &#9830; Cenni storici &#9830; Caratteristiche &#9830; Pro e contro &#9830; Combustibile &#9830; Considerazioni &#9658; Cenni storici &#9650; La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La stufa a pellets è una tipologia di stufa che brucia pellets compressi derivati da legno (es: segatura essiccata) o materiali biocompatibili, impiegata specialmente per uso civile negli ambienti domestici trova talvolta utilizzo anche nei locali industriali.
</p>
<p><span id="more-993"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#storia">Cenni storici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#pro_e_contro">Pro e contro</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#combustibile">Combustibile</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#considerazioni">Considerazioni</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="storia">Cenni storici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
La storia della stufa a pellets è indubbiamente preceduta dalla stufa a legna, il pellets ha trovato impiego negli ultimi decenni, interessante appurare come il termine <em>&ldquo;stufa&rdquo;</em> risulti legato a <em>stube</em> (oppure <em>stua</em>), tipico e caratteristico locale, stanza, dal rivestimento di legno, ambiente riscaldato unicamente dalla stufa (nel dialetto lombardo, pur con qualche caratterizzazione tipica delle diverse province, &ldquo;st<em>u</em>a&rdquo; significa proprio <em>stufa</em>).</p>
<p>L&#8217;etimologia della parola dunque è da ricercare nell&#8217;antica lingua teutonica, con la definizione <em>stoevchen</em> (o <em>stoev</em>) nella lingua frisone si intendono gli scaldini, di metallo invece che di terracotta, etc.</p>
<p>La storia della stufa dunque è risalente all&#8217;età del bronzo (indicativamente dal dal 3500 a.C. al 1200 a.C. per quanto riguarda l&#8217;Europa) periodo in cui l&#8217;uomo iniziò a familiarizzare con la metallurgia e la lavorazione dei diversi metalli da impiegare, nello specifico, per la costruzione di <strong>stufe</strong> e altri oggetti adibiti al riscaldamento domestico ed alla loro relativa commercializzazione.</p>
<p>Sebbene nell&#8217;epoca dell&#8217;impero romano erano già in uso sistemi di riscaldamento che utilizzavano fornaci sotterranee dove ardeva la legna, il cui braciere e fiamma prodotta distribuiva il calore attraverso tubi di terracotta collocati sotto la <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/piastrelle.html" title="Piastrelle"><strong>pavimentazione</strong></a> o dentro le pareti, condotti denominati <em>&ldquo;cacabus&rdquo;</em>, termine latino che molto probabilmente deriva dal tedesco <em>kachel</em>, parola con cui si intendono le mattonelle adibite nelle stufe realizzate in muratura, stufe in muratura che portano il nome di <em>kachelofen</em>.</p>
<p>Più di 2.000 anni or sono dunque il concetto e la pratica legati alla realizzazione di impianti per il riscaldamento erano sviluppati ed in evoluzione, altre metodologie di riscaldamento risultano legate a bracieri aperti le cui esalazioni però potenzialmente nocive, od ancora gli antesignani delle moderne stufe, ovvero contenitori metallici (si torna dunque alla capacità da parte dell&#8217;uomo di lavorare il metallo) capaci di diffondere il calore attraverso condotti e tubi collocati negli ambienti più diversi.</p>
<p>Tornando nella fattispecie al pellets gli scarti del legno già da diversi decenni circolano anche sulle navi che mettevano in comunicazione tra loro, specialmente prima dell&#8217;esistenza dei velivoli, le diverse località nel mondo.</p>
<p>Dunque risulta logico come da parte dell&#8217;uomo vi fosse l&#8217;idea di utilizzare, per meglio dire riutilizzare tali scarti a proprio favore e cosa più logica avendo a che fare con gli scarti del legno produrre energia utile alla diffusione di calore in un ambiente domestico o industriale, cercando di incrementare il risparmio economico e diminuire l&#8217;impatto ambientale prodotto dall&#8217;inquinamento delle stufe.</p>
<p>I primi anni del XX secolo vennero costruiti esemplari di stufe e forni a legna che (grazie a delle tramogge) utilizzavano segatura essiccata per produrre riscaldamento, niente di più vicino alle moderne stufe a pellets, non solo segatura ma anche scarti di legno sminuzzato e triturato; soprattutto nell&#8217;epoca della Depressione, nonché in tutti quei periodi in cui la crisi economica è particolarmente pressante, l&#8217;uomo cerca di ingegnarsi al fine di riutilizzare tutti quei materiali che nei periodi di abbondanza stupidamente tende a considerare: infatti evitare periodi di crisi particolarmente pesante <strong>passa anche e soprattutto dalla prevenzione dello spreco</strong>.</p>
<p>A periodi più o meno alterni questa tipologia di stufa non ha mai smesso di esistere e di essere perfezionata, un incremento è stato dato durante la crisi petrolifera degli anni 70, mentre negli ultimi 20 &#8211; 25 anni abbiamo visto un notevole incremento questo elettrodomestico capace di sostituire la <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/caldaia.html" title="Caldaia"><strong>caldaia</strong></a> cui tanto siamo abituati a vedere in quasi tutte le abitazioni.</p>
<p>Negli ultimi 10 &#8211; 15 anni causa anche i costi sempre crescenti del gas metano e della manutenzione e realizzazione degli impianti di riscaldamento più utilizzati, nonché per cercare di ridurre l&#8217;inquinamento e cercare di avere un impatto ambientale più rispettoso, l&#8217;impiego di queste stufe ha spinto diverse aziende produrre modelli di facile utilizzo e installazione (che deve comunque e sempre avvenire da parte di <strong>personale specializzato e qualificato</strong>, <em>installazione a regola d&#8217;arte</em>), favorendo un notevole risparmio economico sulla spesa del riscaldamento domestico, nonché industriale perché questo tipo di stufa può essere tranquillamente utilizzato (anche più di una) anche nei locali destinati al lavoro.</p>
<p>Non solo pellets derivati del legno ma anche mais e altri materiali biocompatibili sono utilizzati per produrre riscaldamento con queste stufe di recente generazione, talvolta capaci di bruciare tanto il mais quanto i pellets di legno od ancora altro materiale biocompatibile (<em>onnivore</em>).
