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Dischi in vinile |
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♦ Dischi in vinile♦ Cenni storici♦ Caratteristiche♦ Cura del vinileLeggi questa pagina per come fare. |
► Dischi in vinile
Il disco in vinile, il celeberrimo Long Playing, è considerato ancora oggi, a ragione, dagli appassionati di musica, un supporto insostituibile per la riproduzione sonora di qualità.
Nonostante la musica, o meglio un suo surrogato, è disponibile compressa nei supporti digitali più disparati, fermo restando che vengono prodotti Compact Disc di elevata qualità, il vinile non potrà mai essere sostituito da supporto alcuno:
la morbidezza, la rotondità, le sfaccettature della riproduzione analogica non possono temere confronto nemmeno nei riguardi dei supporti di registrazione e incisione più recenti, tanto da rendere il buon vecchio vinile uno degli acquisti più preziosi degli appassionati di musica.
► Cenni storici del vinile
Tutto ebbe inizio con il fonografo, inventato da Thomas Edison nel 1877, una vera e propria rivoluzione nel settore della riproduzione sonora.
Un cilindro ricoperto di carta stagnola permetteva le prime incisioni musicali, successivamente il cilindro venne impiegato in cartone ricoperto di cera.
Sembra però corretto citare che anni prima di Edison, nel 1857, il francese Léon Scott de Martinville mise a punto il fonautografo, ovvero un dispositivo che permetteva di registrare graficamente i suoni in una sorta di stenografia.
Non era ancora possibile però registrare, ma gli inventori e scienziati di quel tempo continuarono gli studi fino a quando nel 1876 Alexander Graham Bell inventò il microfono, e l’anno successivo, come sopracitato, Thomas Edison mise a punto un ripetitore telegrafico: un disco ricoperto di carta messo a girare su di un piatto, la sua incisione si rese possibile grazie ad uno stiletto sospeso su di un braccio, questo stiletto andava ad imprimere sul supporto dei solchi disposti a spirale.
Un dispositivo dotato di imbuto atto a raccogliere i suoni, che provocavano una vibrazione di un diaframma in metallo posizionato all’estremità dell’imbuto stesso, vibrazioni che mettevano in moto lo stilo.
La puntina quindi rendeva possibile incidere un solco sul foglio di stagnola avvolto sul cilindro, che veniva azionato manualmente.
La medesima operazione veniva svolta nella riproduzione sonora: lo stilo leggeva i solchi incisi sul cilindro, movimentato alla stessa velocità di incisione, restituendo così il suono registrato in precedenza.
Il fonografo messo a punto da Edison, non venne da Egli studiato solo per riprodurre musica: anzi, era stato pensato proprio come un supporto dove possibile dettare e registrare testi, scritti, in maniera da permetterne la custodia su di un supporto pronto da ascoltare.
La riproduzione sonora, concepita e studiata, fu messa a punto da Emile Berliner, tedesco, qualche anno più tardi dall’invenzione di Edison.
Berliner mise a punto il grammofono, evoluzione del fonografo creata proprio per la riproduzione musicale.
La macchina a cilindro messa a punto da Edison, venne in breve tempo sostituita dal grammofono, che trovò da subito impiego anche come strumento di divertimento e passatempo per ascoltare musica.
Il solco e la puntina sono entrati di prepotenza nel mondo della riproduzione sonora, ben lungi dall’essere abbandonati.
Mentre i cilindri venivano impiegati per registrare dettati, i dischi si erano legati alla musica, registrazione e riproduzione.
Le sperimentazioni per trovare il materiale più idoneo per sviluppare il supporto, sono molteplici: la gommalacca è destinata ad entrare nella storia insieme al disco 78 giri.
Molto curioso il fatto che la gommalacca sia una resina di produzione organica, secreta da un piccolo insetto.
Il disco in vinile appare sul mercato nei primi anni del 50, i solchi vennero rimpiccioliti, tanto da essere considerati microsolchi, e la velocità rallentata da 78 a 33 giri al minuto, al fine di ottenere registrazioni di durata superiore, Long Playing.
Poco tempo dopo venne introdotta la stereofonia, rivoluzione qualitativa nella riproduzione sonora.
► Caratteristiche del vinile
La definizione vinile, entrata nel linguaggio comune per intendere i Long Playing, fa capo al materiale impiegato per la produzione: il PVC (Polivinilcloruro o Cloruro di polivinile).
Il PVC è un polimero del cloruro di vinile: il polimero è una molecola caratterizzata da elevato peso molecolare, a sua volta costituita da molecole più piccole (monocomeri e copolimeri).
Una delle principali caratteristiche del PVC è la sua estrema versatilità ad essere impiegato, miscelato, con più sostanze termoplastiche, allo scopo di rendere il prodotto finale meglio indicato alla funzione per cui viene costruito.
L’impiego di questo materiale nella produzione di dischi, ha trovato ampio successo grazie all’introduzione dei microsolchi, con notevole riduzione del fruscio rispetto ai dischi realizzati in gommalacca.
Durante la riproduzione sul giradischi analogico, il disco gira alla stessa velocità con cui è stato registrato: per questo riveste particolare importanza, oltre che l’accuratezza di incisione, la buona capacità del giradischi come strumento di precisione.
Perchè questo è il giradischi analogico: uno strumento di precisione da cui dipende l’elevata, o meno elevata, capacità di riproduzione sonora.
Le prime riproduzioni dei dischi, erano sovente effettuate dagli stessi artisti, o comunque chi per loro, e l’incisione era resa possibile sfruttando l’opposto procedimento della lettura.
Il suono raccolto dall’imbuto produceva vibrazioni alla puntina (stilo) che con il suo peso incideva la superficie del disco nel suo ruotare.
