Il Rega Planar 3 è stato il primo vero giradischi analogico che ho acquistato nel 1998.
Avevo iniziato ad appassionarmi di elettroacustica qualche prima, iniziando ad assemblare, pezzo per pezzo, quello che sarebbe stato un giorno il mio impianto hi-hi ideale.
Un po’ di storia…
Il vinile
Il funzionamento
L’ascolto
Un po’ di storia…
La prima versione di tale impianto era composta da pre-finale (Q.u.a.d.) poi sostituiti nel tempo, i diffusori erano quelli autocostruiti, e il lettore cd il Marantz cd50.
Per farla breve, compresi ben presto che mai avrei potuto rinunciare ai miei dischi in vinile, non l’ho mai dubitato del resto, aspettavo solo il momento economicamente propizio per poter acquistare, finalmente, un giradischi analogico degno di tale nome.
Quando lo acquistai costava 1.100.000 circa della vecchie lire, testina Elys 4 compresa.
Avevo già avuto modo di ascoltare il Rega, ed a 10 anni di distanza dal suo acquisto, non mi ha mai sfiorato minimamente l’idea di sostituirlo, semmai quella, denaro permettendo, di implementare l’impianto con un giradischi a telaio flottante MC (con bobina mobile).
Se un giorno riuscirò a realizzare il mio piccolo sogno, potrò comparare nel mio ambiente d’ascolto la differenza qualitativa di un telaio rigido MM con un flottante MC.
Quando ho acquisito il Rega avevo da poco acquistato la coppia pre+finale NaimAudio, pre Nac 72 finale Nap 140, da quel giorno non mi sono più preoccupato di sostituire nulla dell’impianto, ma mi sono dedicato con tanta soddifazione all’ascolto della musica con un impianto che finalmente iniziava a soddisfare le mie esigenze.
Tanto per completezza di informazioni, il resto dell’impianto è composto da diffusori Tannoy D100 e lettore cd Micromega stage 1.
Il vinile
Il Rega planar 3 come ben sapete è un telaio rigido, braccio tangenziale, molto semplice nella sua costruzione, e la semplicità spesso è sinonimo di intelligenza.
Per via anche del cinismo acustico della coppia pre+finale cui sopra, quando l’incisione non è granchè (purtroppo qualche vecchio disco, magari anche un po’ rovinato) il Rega non te lo manda certo a dire.
Tuttavia, quando l’incisione è buona, od addirittura quando si va sul vinile pesante, la musica cambia davvero.
Immagine sonora nitida, dettagliata, la reattività e dinamicità della coppia pre/finale esaltano, nel bene (quando l’incisione del disco è buona) e nel male (quando l’incisione non è all’altezza), una ricchezza dettagliata di particolari che scaturiscono dal planar 3.
Ho sempre avuto buona cura nella custodia del vinile, anche se credo sia successo a molti di prestare un disco e vederselo ritornare rigato dalla persona che pensavamo avesse invece rispetto e cura del disco in oggetto.
Quindi le incisioni del vinile in mio possesso sono nel 98% dei casi buone, ed il Rega, fa il suo dovere.
Il controllo timbrico è buono, la restituzione del suono è quella che l’impianto riesce a restituire il più fedelmente possibile, e nella maggior parte dei casi, ne sono soddisfatto.
Non lo sono quando capita di riascoltare qualche vecchio disco dal quale, ahimè, più di così non si può pretendere.
Per questo da un po’ di anni a questa parte ho iniziato a comperare ristampe in vinile pesante particolarmente curate nell’incisione, l’impianto lo merita.
Funzionamento
Quando l’ho acquistato, il mio rivenditore di fiducia aveva già pensato alla regolazione necessaria della taratura, è buona regola di tanto in tanto controllare che tutto sia a posto, anche con una semplice dima per stabilire il giusto allineamento testina/braccio.
Scollegare e collegare nuovamente gli spinotti della testina se l’inutilizzo del giradischi è prolungato: una semplice operazione che previene una eventuale ossidazione dei contatti.
Il coperchio in dotazione è sempre presente, evita di farsì che la polvere si depositi, facilmente alzabile quando ci si appresta all’ascolto.
Sulla base di legno, che poggia su tre robusti piedini in gomma, è presente l’alloggiamento, in materiale plastico, su cui poggiare una base di vetro rotonda grande quanto un 33 giri e dello spessore di 1 cm circa, sopra questa un panno di feltro dove posizionare il disco in vinile.
L’alloggiamento della base in vetro, è azionata tramite una cinghia in gomma collegata al motore, cinghia in gomma che una volta l’anno ungo con qualche goccia di olio di oliva per mantenerla sempre in buone condizioni di elasticità.
Per me è sempre un’emozione ogni volta che decido di ascoltare un vinile, e quindi manovrare il Rega.
Il cavo di segnale è quello in dotazione collegato direttamente dalla casa inglese, l’uscita da collegare al pre tramite spinotti rca, e pronti a partire.
L’unico comando presente è quello relativo all’azionamento del piatto, un pulsante semplice, rotondo, un piacere per il dito quando preme.
Il piatto inizia a girare, io lo metto in funzione sempre almeno un paio di ore prima dell’ascolto, dopodiché, è il momento di estrarre il disco dalla custodia, pulirlo con un panno in fibra che pulisce niente male, e posizionarlo sul feltro.
È sempre un’emozione sbloccare il braccio dal suo alloggiamento, posizionarlo sopra il disco, e lentamente farlo scendere con la levetta perchè possa iniziare a leggere i solchi.
L’ascolto ha inizio.
L’ascolto
Il Rega non nasconde nulla, la ricchezza dei dettagli nella riproduzione è precisa, mirata, talvolta spietata se l’incisione è così così.
Ma quando l’incisione è buona, è una soddisfazione, immagine sonora ben definita, proporzionata a dovere negli spazi, non una sbavatura, ed il suono caldo del vinile per me non sarà mai sostituito da nessun marchingegno digitale.
Perdonate la battuta.
Anche quando l’incisione è quella che è (chi non ha qualche vecchio disco particolarmente usurato nella propria collezione…), il Rega Planar 3 il suo dovere lo fa comunque egregiamente:
cinico, spietato, crudele… ma sincero!
La passione per l’ascolto della musica ci spinge a comporre un impianto hifi di qualità, ed è questa passione che ci ricorda sempre perchè abbiamo iniziato ad appassionarci di elettroacustica.
In quanto all’acquisto di dischi in vinile sono diventato piuttosto esigente e certo selettivo.
Un buon vinile pesante inciso a dovere, ed ecco che allora il Planar 3 riesce a dare il meglio di sé.
Ed è una gioia per chi ascolta, un piacere, immagine sonora ben definita, nitida, pulita, le gamme basse rotonde, avvolgenti, corpose, come un buon bicchiere di vino rosso.
Nella gamma medioalta il suono è preciso, ben focalizzato, terso, se si chiudono gli occhi si riesce bene a ricreare nella propria mente l’immagine sonora ben distribuita nello spazio di ascolto.
La gamma acuta è delicata, proposta con grazia, dolce, come il miele.
Lo confesso, da 10 anni possiedo il Rega Planar 3 e ne sono follemente innamorato…