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/stufa-a-pellet.jpg" alt="Stufa a pellets" /><br />
<small>Fonte immagine: <a rel="nofollow" href="http://www.casapassiva.com/">www.casapassiva.com</a></small></p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Oggi è possibile trovare sul mercato stufe a pellets realizzate con i migliori materiali e con un design capace di integrarsi al meglio in qualsiasi tipologia di <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/arredamento/" title="Arredamento"><strong>arredamento</strong></a> tanto è vasta la scelta dei prodotti offerti dal mercato.</p>
<p>L&#8217;aspetto dunque di questo importante elettrodomestico può essere diverso secondo i modelli, secondo le diverse realizzazioni progettuali e stilistiche, tuttavia risulterà composta da un serbatoio, o contenitore se preferite, dove deve essere alloggiato il materiale combustibile, che andrà poi ad alimentare grazie ad una <em>coclea</em> (nota come vite senza fine): questa infatti va a pescare il materiale combustibile (pellets) e lo introduce per caduta nella camera di combustione, solitamente l&#8217;accensione della stufa avviene grazie un getto di aria caldissima sul combustibile sostanzialmente facendolo incendiare.</p>
<p>L&#8217;aspiratore dell&#8217;aria comburente <em>veicola</em> l&#8217;aria nel bruciatore e contemporaneamente dirige i fumi della combustione in apposito scarico collocato posteriormente alla stufa. In questa fase i fumi caldi prodotti cedono parte del loro calore allo <em>scambiatore</em> (scambiatore di calore), il calore che viene sfruttato dal ventilatore dell&#8217;aria calda in grado di riscaldare quella fredda proveniente dall&#8217;ambiente circostante la stufa.</p>
<p>Solitamente tutto il meccanismo è controllato da un sofisticato microprocessore alloggiato su di una scheda elettronica al fine di ottimizzare al meglio la combustione e relativa produzione e diffusione di calore.</p>
<p>Uno scambiatore di calore e bene sia <em>alettato</em> per favorire almeno uno scambio termico aumentando, proprio grazie alle <em>alette</em>, la superficie di scambio. Il residuo di cenere e solitamente molto contenuto e raccolto in un cassetto posizionato in maniera comoda all&#8217;utente.</p>
<p>Possiamo trovare stufe a pellets delle più svariate dimensioni che ovviamente corrispondono al preciso quantitativo di calore che deve essere prodotto, in base alle dimensioni dell&#8217;ambiente da riscaldare; non dobbiamo infatti confondere le stufe a pellets (comunque già capaci di una certa produzione di calore) con la tipologia di caldaia pensata per produrre l&#8217;intero riscaldamento di un&#8217;abitazione (come ad esempio una caldaia a pellets da 25 kW capace di riscaldare tranquillamente un&#8217;abitazione di 100 e oltre metri quadri).</p>
<p>Riassumendo quindi possiamo descrivere una stufa a pellets composta da: <em>serbatoio per il combustibile, coclea, due ventilatori (combustione e convezione), il focolare con un braciere e vano di raccolta cenere, ed ovviamente un pannello comandi</em> non è possibile controllare anche le caratteristiche legate alla sicurezza.</p>
<p>L&#8217;accensione della stufa si rende possibile elettricamente grazie ad una candeletta, che entra in funzione ogni qualvolta la stufa deve essere riacceso dal momento che grazie al termostato con sonda integrata è possibile gestire l&#8217;intero funzionamento della stufa; ad esempio su impostare una temperatura minima sotto la quale la stufa automaticamente entrerà in funzione ed una soglia massima di temperatura al di sotto della quale la stufa cesserà di funzionare: proprio come la regolazione di una qualunque caldaia dotata di sonda termostato termo integrata.</p>
<p>Le odierne stufe a pellets hanno raggiunto un buon livello qualitativo a tal punto che è possibile impiegarle come termostufe capaci di provvedere all&#8217;intero fabbisogno termico di tutta l&#8217;abitazione, tanto per il riscaldamento quanto per l&#8217;acqua, occorre però sempre ricordare come la posa in opera e installazione a regola d&#8217;arte debba essere eseguita da <strong>personale qualificato ed autorizzato</strong>.</p>
<p>La stufa a pellet funziona dunque elettricamente, e specialmente nei modelli più recenti il consumo di elettricità è piuttosto contenuto, occorre però leggere con attenzione le specifiche tecniche per rendersi conto in maniera tangibile ed oggettiva quanto il consumo di energia elettrica incide sul costo totale dell&#8217;utilizzo della stufa. Dal momento che rispetto ad altri combustibili fossili il risparmio di questa tipologia di riscaldamento permette risparmi notevoli, risulta comunque e sempre sensato è logico fare tutti i conti del caso <strong>prima di eseguire l&#8217;acquisto</strong>.</p>
<p>Data la richiesta sempre crescente di questa tipologia di stufa di modelli più recenti ed aggiornati dispongono di una centralina elettronica che è il vero cuore pulsante della stufa, modelli con sensori elettronici sofisticati che permettono una fine regolazione della temperatura. Come sappiamo le centraline elettroniche risultano essere particolarmente delicati anche se il loro funzionamento ha raggiunto livelli qualitativi eccellenti e di guasti sono rari; tuttavia come sempre accade forse è bene diffidare dei prodotti proposti ad un prezzo <em>troppo conveniente</em> anche per il consumatore meno avveduto. Inoltre la caratteristica autopulente dei modelli odierni risulta un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda la manutenzione.
</p>
<h3>&#9658; <a id="pro_e_contro">Pro e contro</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
<strong>Vantaggi</strong>: il pellet od altro combustibile biomassa risulta facilmente collocabile e non occupa molto spazio rispetto ad esempio alla tradizionale legna.</p>
<p>La resa termica del pellet è notevole (purché il pellet sia di ottima qualità) e le emissioni inquinanti sono davvero molto basse. Produce bassi quantitativi di cenere ed è biocompatibile.</p>
<p>Il riempimento dell&#8217;osservatorio può venire in una sola volta (invece che a più riprese) e può essere sufficiente per periodi di tempo medio lunghi (questo ovviamente dipende dalla discrepanza di temperatura dell&#8217;ambiente da riscaldare rispetto a quella desiderata).</p>
<p>L&#8217;installazione della stufa non richiede molto tempo sebbene sia sempre doveroso ricordare come la posa in opera a regola d&#8217;arte <strong>debba sempre essere eseguita da personale specializzato ed autorizzato</strong>.</p>
<p><strong>Svantaggi</strong>: dal momento che la stufa a pellet utilizza un sistema di ventilazione questo potrebbe andare a muovere la polvere rendendo l&#8217;aria che respiriamo più asciutta e quindi un ambiente meno salutare; potrebbe naturalmente essere possibile l&#8217;uso di un <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/depuratore-daria.html" title="Depuratore d'aria"><strong>depuratore d&#8217;aria</strong></a> capace contemporaneamente di andare ad umidificare l&#8217;aria stessa che puoi respiriamo. Occorre naturalmente fare due conti per comprendere se la spesa aggiuntiva di questo elettrodomestico vale la pena oppure no.</p>
<p>Il funzionamento della stufa dipende dall&#8217;energia elettrica, quindi in caso di eventuali black-out si rischia di rimanere senza riscaldamento; potrebbe essere una soluzione è quella di utilizzare un gruppo di continuità (U.P.S. : Uninterruptible Power Supply) per risolvere il problema quando si presenta. Il blackout di corrente non è così frequente sebbene sia opportuno tenere in considerazione anche questo aspetto.</p>
<p>Il rumore prodotto dall&#8217;avvento quanto quello del combustibile che scende dalla tramoggia può essere fastidioso; esistono modelli particolarmente silenziati per ovviare a questo inconveniente.</p>
<p>La qualità del combustibile deve essere eccellente, in caso contrario andremo vanificare tanto la resa termica quanto l&#8217;ambiente salutare in cui viviamo: la reperibilità di un pellet (o comunque altro combustibile) di qualità può essere problematica anche per quanto riguarda la logistica e la disponibilità del fornitore.</p>
<p>Ricordiamo ancora una volta quanti componenti elettronici siano delicati ed il loro possibile malfunzionamento: quindi si rende necessario al momento dell&#8217;acquisto investire su prodotti di qualità maggiore che ovviamente presentano prezzi più elevati.</p>
<p>Se non è inclusa la funzione autopulente la pulizia della cenere dovrà essere frequente, almeno ogni due o tre giorni in base all&#8217;intensità di utilizzo, e dovrà essere usato un apposito aspiratore in virtù della cenere particolarmente sottile: <em>utilizzando il comune aspirapolvere si andrebbe a danneggiare</em>. La eventuale pessima qualità del pellet impiegato potrebbe danneggiare la stufa andando a lasciare depositi ed incrostazioni.