Ovviamente non era possibile duplicare il supporto, ed ogni disco doveva venire prodotto singolarmente in base alla quantità di copie che si intendeva realizzare.
Lo stampaggio a caldo del disco ha permesso di trovare la giusta evoluzione nella produzione in serie dei dischi.
Il Master Disk, ovvero la prima copia che deve essere incisa nelle apposite sale di registrazione, avviene sostanzialmente come si faceva un tempo: grazie però alle sofisticate evoluzioni in campo tecnologico ed elettronico, è davvero possibile oggi ottenere incisioni di elevata qualità, che sarà poi la qualità di base per dare vita a tutte le copie che si desidera produrre.
Questo disco può essere realizzato in cera, perchè molto malleabile, grazie a questo è possibile ricavare le due matrici, ovvero le placche di metallo che riportano fedelmente i solchi del Master Disk.
Le due matrici metalliche ricavate, che sono un vero e proprio stampo, grazie ad elevata pressione vengono chiuse sul supporto in vinile creando così il disco.
La registrazione del master però, può avvenire anche grazie ad un supporto magnetico, un nastro.
Questo sistema rende possibile la modifica del registrato, non permessa dal supporto in cera.
Una volta ottenuta la desiderata elaborazione del nastro magnetico si procede con la creazione del Master Disk su supporto acetato grazie all’impiego di un bulino (sottile scalpello dalla punta in acciaio) che incide a spirale dal bordo esterno fino al centro del disco stesso.
Anche in questo caso si procede poi alla creazione delle matrici per la produzione di altri supporti.
Il policarbonato di vinile è una amalgama impiegata per la produzione dei dischi.
Anche se il compact disc e altri supporti digitali sono entrati a pieno titolo nella riproduzione audio, il gusto tutto particolare e sofisticato dell’analogico non potrà mai essere sostituito da supporto alcuno.
Come sempre, tra gli appassionati di elettroacustica e alta fedeltà, oggetto di estimatori e detrattori, il vinile è un supporto ancora oggi capace di regalare emozioni di ascolto molto apprezzabili.
Dopo l’effetto boom del compact disc, in parte anche effetto boomerang per la scarsa qualità di incisione dei primi esemplari, alcune aziende specializzate, amanti della buona riproduzione sonora di qualità, hanno iniziato a produrre con passione e professionalità, esemplari di Long Playing che nulla hanno da invidiare al cd.
L’impiego oculato della tecnologia nella produzione di questi dischi, rende possibile produrre gioielli di riproduzione audio, caratterizzati spesso da grammatura più pesante del disco standard, in alcuni casi anche doppia.
Il peso di un LP può arrivare anche a 200 grammi, questo a tutto vantaggio della rigidità del disco, minore possibilità di deformazione del supporto, maggiore qualità audio.
Ovviamente parlo di LP 33 giri, nonostante molti 45 giri trovano ancora collocazione nelle collezioni di molti appassionati.
► Cura del disco in vinile
Risulta ovvio che il disco in vinile non è così resistente né agli urti né allo sporco rispetto ad un compact disc, realizzato in alluminio e poi ricoperto di materiale plastico.
Tuttavia riguardo agli urti problema non sussiste, il Long Playing non è un frisby...
Una cura particolare però deve essere dedicata a questo tipo di supporto, in particolare per quanto riguarda la pulizia.
Evitare in primo luogo di lasciare impronte digitali dei polpastrelli sul disco, che deve essere sempre movimentato per i bordi.
La pulizia del disco in vinile è da sempre oggeto di studio degli audiofili più oltranzisti, anche qui, chi sostiente un metodo chi un altro.
Per esperienza personale, senza rovinarmi troppo la vita, utilizzo un panno di cotone per pulire delicatamente la superficie del disco, seguendo i solchi a spirale nel movimento di pulizia.
Panno di cotone che conservo sempre in luogo chiuso al fine di farlo sporcare il meno possibile.
Altro metodo di pulizia consiste nell’utilizzare acqua distillata, occorre però fare attenzione, un minimo di pratica, ed assicurarsi di una totale asciugatura prima dell’impiego del disco.
Sia per questo metodo di pulizia, come per l’impiego di altri solventi è bene essere assoultamente certi dell’utilizzo dei prodotti: se non siamo sicuri meglio affidarci al tradizionale panno in cotone, oppure spazzole apposite come quella in fibra di carbonio capace di ripulire discretamente i solchi.
Per sua natura il disco in vinile attira la polvere: nulla di grave, davvero.
Altro punto essenziale è conservare il disco in vinile in posizione verticale, affinché non debba essere soggetto a pressioni che be causerebbero una inevitabile deformazione.
Se gradite leggere un articolo davvero interessante riguardo la pulizia del disco in vinile, vi rimando a questa pagina dell’ottimo sito web TNT Audio, dove potrete certamente, se già non lo conoscete (difficile...) trovare ottimi spunti e interessanti articoli riguardanti il mondo audio.
Altra caratteristica importante nella cura del disco in vinile è quella di non sottoporlo ad un ripetuto ascolto: la normale defomazione dei microsolchi che avviene durante la lettura da parte della puntina (stilo), necessita di tempo per farli tornare alla loro forma originale, anche se la buona qualità di uno stilo riduce sensibilmente questo aspetto, non secondo il fatto che il disco venga prodotto in vinile pesante, questo riduce ulteriormente la deformazione dei microsolchi.
Un giusto intervallo di tempo tra due ascolti (24 ore secondo alcuni) permette al disco di avere lunga vita a tutto vantaggio delle buona qualità di riproduzione sonora.
Commenti
Lucia 10/01/2010 16:18:19
Io ho sempre ascoltato il vinile, sebbene apprezzi anche i cd.
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