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Filtraggio biologico in acquario di acqua dolce

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Filtraggio biologico in acquario di acqua dolce


Come già abbiamo accennato nella pagina dedicata al filtraggio meccanico, tutto il materiale presente nel filtro, e non solo, diventerà substrato utile ai batteri per colonizzare, e formare il vero e proprio cuore pulsante del filtro.
Per ottenere un filtro maturo sono necessari alcuni mesi, ciò non toglie che utilizzando diversi accorgimenti si possa partire subito bene con un acquario appena allestito evitanto tanti problemi che si possono incontrare a filtro inattivo.
Il materiale di fondo, che merita di essere scelto con estrema cura, può diventare un ottimo insediamento di colonizzazione da parte dei batteri, e se aiutato da un cavetto riscaldante sotto il terriccio, questo creerà un lieve movimento dell’acqua dove i batteri potranno lavorare in maniera ottimale. Questo sarà un valido supporto al filtro nel prezioso ecosistema «acquario».
Un flusso dell’acqua troppo veloce, non permette la giusta formazione della flora batterica, al contrario, la ostacola.
A meno che non si abbia una vasca in cui i prodotti di rifiuto biologici siano in gran quantità, ed in questo caso sarà necessario pensare appositamente un sistema filtrante adeguato, il flusso dell’acqua generato dalla pompa, dovrà essere lento e costante, senza creare inutili turbolenze e nello stesso tempo senza permettere che vengano a formarsi zone di ristagno dell’acqua con conseguenze per nulla piacevoli.
Con una lenta ma regolare circolazione dell’acqua in tutto l’acquario, siamo già a metà dell’opera.
Attraverso un lento flusso dell’acqua possiamo dare vita all’azione ossidante del filtro, quel processo cioè che permette di decomporre, in presenza di ossigeno, i composti azotati, prima in nitriti (no2), poi in nitrati (no3).
I batteri preposti a lavorare in presenza di ossigeno - Nitrosomonas e Nitrobacter i più diffusi, sono presenti in acqua con ph non inferiore a 5,5 e ad una temperatura che oscilla tra i 5 e 35 gradi celsius - trasformano dunque le sostanze di rifiuto prodotte dai pesci e dalle piante, dopodichè può rivelarsi molto utile la presenza di un filtro denitrificante, che lavora cioè con batteri anaerobi (in mancanza di ossigeno), batteri come lo Pseudomonas ed il Paracoccus, che attraverso gli enzimi che possiedono, sono in grado di trasformare in azoto naturale il prodotto finale di trasormazione iniziato dal filtro, e rilasciare l’azoto stesso in forma gassosa nell’aria attraverso la superficie dell’acqua.


Questi batteri che lavorano in mancanza di ossigeno, hanno bisogno di un strato perticolarmente ruvido e poroso dove proliferare, ed esistono in commercio molte resine ed altri composti studiati appositamente, oltre che dei filtri denitratori completi che non occupano nemmeno molto spazio all’interno dell’acquario.
Sarebbe bene pensare di inserire sin da subito un filtro del genere nella nostra vasca, questo ostacolrebbe in maniera drastica la possibile formazione delle alghe e manterrebbe valori che possono rivelarsi pericolosi come i nitriti a livelli innocui per la salute dei pesci e delle piante. Le resine ed i composti cui accennato sopra, sono ciò di cui si nutrono i batteri anaerobi, e poter svolgere così il loro lavoro.
Essendo dunque fonte di nutrimento si rende necessaria la sostituzione delle resine una volta consumate, e mediamente il loro utilizzo non è inferiore ad alcuni mesi (3-4, dipende dalla capienza dell’acquario e del filtro).
Il lavoro svolto dai batteri anaerobi è denominato azione riducente, perchè va a completare il lavoro del filtraggio, riducendo drasticamente quelle sostanze che altrimenti risulterebbero dannose per la vita dell’acquario.

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