</p>
<h3>&#9658; <a id="combustibile">Combustibile</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
<strong>Pellet</strong>: la qualità del combustibile (in questo caso il pellet) deve essere eccellente e sottostare alle normative che regolano la qualità del prodotto (DIN 51731 o O-NORM M7135) al fine di verificarne l&#8217;idoneità per l&#8217;utilizzo.</p>
<p>Pellets che non rispettano tali normative non sono consigliati, in primo luogo dei produttori di caldaie e stufe che utilizzano questa tipologia di combustibile, in quanto se il combustibile bruciato andasse ad inquinare l&#8217;ambiente perché impuro provocherebbe in primo luogo un danno a chi vive nell&#8217;ambiente riscaldato grazie a tale combustibile, cosa di una certa gravità ed assolutamente da evitare, in secondo luogo le emissioni inquinanti andrebbero a vanificare l&#8217;idea di ridurre l&#8217;impatto ambientale scegliendo un materiale biomassa.</p>
<p>Se il pellet non fosse di qualità e provenisse ad esempio dal legno verniciato si andrebbero a bruciare anche le vernici: comprendiamo dunque quanto sia importante la qualità assoluta del combustibile.</p>
<p>Solitamente i pellets (che come già abbiamo detto provengono da segatura essiccata di legno naturale) si presentano come piccoli cilindri dal diametro di 6 &#8211; 8 mm lunghi un paio di centimetri (la normativa DIN 51731 stabilisce che tale diametro debba essere compreso tra i 4 ed i 10 mm e la lunghezza inferiore ai 50 mm).</p>
<p>Sempre la normativa DIN 51731 prevede che il potere calorifico possa oscillare tra i 17,5 ed i 19,5 MJ per kg (MJ sta per Mega Joule, unità di misura) e tra i 4,7 e 5,3 kWh per kg. Non devono essere presenti additivi di alcun genere nel legno naturale dal quale vengono ricavati i pellets.</p>
<p>L&#8217;umidità presente in percentuale dev&#8217;essere inferiore al 12&#37; &#8211; il contenuto in cenere inferiore all&#8217;1,5&#37; &#8211; il peso specifico kg per dm3 (decimetro cubo) inferiore a 1,0 – 1,4 &#8211; zolfo inferiore allo 0,08&#37; &#8211; cloro inferiore allo 0,03&#37; e azoto inferiore allo 0,30&#37; &#8211; nessuno additivo può essere utilizzato nemmeno per la pressatura del pellet.</p>
<p>Il legno impiegato può essere abete, faggio ed i sacchi in cui il pellet viene confezionato sono indicativamente intorno ai 15 kg per permetterne un facile spostamento da parte di chiunque (teniamo conto che non è più possibile produrre sacchi di plastica quindi il peso potrebbe anche variare in base alla minor resistenza di un materiale biodegradabile sostituto della plastica).</p>
<p>Se all&#8217;interno del sacco risulta presente una minima percentuale di legno in polvere questo indica una buona qualità del pellet in quanto difficile da sgretolarsi e quindi più compatto; deve presentare forme e misure regolari che vadano a corrispondere a quelle indicate sulla confezione (non dimentichiamoci delle normative), deve risultare liscio, chiaro, lucido e compatto.</p>
<p>Ricordiamo che il <em>cippato</em> (che deriva dall&#8217;inglese <em>chips</em>) sta ad indicare piccoli pezzetti di legno la cui qualità però è inferiore al pellet, si otiene grazie alle <em>cippatrici</em>, apposite macchine per la lavorazione del legno nello specifico della sua frantumazione in piccole scaglie che possono variare da pochi centimetri a pochi millimetri</p>
<p><strong>Alternative</strong> (<em>relative</em>) al pellet possono essere il mais (ha un potere di resa termica maggiore al pellet), il nocciolino di sansa, gusci di nocciole, pinoli, noci, semi di uva, ramaglia di potature, etc.</p>
<p><em>Alternative relative</em> in quanto il bene impostare una corretta miscelazione di pellets e mais (esempio) per ottenere una buona combustione che possa sprigionare una ottimale resa termica.
</p>
<h3>&#9658; <a id="considerazioni">Considerazioni</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Le considerazioni che dovrebbero essere fatte quando si decide di acquistare una stufa a pellet per rivoluzionare il proprio sistema di riscaldamento o comunque per installarne uno nuovo, sono considerazioni legate ai pro e contro.</p>
<p>Come abbiamo compreso la qualità del combustibile (pellet) deve essere eccellente, diffidare assolutamente di fornitori che non sono in grado di fornire pellets di elevata qualità corrispondente agli standard imposti dalle normative.</p>
<p>Eventuali sostanze presenti anche in minima parte come colla, vernici, etc. sono semplicemente inaccettabili: stiamo parlando di combustibile biocompatibile quindi deve assolutamente provenire da prodotti naturali (legno, mais, etc.).</p>
<p>Sempre a proposito dei fornitori dobbiamo essere certi della loro correttezza della provenienza dei legni, che siano ottenuti da foreste a cui si provveda nuovamente al rimboschimento: disboscare una foresta per ottenere legno da bruciare senza provvedere in maniera adeguata ad un successivo ed adeguato rimboschimento provoca un impatto ambientale disastroso.</p>
<p>Data la crescente richiesta di queste tipologie di combustibile considerate ancora <em>alternative</em>, il prezzo è comunque aumentato, occorre quindi calcolare bene quanto questo vada ad incidere sui costi totali di riscaldamento.</p>
<p>Dobbiamo tenere conto della tipologia di appartamento da riscaldare, della sua disposizione, eventuale coibentazione, prezzo iniziale da affrontare quando si decide di acquistare la stufa a pellet ed il relativo costo annuo di combustibile.</p>
<p>Tuttavia rispetto al gas metano il pellet e mais possono incidere sul risparmio anche del 50&#37; non dobbiamo ovviamente dimenticare la spesa iniziale della stufa che verrà poi ammortizzata nel corso degli anni.</p>
<p>Se si decide di utilizzare il mais come combustibile la miscelazione dovrebbe essere all&#8217;incirca in percentuale del 70&#37; di mais e del 30&#37; di pellets (ovviamente parliamo di combustibili di alta qualità: <strong>non dimentichiamolo mai</strong>).</p>
<p>La qualità e la relativa disponibilità del combustibile dipende dal fornitore di fiducia: questo è un fattore molto importante, dobbiamo essere certi di poter ricevere quanto serve combustibile di qualità per far funzionare la stufa, termostufa o caldaia a pellet.</p>
<p>Stiamo parlando di una tipologia di combustibile che è tuttora in evoluzione come del resto questa tipologia di riscaldamento ottenuta da materiale (come appunto i cereali, gli scarti del legno, considerato biocompatibile, definito biomassa in quanto tutto materiale organico vegetale o animale che non ha subito alcun procedimento di fossilizzazione e viene impiegato per produrre energia) che può ridurre notevolmente l&#8217;impatto ambientale in termini di inquinamento e di salvaguardia: a questo proposito però occorre come sempre usare il buon senso, ad esempio anche il consumo di soia potrebbe risparmiare vite molti animali tuttavia se si vanno disboscare foreste utilissime, di basilare importanza per l&#8217;ecosistema al fine di produrre soia (e come sappiamo necessita di ampi spazi per poter essere coltivata) questo provoca un danno all&#8217;ambiente e non un miglioramento.</p>
<p>Talvolta anche quando si parte dalle buone intenzioni il mercato ed il capitalismo fanno sì che tutto venga travolto, meglio dire <em>stravolto</em>, andando nei fatti rovinare quelli che erano buone idee iniziali.</p>
<p>L&#8217;energia prodotta da biomassa e nella fattispecie da pellets per il riscaldamento rappresenta davvero qualcosa di importante, occorre concentrarsi a dovere sull&#8217;acquisto ed ottenere tutte le informazioni necessarie non solo per risparmiare sulla spesa del riscaldamento (motivo per il quale si è incentivati a compiere questo acquisto) ma bensì anche per produrre un ritorno utile all&#8217;ecosistema.</p>
<p>Ricordiamo ancora una volta come i modelli più recenti di stufe a pellet siano tecnologicamente avanzati e davvero in grado di soddisfare qualsiasi necessità per quanto riguarda quelle che sono le specifiche esigenze soggettive di riscaldamento domestico, al fine di limitare la manutenzione (non solo per risparmiare tempo, ma soprattutto per evitare di fare i lavori il cui esito non ottimale potrebbe compromettere il funzionamento della stufa stessa) solo alle piccole necessità, basilare, come riempire di combustibile il serbatoio e svuotare il cassetto apposito che contiene residui di cenere.</p>
<p>La <strong>funzione autopulente</strong> di queste stufe è un&#8217;opzione alla quale occorre dedicare la giusta attenzione: chiedere nel dettaglio al rivenditore tutte le informazioni necessarie al fine di assicurarsi che il funzionamento di una stufa sia semplice, ottimale e sicuro.</p>
<p>Tant&#8217;è vero che i modelli più evoluti hanno ridotto la manutenzione davvero al minimo indispensabile, poche e semplici operazioni che chiunque è in grado di eseguire. Ovviamente i modelli più evoluti di queste stufe hanno costi maggiori; del resto ci sarebbe da stupirsi al contrario, ovvero che prodotti di alta qualità venissero proposti a prezzi irrisori: <em>praticamente impossibile da realizzare</em>.</p>
<p>La giusta attenzione merita di essere posta nel considerare l&#8217;eventuale acquisto delle cosiddette <em>onnivore</em>, <strong>stufe e termostufe a pellet onnivore e superonnivore</strong> (così definite) in grado di avere più di 40 tipi di combustibile, a partire dagli scarti del legno spaziando da quelli ottenuti dai rami di potatura ai diversi tipi di cereali; questa tipologia di stufe permette davvero di ottimizzare la combustione al fine di avere un risparmio economico per il consumatore, migliore produzione di calore e minor impatto ambientale in termini di emissioni nocive e inquinamento, nonché un riciclo importante di tutte quelle sostanze organiche che altrimenti andrebbero perse inutilmente, dal momento che possono essere utilizzate per produrre energia pulita.</p>
<p>Queste stufe risultano infatti capaci di bruciare i diversi tipi di combustibile, che sia pellet di legno invece che mais, solitamente aventi due tipi diversi di bruciatori, uno apposito per il pellet l&#8217;altro per i <em>triti</em>, ovvero tutta quella biomassa economica e non inquinante.</p>
<p><strong>Ricordiamo ancora l&#8217;importanza</strong> delle funzioni tecnologiche avanzate di cui una stufa di questo tipo deve essere dotata, al fine di ridurre al minimo indispensabile la manutenzione da parte dell&#8217;utente e fornire il massimale rendimento energetico ed economico;</p>
<p><strong>la qualità del combustibile</strong> che deve essere eccellente, sempre;</p>
<p>l&#8217;installazione e la posa in opera effettuate a regola d&#8217;arte da personale specializzato ed ha autorizzato per legge ad operare sugli impianti di riscaldamento, al fine di fornire la massima sicurezza e comfort possibili.</p>
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		<title>Yogurtiera</title>
		<link>http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/yogurtiera.html</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 16:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La yogurtiera è un comodo elettrodomestico che permette di preparare ottimo yougurt a casa nostra esercitando un notevole risparmio rispetto all&#8217;acquisto di yogurt già pronto, ma ciò che più conta è che possiamo curare la prepazione in ogni dettaglio. &#9830; Come funziona la yogurtiera &#9830; Produrre lo yogurt &#9830; I fermenti lattici &#9830; Produrre yogurt [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La yogurtiera è un comodo elettrodomestico che permette di preparare ottimo yougurt a casa nostra esercitando un notevole risparmio rispetto all&#8217;acquisto di yogurt già pronto, ma ciò che più conta è che possiamo curare la prepazione in ogni dettaglio.
</p>
<p><span id="more-959"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#come_funziona">Come funziona la yogurtiera</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#produrre_lo_yogurt">Produrre lo yogurt</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#fermenti_lattici">I fermenti lattici</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#senza_yogurtiera">Produrre yogurt senza yogurtiera</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#yogurt">Yogurt</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="come_funziona">Come funziona</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Come prima cosa la yogurtiera si presenta come un recipiente di 1 litro circa di capienza (ma nulla vieta che la capienza sia diversa ovviamente), inserito in un contenitore di materiale plastico dove il recipiente viene inserito riempito con i fermenti lattici vivi ed il <a href="http://www.guida-acquisti.com/alimentari/latte.html" title="Latte"><strong>latte</strong></a> intero, scaldato elettricamente tramite una resistenza il calore prodotto produce lo yogurt.</p>
<p>Quella che possiedo io (<strong>yogurtiera a caraffa</strong>) è così composta:</p>
<p>un recipiente di materiale plastico trasparente dalla capienza di 1,3 litri (di poco superiore al litro per permettere di lavorare in maniera ottimale evitando recipienti stracolmi) con il suo coperchio;</p>
<p>il contenitore esterno (sempre di materiale plastico) con una intercapedine coibentata con aria, alla cui base internamente è posta una resistenza elettrica da dove fuoriesce il cavo per il collegamento alla rete elettrica (220 V) che consuma 9 watt;</p>
<p>una volta che il recipiente trasparente viene inserito nel recipiente questo viene chiuso con un ampio e preciso coperchio, si collega la presa elettrica e la resistenza posizionata alla base del recipiente inizia a scaldare (ad una temperatura di 40 &#8211; 45&deg;C circa), sia il latte che i fermenti lattici, e produrre yogurt.</p>
<p>Non ha nessun pulsante di accensione, nel momento in cui la presa elettrica viene inserita e collegata alla rete elettrica inizia a scaldare, tutto qui; quando la presa si scollega è spenta nuovamente. Data la sufficiente metodologia di prodotto che serve sostanzialmente solo a scaldare, produrre calore, non è necessario dotarsi di sofisticati automatismi con temporizzatori e regolatori di calore; la temperatura preimpostata (ricordiamo 45&deg;C circa) che viene raggiunta è più che sufficiente per produrre lo yogurt in casa.</p>
<p>La yougurtiera è un semplicissimo elettrodomestico, io l&#8217;ho comprata in farmacia e pagata 14 &euro;, ma sono offerte in commercio in qualsiasi altro negozio di <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/elettrodomestici/" title="Elettrodomestici"><strong>elettrodomestici</strong></a> e supermercati. Come tutti i prodotti è munito di garanzia, quindi è sufficiente salvare la ricevuta fiscale comprovante l&#8217;acquisto insieme alla garanzia stessa.</p>
<p>Il compito della yogurtiera è quello quindi di produrre calore, tutto qui, esistono anche metodi alternativi cui parleremo più avanti. </p>
<p><strong>Importante</strong>: il recipiente della yogurtiera che è destinato a contenere latte e fermenti lattici, quindi yogurt, <strong>non deve essere lavato con detersivi</strong>, che avrebbero un effetto deleterio sui fermenti una volta che questi verrebbero inseriti; una buona pulizia minuziosa con acqua calda, e poi fredda, è sufficiente.</p>
<p>Esiste però anche un altri tipo di <strong>yogurtiera a vasetti</strong> che è una sorta di pentola, di recipiente dove verranno inseriti vasetti di vetro contente lo yogurt (preparato con fermenti e latte in un contenitore poi versato successivamente nei piccoli vasetti di vetro); questo recipiente andrà comunque collegato alla corrente e la resistenza elettrica inizerà a scaldare quindi produrre yogurt che sarà pronto nei vasetti.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/yogurtiera.jpg" alt="La mia yogurtiera" /></p>
<h3>&#9658; <a id="produrre_lo_yogurt">Produrre lo yogurt</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Da come abbiamo già compreso, e come molti ben sanno, è semplicissimo. Fermenti lattici (<em>innesco</em>), latte, calore.<br />
Partiamo a dettare una serie di semplici indicazioni per produrre lo yogurt con la nostra yogurtiera:</p>
<p><strong>1 litro di latte</strong> (meglio intero o comunque parzialmente scremato, dipende anche dalle personali esigenze) <em>a lunga conservazione</em>; è possibile anche impiegare latte fresco pastorizzato che quindi non necessita di bollitura. Se invece si decide di utilizzare latte fresco è necessario portarlo ad ebollizione prima dell&#8217;utilizzo, e poi utilizzarlo quando avrà raggiunto la temperatura ambiente.</p>
<p><strong>I fermenti lattici vivi</strong> (<em>Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus termophilus</em>); se non sono colture vive possono anche essere liofilizzati (si trovano senza problemi in in farmacia) e in questo caso devono essere conservati in frigorifero, una bustina è su misura per un litro di latte;</p>
<p>al posto dei fermenti lattici si può utilizzare lo <strong>yogurt naturale</strong>, un vasetto da 125 grammi per un litro di latte.</p>
<p>Riepilogando: latte, fermenti lattici; inseriti nel recipiente insieme vanno mescolati con un cucchiaio, poi il recipiente viene appoggiato nell&#8217;apposito vano del contenitore e si collega alla rete elettrica la yougurtiera che inizierà a produrre calore e quindi la fermentazione del latte a contatto con i fermenti lattici vivi.</p>
<p>Il tempo di permanenza nella yogurtiera è indicativamente di 6/12 ore, a seconda delle temperature di riscaldamento della yogurtiera stessa e dell&#8217;ambiente circostante. Quando lo yogurt ha raggiunto la cremosità desiderata non ci rimane che lasciarlo raffreddare in <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/frigorifero.html" title="Frigorifero"><strong>frigorifero</strong></a>; <strong>attenzione però</strong>: se andiamo ad inserire un recipiente eccessivamente caldo per la temperatura del frigo (4&deg;C) rischiamo di sovraccaricare il lavoro del frigorifero stesso.</p>
<p>Dunque è consigliabile lasciar raffreddare a temperatura ambiente lo yogurt per qualche minuto, poi inserirlo in frigorifero. Non dimentichiamo che maggiore è il tempo di fermentazione maggiore sarà il sapore acidulo dello yogurt. Sta a noi decidere il tempo ideale di fermentazione nella yogurtiera in base ai gusti soggettivi.
</p>
<h3>&#9658; <a id="fermenti_lattici">Fermenti lattici</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
<strong>Lactobacillus bulgaricus</strong> e <strong>Streptococcus termophilus</strong> sono i ceppi dai quali si ottengono i fermenti lattici per la produzione dello yogurt, da ricordare come questi organismi appartegano alla categoria dei cosìddetti <strong>probiotici</strong>, ovvero che hanno un effetto salutare in chi li riceve, come sempre ovviamente per tutti gli <a href="http://www.guida-acquisti.com/prodotti/alimentari/" title="Prodotti alimentari"><strong>alimenti</strong></a> da assumere <strong>sempre</strong> in quantità adeguata senza mai eccedere.</p>
<p>I fermenti lattici vivi per fare lo yougurt in casa li dobbiamo sistemare in una ciotola (vetro, plastica, ceramica, metallo), e aggiungere il latte fino a coprirli completamente e lasciarli <em>lavorare</em>.</p>
<p>Questa operazione deve essere eseguita quanto la produzione di yogurt è avvenuta, e serve per mettere da parte i fermenti (<em>coltura madre, innesco, starter, etc.</em>) che serviranno per le prossime volte. Impiegando un filtro dalla maglia piuttosto fine è possibile filtrare i fermenti in maniera adeguata premendo con un cucchiaio, sopra un recipiente;</p>
<p>anche senza l&#8217;aiuto del cucchiaio comunque una prima parte, quasi tutta, dello yogurt fuoriesce con una certa cremosità dalle maglie del filtro, che andrà ovviamente a trattenere i fermenti lattici vivi, una sorta di <em>vermicelli</em>, che andranno risciacquati sotto acqua corrente, leggermente <em>strizzati</em> sempre premendo leggermente con il cucchiaio, pronti poi per essere nuovamente inseriti in un vasetto di vetro, coperti di latte e pronti per il prossimo utilizzo.</p>
<p>Al contrario del <strong>kefir</strong> dove viene invece consigliato di non eseguire questa operazione in quanto parte della flora batterica andrebbe persa. In qualunque caso i contenitori e le posate impiegate devono essere accuratamente pulite da ogni residuo di detersivo che, anche in questo caso, può risultare dannoso per la flora batterica, sempre.
</p>
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<h3>&#9658; <a id="senza_yogurtiera">Produzione di yogurt alternative alle yogurtiera</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Dal momento che come abbiamo potuto constatare, o già sapevamo, la produzione di yogurt è piuttosto semplice, è possibile provare a cimentarsi senza yogurtiera per chi lo desideri.<br />
Con un semplice contenitore di una capienza di 1,5 litri circa possiamo cominciare, ad esempio con un <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/forno.html" title="Forno"><strong>forno</strong></a> di quelli capaci di mantenere temperature minime: 40&deg;C.</p>
<p>In caso contrario lasciar perdere assolutamente utilizzo del forno se non capace di lavorare queste temperature così basse; proprietà che si trovano in forni multifunzione di recente generazione.</p>
<p>Sostanzialmente la yogurtiera funziona come un incubatore quindi dobbiamo cercare di riprodurre in maniera omogenea e uniforme calore che possa scaldare il latte che contiene i fermenti lattici vivi.</p>
<p>Risulta possibile a detta di alcuni (in mancanza di forno di ultima generazione) inserire un porta lampada con una lampadina da 40 W nel forno (ovviamente spento) che una volta chiuso farà in modo di evitare la dispersione del calore prodotto dalla lampadina accesa; il calore prodotto dovrebbe essere sufficiente per produrre lo yogurt.</p>
<p>Altro metodo potrebbe essere quello di inserire il recipiente contenente il latte e fermenti lattici a bagnomaria in una pentola.</p>
<p>Sebbene la produzione di yogurt non sia per nulla complicata il costo di una yogurtiera è sicuramente abbordabile ed alla portata di tutti, in caso contrario se si decide di produrre yogurt in casa senza yogurtiera è necessario porre tutte le attenzioni, lo scrupolo e la perizia del caso.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/yogurt.jpg" alt="Yogurt" /></p>
<h3>&#9658; <a id="yogurt">Yogurt</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
L&#8217;inizio della produzione e l&#8217;impiego di yogurt da parte dell&#8217;uomo con tutta probabilità è stato casuale, relativa all&#8217;acidificazione del latte, e pare che già 4000 anni or sono un essere umano se ne fosse accorto.</p>
<p>Indubbiamente come è logico supporre l&#8217;inizio del consumo di yogurt è avvenuto in seguito all&#8217;addomesticamento di animali da latte da parte dell&#8217;uomo, cosa che quindi affonda le radici storiche in tempi ben lontani.</p>
<p>Fu <em>Ilya Ilyich Mechnikov</em> capace di eseguire una prima analisi scientifica ed isolare il <em>Lactobacillus Bulgaricus</em> in grado di dare vita al processo di fermentazione dello yogurt.</p>
<p>Yogurt che contiene proteine, grassi. carboidrati, calcio, minerali, vitamine, un alimento che ben si presta ad una dieta quotidiana, favorisce il lavoro della flora batterica intestinale, migliora le funzioni gastriche.</p>
<p>Lo yogurt può essere consumato da solo, oppure con zucchero, miele, cacao, caffè, cannella, con la frutta, la marmellata, secondo quelli che sono i gusti di ciascuno, ottimo come dessert, ma adatto per <em>interrompere</em> la fame a qualsiasi ora.</p>
<p>Al mattino come parte integrante della colazione, un&#8217;ora prima del pranzo per facilitare le funzioni digestive, a merenda; la yogurtiera è capace di produrre yogurt facendo risparmiare anche oltre 250 &euro; l&#8217;anno se dovessimo paragonare l&#8217;acquisto di yogurt di produzione industriale se acquistato per essere consumato quotidianamente.</p>
<p>Inoltre l&#8217;acidità piuttosto marcata dello yogurt inibisce la formazione di microrganismi patogeni responsabili di infezioni batteriche, ovviamente va sempre conservato in frigorifero per pochi giorni, anche perchè quando lo si produce lo si fa per mangiarlo, fresco.</p>
<p>Lo yogurt bianco intero ha caratteristiche e proprietà importanti, un alimento completo, meglio di quello magro (<em>più povero</em> ovviamente), mentre con l&#8217;aggiunta di frutta (banane, fragole, mele, pere, etc.) o miele è necessario non esagerare per non eccedere con la presenza di zuccheri e l&#8217;aumento di calorie.</p>
<p>Un alimento importante che parte da un altro alimento principe dell&#8217;alimentazione: il latte.</p>
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		<title>Caldaia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 13:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[La caldaia è un elettrodomestico praticamente irrinunciabile per la maggior parte delle abitazioni specie dove le condizioni climatiche dei mesi più freddi presentano temeprature rigide. Sebbene vi siano ancora diverse località rurali che possano utilizzare il camino come sistema di riscaldamento per tutta la casa ormai la caldaia è da parecchi anni un accessorio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La caldaia è un elettrodomestico praticamente irrinunciabile per la maggior parte delle abitazioni specie dove le condizioni climatiche dei mesi più freddi presentano temeprature rigide.<br />
Sebbene vi siano ancora diverse località rurali che possano utilizzare il camino come sistema di riscaldamento per tutta la casa ormai la caldaia è da parecchi anni un accessorio che non può mancare in ogni abitazione.
</p>
<p><span id="more-948"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#installazione_manutenzione">Installazione e manutenzione</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#scegliere">Quale caldaia scegliere ?</a></h2>
<h2>&diams; <a href="#energia">Energia</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche principali</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Compito principale della caldaia è quello di trasformare in calore dell&#8217;energia prodotta dai combustibili che possono essere diversi, il calore prodotto viene reso disponibile attraverso l&#8217;acqua calda o aria riscaldata che si diffonde in tutto l&#8217;impianto di riscaldamento (tubazioni) dell&#8217;abitazione.</p>
<p>In questo caso l&#8217;acqua o l&#8217;aria è denominato <strong>fluido</strong> <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettrodomestici/termoconvettore.html" title="Termoconvettore"><strong>termoconvettore</strong></a>. La caldaia in genere è composta da un bruciatore ha il compito di ricercare l&#8217;aria con il combustibile ed alimentare quindi la camera di combustione;</p>
<p>la camera di combustione appena citata che per l&#8217;appunto produce il gas riscaldato e attraverso tubature va a riscaldare l&#8217;acqua dell&#8217;impianto di riscaldamento;</p>
<p>la caldaia è contenuta in un involucro di metallo che a sua volta contiene una copertura di materiale isolante; molto spesso incassata nel muro (<em>per quanto riguarda le caldaie murali</em>) e secondo la legge posizionata all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione, tuttavia troviamo ancora molte abitazioni con le caldaie installate all&#8217;interno dell&#8217;abitazione stessa ed è per questo motivo che anche qui l&#8217;obbligo di legge prevede che ci siano delle prese d&#8217;aria nel locale caldaia di modo che si possa sempre creare una lieve ma importante corrente d&#8217;aria per disperdere eventuali esalazioni pericolose di gas.</p>
<p>Dunque all&#8217;energia contenuta nel combustibile (esempio: gas metano) accade che parte di questa avvenga sfruttata dal fluido termoconvettore, la rimanente dispersa attraverso apposita canna fumaria quindi il cammino il gas di scarico, e una parte di energia viene dispersa attraverso il corpo stesso della caldaia in questione.</p>
<p>Quando una caldaia è definita ad altre efficienza? Quando riesce a sfruttare oltre il 90&#37; dell&#8217;energia ottenuta dal combustibile e convogliarla al fluido termoconvettore. Quindi comprendiamo come maggiore è l&#8217;efficienza della caldaia e maggiore sarà il risparmio di combustibile in quanto, con un&#8217;alta efficienza, la quasi totalità dell&#8217;energia prodotta dal combustibile stesso viene impiegata dalla caldaia e dimessa dell&#8217;impianto di riscaldamento che ovviamente va a riscaldare, a produrre calore nell&#8217;abitazione.</p>
<p>Il risparmio energetico passa quindi anche dall&#8217;alta efficienza della caldaia. Meno energia riesce a disperdere e maggiore sarà quella sfruttata. Il Decreto del Presidente della Repubblica D.P.R. 660/96 contiene il regolamento per classificare le caldaie secondo la loro efficienza energetica suddivisa in quattro classi (<strong>1</strong> stella, <strong>2</strong> stelle, <strong>3</strong> stelle, <strong>4</strong> stelle).</p>
<p>Le <strong>caldaie murali</strong> risultano essere quelle molto diffuse per uso domestico, forse le più diffuse, minimo ingombro di spazio ed una buona efficienza energetica, questo per quanto riguarda ovviamente le caldaie alimentate a gas metano. Per quanto riguarda invece le caldaie alimentate da biomassa non è raro che queste siano posizionate in un piano interrato (<strong>caldaie a basamento</strong>) sotto l&#8217;appartamento.</p>
<p>La caldaia può essere a <strong>camera aperta</strong> oppure a <strong>camera stagna</strong>; nella <em>caldaia a camera aperta</em> il tiraggio è naturale,  le <strong>caldaie a condensazione</strong> (come quelle a camera stagna) rappresentano una delle tecnologie più avanzate, in quanto permettono il recupero del vapore acqueo contenuto nel combustibile e <em>riutilizzarlo</em> incrementando il risparmio energetico, che come ricordiamo dipende proprio dal cercare di ottimizzare il più possibile l&#8217;energia del combustibile in calore prodotto. Questo tipo di caldaia proprio in virtù di questa caratteristica specifica è capace di consumare meno combustibile rispetto ad altre tipologie di caldaie. Il tiraggio è indotto attraverso elettroventiazione.</p>
<p>La <strong>caldaia a premiscelazione</strong> invece è munita di un particolare bruciatore che permette una combustione sempre ottimale riuscendo ad ottenere una buona distribuzione bilanciata tra combustibile (gas metano) ed aria comburente (sostanza capace di agire come agente ossidante del combustibile). Il rendimento (efficienza) anche in questo caso è elevato, oltre il 90&#37;.</p>
<p>Oggi perlopiù la caldaia provvede tanto al riscaldamento quanto alla produzione dell&#8217;acqua calda per uso sanitario, caldaie tutto sommato di modeste dimensioni sono in grado di riscaldare tranquillamente e di produrre acqua calda per un appartamento di 80 mq ma tranquillamente anche di dimensioni superiori.</p>
<p>Le caldaie di oggi inglobano tutta una serie di dispositivi atti a migliorare il risparmio energetico; sistema antiblocco, sistema antigelo, sensore dell&#8217;acqua garantisce una temperatura pre-determinata (dall&#8217;utente) dell&#8217;acqua in qualsiasi situazione ambientale, funzione anticalcare, ed un comodo pannello comandi con <a href="http://www.guida-acquisti.com/elettronica/televisore.html#schermo_LCD" title="Display a cristalli liquidi"><strong>display a cristalli liquidi</strong></a> installato all&#8217;interno dell&#8217;abitazione per maggiore comodità, che permette di stabilire la temperatura che si vuole mantenere all&#8217;interno dell&#8217;ambiente oltre che come già citato quella dell&#8217;acqua calda, attraverso questo sistema di comandi è possibile impostare l&#8217;accensione e lo spegnimento in automatico della caldaia: tutte funzioni che implementano il risparmio energetico.</p>
<p>Ovviamente risulta possibile impostare l&#8217;accensione automatica della caldaia quando la temperatura scende sotto una certa soglia (solitamente l&#8217;impostazione è a 16&deg;) e si ferma automaticamente quando raggiunge i gradi desiderati (per impostazione 20&deg;).<br />
In questo modo la caldaia risulta sempre accesa fa entra in funzione solo quando occorre portare la temperatura alle esigenze dell&#8217;utilizzatore.<br />
La rilevazione della temperatura si rende possibile grazie ad una sonda (<em>sonda termostato integrata</em>), in alcuni modelli di caldaie è presente anche una sonda per rilevare la temperatura esterna, dato poi disponibile sul pannello comandi.</p>
<p>Il sistema di inonizzazione di fiamma è molto importante, in quanto permette di incrementare il risparmio energetico dal momento che la fiamma pilota viene acceso solo quando l&#8217;impianto di riscaldamento richiede, al contrario delle caldaie di vecchia generazione dove la fiamma pilota rimaneva sempre accesa.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/caldaia.jpg" alt="Caldaia" /></p>
<h3>&#9658; <a id="installazione_manutenzione">Installazione e manutenzione</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
L&#8217;installazione della caldaia deve assolutamente venire da parte di personale specializzato e autorizzato per legge, personale che una volta eseguita l&#8217;installazione dovrà rilasciare un certificato che comprova il perfetto funzionamento della caldaia dell&#8217;impianto di riscaldamento; è sempre lo stesso personale che dovrà (su nostra richiesta) eseguire le periodiche manutenzioni (solitamente annuali) per verificare il corretto funzionamento.</p>
<p>Le caldaie non possono più essere installate all&#8217;interno delle abitazioni per motivi di sicurezza degli abitanti; vi sarà capitato in più di un&#8217;occasione di ascoltare dal telegiornale magici epiloghi legati alla esalazione nociva dei gas dovuta ad un malfunzionamento degli impianti di riscaldamento: impianti vecchi, non a norma, che non hanno subito le opportune e necessarie ed obbligatorie manutenzioni periodiche.</p>
<p>Le caldaie come ben sappiamo possono essere murali oppure a basamento, in questo caso vengono solitamente collocate in ambiente dedicato, ad esempio in un seminterrato dove comunque ci sia sempre una buona e ampia circolazione di aria, proprio per evitare problemi nel caso dovessero verificarsi, anche in impianti nuovi, fuoriuscite indesiderate di di gas o di fumi: è logico presupporre che una caldaia nuova debba funzionare al meglio ma l&#8217;imprevisto non deve mai essere sottovalutato, proprio per questo motivo è di fondamentale importanza decidere l&#8217;ideale collocazione della caldaia che, comunque per legge ricordiamo non può essere installate all&#8217;interno dell&#8217;abitazione.</p>
<p>Fino a qualche anno fa le caldaie venivano installate all&#8217;interno delle abitazioni, tant&#8217;è che ancora oggi molte abitazioni residenziali hanno la caldaia installata in cucina, oppure in bagno, etc. e in questo caso ovviamente parliamo di riscaldamento autonomo, perché per quanto riguarda il riscaldamento centralizzato (che certo non favorisce il risparmio energetico) ad esempio in un condominio, esiste un apposito locale caldaia dove l&#8217;amministratore si incaricherà di far eseguire ai tecnici specializzati le periodiche manutenzioni per fare in modo che funzionamento sia sempre ottimale.</p>
<p>Per chi usufruisce del riscaldamento autonomo con caldaia interna all&#8217;abitazione, dovuta a una costruzione dell&#8217;immobile sicuramente di qualche anno in quanto non era vietato collocare le caldaie all&#8217;interno dell&#8217;abitazione, è di fondamentale importanza che vi sia sempre (anche in inverno) una ottimale circolazione dell&#8217;aria facilitata da almeno due prese d&#8217;aria che possono così creare una lieve ma costante corrente, al fine di scongiurare qualsiasi pericolo nel caso vi siano le esalazioni di gas o malfunzionamenti della caldaia.</p>
<p>Ricapitolando dunque ricordiamo come l&#8217;installazione alla manutenzione della caldaia debba essere eseguita solo da personale specializzato ed autorizzato per legge; l&#8217;unica preoccupazione da parte nostra sarà di controllare il buon funzionamento della caldaia e di ristabilire pressione dell&#8217;acqua quando sia necessario.</p>
<p>Ogni caldaia (ed ovviamente in questo caso parliamo di riscaldamento autonomo) è dotata di un manometro che segnava la pressione di esercizio dell&#8217;acqua, indicativamente la pressione dovrà oscillare tra 1 e 1,2 bar: se la pressione dovesse essere troppo bassa, dove si scende, e che una cosa del tutto normale e può accadere durante l&#8217;utilizzo, sarà nostro compito azionare il rubinetto posto in prossimità del manometro per far aumentare lievemente la pressione dell&#8217;acqua.</p>
<p>Si tratta di un piccolo rubinetto è consigliabile aprirlo poco per volta di modo che sia possibile monitorare sul manometro la pressione dell&#8217;acqua; pressione che una volta raggiunto il livello adeguato provvederemo a chiudere nuovamente il rubinetto dell&#8217;acqua.</p>
<p>Quando invece accade che la pressione è troppo alta, ovviamente di poco perché non deve mai risalire a livelli preoccupanti (ad esempio 1,6 &#8211; 1,7) sarà sufficiente aprire la valvola disturbo acqua del <a href="http://www.guida-acquisti.com/arredamento/calorifero.html" title="Calorifero"><strong>calorifero</strong></a> affinché la pressione dell&#8217;acqua possa stabilizzarsi.</p>
<p>La cosa migliore però da fare in questi casi (comunque rari) è quella di far fuoriuscire un po&#8217; di acqua di caloriferi presenti nell&#8217;abitazione, questo contribuira a migliorare la pressione e la circolazione dell&#8217;acqua all&#8217;interno di ogni singolo elemento del calorifero.</p>
<p>Teniamo presente che una leggera discrepanza della pressione dell&#8217;acqua una volta impostata a caldaia spenta e quando in esercizio può variare leggermente, essere di poco superiore proprio quando la caldaia è in funzione.</p>
<p>Sarà inoltre nostra premura verificare eventuali perdite di acqua sotto la caldaia, di mantenere adeguatamente pulito l&#8217;ambiente dove la caldaia collocata, anche se si tratta di caldaia murale, solitamente incassata nel muro e quindi sarà nostra premura pulire se necessario lo scomparto che la ospita: <strong>prestate massima attenzione</strong> la caldaia sia fredda e non in funzione per evitare bruciature o scottature possono verificarsi andando a mettere le mani dove non si dovrebbe quando la caldaia è accesa.</p>
<p>La manutenzione periodica della caldaia ed eseguire <strong>almeno una volta all&#8217;anno</strong>: è anche possibile accordarsi con il personale specializzato delle aziende che effettuano queste manutenzioni per acquistare una sorta di abbonamento, e poter mandare risparmiare qualcosa anche nel caso vi siano uscite del tecnico non previste.
</p>
<h3>&#9658; <a id="scegliere">Quale caldaia scegliere ?</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Se ci dovessimo trovare di fronte all&#8217;acquisto di una caldaia occorre pensare che deve essere una scelta ponderata, in quanto si tratta di un investimento destinato a durare nel tempo, di conseguenza anche un piccolo investimento maggiore iniziale può rivelarsi una scelta azzeccata a lungo andare, senza dimenticarsi di informarsi adeguatamente se non vi siano agevolazioni economiche fiscali per chi intende acquistare una caldaia, in particolar modo quel prodotto che contribuisce maggiormente al risparmio energetico e ad un minore impatto ambientale in termini di inquinamento.</p>
<p>Oggigiorno per lo più sono diffusi gli impianti di riscaldamento in cui sia acqua calda che il calore dell&#8217;abitazione vengono prodotti da un&#8217;unica caldaia, tuttavia dipende dall&#8217;impianto del riscaldamento stesso e dalla sua età.</p>
<p>Occorre ovviamente tenere presente quelli che sono i metri quadri da riscaldare e l&#8217;acqua calda da produrre quanto necessario. Indicativamente 30 kWh 25 kcal ora rappresentano valori di una caldaia a tre stelle.</p>
<p>La scelta migliore è quella di puntare ad un prodotto che può offrire un&#8217;alta efficienza in termini di calore prodotto/energia combustibile consumata, in base ai metri quadri che intendiamo riscaldare.
</p>
<h3>&#9658; <a id="energia">Energia</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
A parte il gas metano (largamente diffuso nell&#8217;utilizzo delle caldaie), la nafta impiegata ancor oggi per gli impianti di vecchia concezione (esempio caldaie per il riscaldamento centralizzato), esistono una serie di energie cosiddette alternative che possono rappresentare interessanti opzioni tanto per quanto riguarda l&#8217;efficienza energetica e l&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>Iniziamo dire allora di tutta l&#8217;energia che deriva dal sole: energia solare diretta, da biomassa (esempio processo fermentativo di zuccheri), acqua disponibile in movimento ascendente ovvero l&#8217;evaporazione, e discendente (pioggia), aria, calore geotermico (che proviene dal nucleo terrestre ovviamente scaldato dal sole), etc.</p>
<p>Non dimentichiamo ovviamente la legna, i pellets, il mais, nocciolino, sansa, e quindi sostanze da ardere e provengono anche da scarto di lavorazione che possono essere utilizzati per produrre calore in specifiche caldaie: a legna, a pellets, a mai, etc.</p>
<p>Questo tipo di caldaie sono perfettamente in grado di riscaldare. L&#8217;abitazione e rispondere contemporaneamente anche al fabbisogno dell&#8217;acqua calda; funzionano sostanzialmente come le altre (quelle che la smettano qui magari siamo più abituati a vedere) ma possiamo risparmiare tanto sul combustibile e quindi sul risparmio energetico, quanto influire positivamente sull&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>Questa è un&#8217;ipotesi da prendere seriamente in considerazione qualora si avesse la necessità, o si intenda, rinnovare la propria caldaia: incidere in maniera minore sull&#8217;impatto ambientale.</p>
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		<title>Termoconvettore</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 13:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettrodomestici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termoconvettore è un impianto di riscaldamento ottenuto, come dice la parola stessa, per convezione: il calore infatti può essere trasmesso per conduzione, convezione e irraggiamento. Nella convenzione termica il trasporto del calore è dato da una certa quantità fisica di pressione insieme alla forza di gravità. &#9830; Cos&#8217;è il termoconvettore &#9658; Caratteristiche &#9658; Termoconvettore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il termoconvettore è un impianto di riscaldamento ottenuto, come dice la parola stessa, per convezione: il calore infatti può essere trasmesso per conduzione, convezione e irraggiamento.<br />
Nella convenzione termica il trasporto del calore è dato da una certa quantità fisica di pressione insieme alla forza di gravità.
</p>
<p><span id="more-892"></span></p>
<h2>&diams; <a href="#cos_e">Cos&#8217;è il termoconvettore</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#caratteristiche">Caratteristiche</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#ad_acqua">Termoconvettore ad acqua</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#elettrico"> &#8211; Elettrico</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#a_gas"> &#8211; A gas</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#sicurezza">Sicurezza</a></h2>
<h2>&#9658; <a href="#considerazioni">Considerazioni</a></h2>
<h3>&#9658; <a id="cos_e">Il termoconvettore</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per termoconvettore quindi si può tranquillamente intendere l&#8217;elettrodomestico predisposto al riscaldamento dell&#8217;ambiente, uno scambiatore di calore che utilizzano tubi lamellari, le lamelle infatti aumentano in maniera notevole la superficie di scambio con l&#8217;aria rispetto a tubi o piastre come ad esempio avviene nei termosifoni.<br />
Questo non significa affatto che un termoconvettore sia meglio di un termosifone, occorre valutare attentamente l&#8217;impiego di un termoconvettore in un ambiente domestico destinato, come ovvio supporre, alla vivibilità, alla permanenza prolungata nell&#8217;ambiente.
</p>
<h3>&#9658; <a id="caratteristiche">Caratteristiche</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Il termoconvettore sostanzialmente basa il suo funzionamento sfruttando il principio fisico dato dal fatto che il calore sale verso l&#8217;alto, proprio come accade in un camino, facendo suo il vantaggio del maggiore scambio grazie alla superficie lamellare.<br />
Il semplice meccanismo di funzionamento del termoconvettore può essere movimentato ad acqua, corrente elettrica, gas metano.<br />
L&#8217;aria in entrata (fredda) viene riscaldata e messa in circolazione nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Il termoconvettore per questo motivo è solitamente dotato di filtri onde impedire che la polvere, normalmente presente nell&#8217;aria, venga nuovamente messa in circolo dal termoconvettore stesso una volta che l&#8217;aria è stata riscaldata; ovvio supporre quindi che tali filtri vanno periodicamente puliti o sostituiti quando necessario.</p>
<p>Occorre valutare quale tipologie di termoconvettore sia più conveniente utilizzare tenendo conto delle dimensioni del locale da riscaldare ed ovviamente anche della sicurezza: sebbene per quanto concerne gli elettrodomestici le aziende produttrici (ci sembra giusto sottolinearlo) tengono in massima considerazione questo aspetto, anche perché gli elettrodomestici devono essere certificati e garantiti secondo la legge vigente per quanto riguarda l&#8217;aspetto importantissimo della sicurezza di utilizzo ed il loro relativo impiego, senza dimenticare che la garanzia obbligatoria è un&#8217;ulteriore certificato a favore del consumatore.</p>
<p>Tanto che si tratti di un <strong>termoconvettore da parete</strong>, quindi presumibilmente di dimensioni più ridotte rispetto ad un termoconvettore che debba sostituire un termosifone, o a pavimento, si tratta di un elettrodomestico che si presenta con un elegante involucro di metallo, capace di integrarsi in qualunque arredamento, dove possiamo trovare tutta una serie di interruttori, timer, etc.
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<h3>&#9658; <a id="ad_acqua">Termoconvettore ad acqua</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per quanto riguarda il termoconvettore ad acqua si può tranquillamente parlare di innovazione, in quanto è proprio per questo motivo che è stato concepito tale termoconvettore: sfruttare il principio di convezione termica implementato dal maggiore scambio termico dei supporti lamellari impiegando come sistema di propulsione l&#8217;acqua.</p>
<p>Sistemi di riscaldamento a bassa temperatura (pompe di calore, acqua di condensazione caldaia, termico solare, etc.) dove però l&#8217;installazione, come sempre, dovrà essere eseguita a regola d&#8217;arte rispettando tutte le regole della <a href="#sicurezza">sicurezza</a>.<br />
In questo caso l&#8217;acqua calda in entrata (indicativamente 55&deg;C mA nei modelli di ultima generazione con temperature anche inferiori , 40&deg;C circa) produce subito aria calda grazie al principio di convezione naturale.
</p>
<h3>&#9658; <a id="elettrico">Termoconvettore elettrico</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Nel termoconvettore elettrico (radiatore) il riscaldamento dell&#8217;aria avviene, come lecito supporre, grazie ad una resistenza elettrica, che riscalda l&#8217;aria è grazie ad una ventola la diffonde nell&#8217;ambiente.<br />
In questo caso si parla di termoventilatore o ventilconvettore.
</p>
<p><img src="http://www.guida-acquisti.com/immagini/termoconvettore.jpg" alt="Termoconvettore" /></p>
<h3>&#9658; <a id="a_gas">A gas</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Il termoconvettore alimentato a gas metano scalda l&#8217;aria grazie ad un bruciatore e se presente anche una ventola alimentata elettricamente, oltre il gas metano anche la corrente elettrica andrà ad alimentare il termoconvettore stesso.
</p>
<h3>&#9658; <a id="sicurezza">Sicurezza</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Per quanto riguarda la sicurezza nell&#8217;utilizzo del termoconvettore questo aspetto strettamente legato alla tipologia del termoconvettore stesso, se infatti alimentato elettricamente oppure a gas combustibile, è ovvio supporre che la sicurezza di utilizzo sia prettamente legata alla messa in sicurezza di tali alimentazioni, messo in sicurezza e quindi di installazione che devono essere eseguito da personale specializzato capace e consapevole di fornire garanzia sul funzionamento l&#8217;impiego del termoconvettore in questione.</p>
<p>Deve essere rilasciata infatti la dichiarazione di conformità (certificato di conformità) di installazione a regola d&#8217;arte, in ottemperanza alle leggi vigenti.<br />
La manutenzione periodica deve essere effettuato da personale specializzato, viene eseguita per verificare il corretto funzionamento di tutto l&#8217;impianto: tanto quello elettrico quanto quello a gas dove richiesto.<br />
Dove presente l&#8217;uscita di aria calda e bene ricordare che questa non dovrà essere in nessuna misura ostruita (appoggiando asciugamani, etc.) onde impedire che la diffusione di calore non avvenga in modo omogeneo.</p>
<p>La sicurezza da rispettare è quella che vale per qualsiasi altro elettrodomestico adibito a riscaldare l&#8217;ambiente, quindi è tassativo areare i locali qualora si avverta un insolito odore di combustibile (gas metano), non accendere nessun tipo di interruttore e chiamare al più presto un tecnico specializzato che possa risolvere il problema.
</p>
<h3>&#9658; <a id="considerazioni">Considerazioni</a> <a href="#top">&#9650;</a></h3>
<p>
Non esistono dimensioni massime e minime per un locale riscaldato con termoconvettore: occorre ovviamente valutare il tipo di alimentazione usare (acqua bassa temperatura, corrente elettrica, gas metano) in base all&#8217;ampiezza dell&#8217;ambiente che si intende riscaldare.</p>
<p>Termoconvettori di dimensioni ridotte sono facilmente in grado di riscaldare ambienti di <em>60 &#8211; 70 metri quadri</em> senza particolari problemi.<br />
Ciascun ambiente fa storia a sé, quindi è opportuno considerare quelli che possono essere vantaggi, gli svantaggi e la comodità di utilizzo.<br />
L&#8217;aria si riscalda piuttosto velocemente impiegando il termoconvettore, sebbene in prossimità del pavimento possa rimanere sensibilmente più fredda rispetto a quella presente ad un&#8217;altezza superiore al metro dal pavimento: ecco che abbiamo trovato tanto vantaggio quanto uno svantaggio, ecco perché ogni ambiente fa storia a sé, occorre valutare la coibentazione dell&#8217;ambiente e la resa termica dell&#8217;impianto di riscaldamento qualunque esso sia.</p>
<p>A detta di alcuni l&#8217;aria generata da termoconvettore è particolarmente asciutta, secca, quindi non piacevole da respirare; detta di altri tale aria calda è in grado di tostare la polvere (la piccola percentuale non trattenuta dal filtro) quindi renderla innocua.<br />
Sebbene pensiamo anche nei comuni termosifoni non è così insolito vedere appositi contenitori di acqua applicate al termosifone stesso, di modo che irraggiando il calore possa contemporaneamente unificarsi l&#8217;aria, per una respirazione più salutare.<br />
I consumi: quando si va ad impiegare termoconvettore elettrico non si può certo affermare che questo possa brillare risparmio di corrente elettrica; sempre in base all&#8217;ampiezza dell&#8217;ambiente riscaldato occorre valutare i costi di gas metano (nel termoconvettore alimentato con tale tipologia di combustibile) rispetto ad un impianto tradizionale: con tutta probabilità il termoconvettore alimentato da a bassa temperatura risulta essere la soluzione in grado di esercitare un risparmio energetico maggiore.</p>
<p>Se invece il termoconvettore debba essere una sorta di valore aggiuntivo, ad esempio per riscaldare una stanza qualora non si voglia accendere l&#8217;intero impianto di riscaldamento, anche un piccolo <strong>termoconvettore da parete</strong> può risultare in grado di svolgere il proprio lavoro.</p>
<p>Ecco quindi che ancora una volta dobbiamo valutare con attenzione l&#8217;ambiente da riscaldare.</p>
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